Storia della Vino denominato Ribolla Gialla

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STORIA DELLA RIBOLLA GIALLA.

Le fonti storiche che rivelano che già nel XII secolo il Friuli forniva alla Repubblica di Venezia la RIBOLLA del Collio.
Alcuni documenti storici ne attestano già la presenza di questo vitigno autoctono (in un documento di compravendita di un terreno sito in comune di Barbana-Collio Goriziano nel 1376, si fa menzione che da tale terreno il contadino ricavava “sex urnas raboli” ). La testimonianza della presenza del vino Raibola (o Rabola ) dell’Istria e del Collio, nel Friuli, risulta anche da un documento stilato ad Udine nel 1324.

 

Cenni storici

La RIBOLLA considerata un vino di livello alto veniva offerta come segno di devozione ai luogotenenti al loro primo ingresso in città, o per estremo rispetto ad illustri personaggi in visita al luogo; infatti ci sono documentazioni che risalgono agli anni 1365-1368-1393.

Altra testimonianza storica nel 1565 il Comune di Udine nel 1565 offriva al PATRIARCA MARQUARDO, per la sua prima venuta ad Udine, un’orna del vino Ribolla. Sempre il comune di Udine nel 1568 offriva al duca di Baviera 28 bocce di Malvasia e 26 bocce di RABIOLA (RIBOLLA).
L’importanza della Ribolla e il suo valore qualitativo lo si può dedurre anche da un documento storico in cui il Senato Veneto invia all’Imperatore CARLO V (era colui che affermava orgoglioso che nel suo impero non tramonta mai il sole, avendo anche possedimenti nelle America Centrale e del Sud), botti di vino RIBOLLA proveniente da Rosazzo (Colli-Orientali-Udine).

Altre fonti storiche citano che la Ribolla alla fine del 1300 era decantata sia da cronisti storici che da poeti. Anche BOCCACCIO grande poeta e scrittore Italiano nelle su opere parla della RIBOLLA, facendo un’aspra critica non tanto sulla bontà di questo sublime vino, ma sugli eccessi derivanti dal vino. Have a look at play online casino. Infatti secondo Boccaccio il vino doveva si da fungere da strumento di comunicazione ed aggregazione sociale, ma non esprimere decadenza e lussuria.

La preferenza asburgica espressa per la Ribolla si evince quando il duca Leopoldo III d’Austria, nel chiedere l’atto di Dedizione o Rispetto della città di TRIESTE, venga inserita la clausola che obbligava la città a rifornirlo annualmente di un quantitativo  di vino RIBOLLA migliore.

La protezione di cui godeva tale vino viene evidenziato da un documento storico della città di Fiume del 1445, in cui si disponeva che ogni partita di ribolla fosse accompagnata da una dichiarazione ufficiale del luogo di provenienza.
Nella città di Fiume erano previste pene severissime contro coloro che commettevano frode nel vendere vino,  cioè far passare per RIBOLLA un vino che non lo era.

Verso la fine del 1700, il medico Antonio Musnig, scriveva nelle sue opere letterarie (Clima Goritiens) che la RIBOLLA era al primo posto tra i bianchi friulani.

La RIBOLLA durante il 1800 perse la sua qualità e la sua coltivazione si ridusse drasticamente. Con il miglioramento delle tecniche di vinificazione durante il 1970 raggiunge nuovamente ottimi livelli sia di qualità che di produzione.

Diciamo che la RIBOLLA è molto conosciuta e coltivata soprattutto nei Colli Orientali e nel Collio, anche se dopo la seconda guerra mondiale in Slovia al confine, cioè nella BRDA, LA COLTIVAZIONE DI QUESTO VIGNETO è stata talmente accentuata da superare il 65% della superficie coltivabile a RIBOLLA.

 

Tre tipologie di ribolla

Comunque dobbiamo distinguere due tipi di RIBOLLA, QUELLA PIU’ CONOSCIUTA E IN GRADO DI DARE IL VINO MIGLIORE: la RIBOLLA GIALLA e quella verde.     LA ribolla verde e’ di minor pregio e pertanto poco diffusa. Esiste anche una Ribolla nera o “POCALZA” (IN SLOVENO) che da origine allo “SCHIOPETTINO”.

Possiamo aggiungere che la RIBOLLA crescerebbe nei terreni aridi e sterili di arenaria stratificata, altri affermavano che la ribolla era la varietà adatta, solo alle colline, con vigneti in ottima esposizione.

La RIBOLLA veniva sovente bevuta dolce, durante il periodo delle castagne, metà ottobre circa negli anni 1950-60; essa veniva raccolta molto tardi anche a metà ottobre, per raggiungere concentrazioni zuccherine consistenti si bloccava o rallentava di molto la fermentazione, prendeva vita così un vino piacevole, amabile, ricco di carbonica. Così preparato si consuma  per ai Santi con le castagne e durante le celebrazioni dei morti, con le castagne cotte nell’acqua con l’alloro e alla brace.

IL RIBOLLA AI TEMPI MODERNI

Negli anni settanta, fu vinificato in purezza, presentato secco e proposto sui mercati internazionali, riscuotendo un buon successo. La RIBOLLA come vino venne ricompreso nella D.O.C, è possibile ritrovare la RIBOLLA GIALLA: COLLIO e COLLI ORIENTALI. Venne emanato il D.P.R. 24-05-1968 di riconoscimento della D.O.C. COLLIO  e  nello stesso veniva ricompresa la RIBOLLA GIALLA.

ALCUNI VITICULTORI HANNO INCOMINCIATO A PRENDERE IN CONSIDERAZIONE LA SPUMENTIZZAZIONE DELLA RIBOLLA CON IL METODO Charmat o Classico, riscuotendo un discreto successo.