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Introduzione all’Arte di Cucinare con il Vino
Come usare il vino in cucina? Questa è una domanda che affascina chef e appassionati, poiché il vino non è solo una bevanda da accompagnare ai pasti, ma un ingrediente fondamentale capace di trasformare un piatto comune in un’esperienza gastronomica indimenticabile. Per lungo tempo, l’importanza del vino nelle preparazioni culinarie è stata sottovalutata, relegata a un ruolo secondario o, peggio, utilizzata con prodotti di scarsa qualità. Tuttavia, l’arte di usare il vino in cucina è una scienza precisa, dove la scelta del giusto nettare può esaltare sapori, aggiungere complessità aromatiche e conferire una profondità ineguagliabile a ogni ricetta. Dalle salse ai brasati, dai risotti ai dessert, il vino si rivela un alleato prezioso, a patto di conoscerne le caratteristiche e di saperlo impiegare con sapienza. Dimenticate l’idea che un vino scadente sia sufficiente per cucinare; al contrario, la qualità del vino utilizzato è direttamente proporzionale al successo del piatto finale.
L’Importanza Cruciale della Scelta del Vino
Quando parliamo della cucina con l’utilizzo del vino e della sua basilare importanza, è fondamentale comprendere che non tutti i vini sono uguali né adatti a ogni preparazione. Sebbene in passato nei testi classici di gastronomia, come quelli dell’Artusi, si tendesse a indicare genericamente «mezzo bicchiere di vino bianco» o «un bicchiere di vino rosso», oggi la distinzione tra i vini è molto più netta e la loro specificità è riconosciuta. Un Marsala scadente non produrrà mai un piatto appagante, lo stesso dicasi per uno Champagne o un Barolo di bassa qualità. Per piatti di un certo livello, è impensabile sacrificare la qualità del vino. Un risotto allo Champagne, per avere successo, deve essere preparato con uno Champagne autentico e di buona fattura, pena la denigrazione del ristoratore o del cuoco. Il vino, in cucina, è sempre stato un ingrediente insostituibile. I suoi profumi, le sue fragranze, la sua freschezza o il suo calore sono preziosi nella cucina quotidiana come nella grande cucina. Non esiste tradizione gastronomica, nelle terre dove il vino è prodotto, che non lo includa come elemento distintivo.
Guida alla Scelta del Vino per Diverse Tipologie di Piatti
Per l’uso dei vini in cucina, dobbiamo seguire delle indicazioni generali che, pur non essendo regole rigide, sono consigli maturati con l’esperienza e la tradizione. La regola d’oro è: quanto migliore è il vino usato per cucinare, tanto più buono sarà il piatto preparato. Questa è una precisazione non inutile, dato che molti ritengono, erroneamente, che un vino poco buono, che sa di tappo, inacidito o con chissà quale difetto, possa essere ancora adatto per fare un risotto, uno stufato o un pollo alla cacciatora. Niente di più sbagliato! Il vino, cuocendo, perde la parte alcolica ma concentra i suoi aromi e sapori, impregnando il manicaretto. Se il vino è di scarsa qualità, questi difetti si amplificheranno nel piatto.
- Piatti di pesce, crostacei, molluschi, rane, lumache: Per queste preparazioni delicate, il vino bianco secco è la scelta ideale. La sua acidità e freschezza esaltano i sapori del mare senza coprirli.
- Carni bianche (pollame, coniglio, vitello): Anche qui, un vino bianco secco si rivela perfetto. La sua leggerezza si sposa bene con la delicatezza di queste carni.
- Paté, galantine, vitello tonnato, paste cucinate al forno: Un vino bianco secco è spesso raccomandato per la sua capacità di sgrassare il palato e aggiungere una nota di freschezza.
- Torte di frutta, dolci tipo ciambelle, bocconotti: Per i dessert, si opta per un vino bianco amabile o dolce, come un Marsala dolce o un vino liquoroso, che complementano la dolcezza del piatto.
- Carni rosse (filetto di bue), selvaggina da piuma e da pelo, anatra e altri volatili: In questi casi, un vino rosso più o meno robusto è d’obbligo. La sua struttura si abbina alla ricchezza e intensità di queste carni, tenendo conto degli ingredienti aromatici e del tipo di selvaggina.
Eccezioni e Consigli Pratici per un Uso Ottimale
Esistono, naturalmente, alcune eccezioni alle regole generali. Talvolta, il pesce può essere cucinato anche con il vino rosso; esempi illustri sono il ‘Cacciucco alla livornese’ o le ‘Trotelle al Barbera’. Un altro aspetto importantissimo per usare il vino in cucina è conoscerlo: assaggiando, si può capire con l’esperienza l’effetto che produrrà la cottura. È fondamentale non adoperare mai bottiglie di vino troppo vecchie o “passate”. Il vino bianco troppo invecchiato può andare incontro alla maderizzazione, e se presenta un colore troppo ambrato, è meglio evitarne l’uso. Alcune ricette richiedono specificamente un determinato vino, come la ‘lingua alla Cortese’, che richiede proprio il Cortese, o il ‘Coniglio al Marzemino’. Tuttavia, è essenziale considerare il contesto: se la lingua alla Cortese viene servita come antipasto, l’abbinamento con il Cortese è perfetto; se invece è un primo piatto, un buon rosso come il Dolcetto potrebbe essere più appropriato per reggere la portata successiva.
Quando Evitare il Vino in Cottura: Il Caso dei Vini Liquorosi
Vi sono dei casi in cui è fermamente sconsigliabile l’uso del vino in cottura a tavola. Ciò avviene, ad esempio, nelle scaloppine al Madera o al Marsala. Questo perché questi vini liquorosi presentano diverse tipologie con caratteristiche molto differenti. Prendiamo il Marsala: lo possiamo trovare in quattro tipologie principali: Marsala Vergine, Marsala Fine, Marsala Speciale e Marsala Superiore. Questi Marsala sono molto diversi tra loro, spaziando dal secco al dolce. Quindi, per la preparazione di piatti di carne è indispensabile usare il tipo secco, e precisamente il Marsala Vergine Superiore, mentre se si vuole realizzare un dessert si può adoperare quello dolce o il dolce liquoroso. Lo stesso discorso vale per il Valpolicella: il Valpolicella secco è ideale per salumi, carni rosse e selvaggina, mentre il Valpolicella dolce è consigliabile adoperarlo come vino da dessert. La precisione nella scelta è la chiave per un risultato eccellente.




