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I vini del Lazio: vini laziali DOC, DOCG e IGT

La passione per i vini nel Lazio ha origini antichissime, basti pensare alle feste degli antichi Romani, ai baccanali per rendere l’idea di come il vino nel Lazio abbia sempre avuto una storia importante.

I vini del Lazio hanno un ampio territorio a disposizione per essere coltivati, prevalentemente collinare e soleggiato mentre l’uva da tavola ha la sua sede naturale più in pianura.

I vini del Lazio nell’antica Roma

Ai tempi dei Romani le zone del Lazio destinate alla coltivazione del vino erano in prevalenza i Castelli Romani. All’epoca andavano per la verità per la maggiore i vini provenienti dalla vicina Campania mentre tra i vini del Lazio l’unico concretamente apprezzato era l’Albano. Questo accadeva nonostante la denominazione Frascati fosse già allora ben presente sul territorio ed abbastanza conosciuta.

La produzione di vini nel Lazio

Ai giorni nostri i vini nel Lazio prodotti ogni anno ammontano a ben quattro milioni di ettolitri tra i quali spiccano quasi un milione di ettolitri di vini a denominazione di origine controllata. Le principali tipologie di uva dalle quali scaturisce la stragrande maggioranza di vini nel Lazio sono il Bellone, l’Aleatico, il Cesanese, la Malvasia Bianca, il Greco, il Merlot, il Trebbiano Toscano, la Malvasia Laziale. Quest’ultima, assieme alla Malvasia di Candia è una delle componenti essenziali per la produzione del vino Frascati.

 

I vini laziali delle provincie

Non è soltanto Roma la provincia da cui hanno luogo i principali vini DOC del Lazio. Esistono infatti vini pregiati prodotti in provincia che nulla hanno da invidiare per qualità e caratteristiche organolettiche. E’ il caso del Cesanese prodotto nella provincia di Frosinone. Viene poi Latina che si fa notare per la produzione del Falerno e del Sangiovese; non dimentichiamo poi di nominare la provincia di Viterbo che segnaliamo all’attenzione dei buongustai per la produzione dell’Aleatico.

14 Brevi cenni storici tra vino ed il Lazio

Il vescovo Giovanni von Fugger nel secolo dodicesimo era diretto a Roma per presenziare all’incoronazione dell’imperatore Arrigo V. Ottimo bevitore, pensò bene di farsi precedere da un famiglie di fiducia a nome Martino, il quale aveva il compito di scoprire i migliori vini offerti dalle osterie e di segnarli, sulle porte delle mescite, con il termine convenzionale «Est».

Il viaggio scorse tra molti inciampi, date le numerose soste, e inopinatamente si concluse a Montefiascone. Qui infatti Martino si era imbattuto in un Moscatello che aveva acceso la sua fantasia, tanto da spingerlo a segnare il fatidico «Est» tre volte.

Il prelato ne bevve molto, fino a morirne, ed ebbe sepoltura nella basilica di San Flaviano. Sulla lapide, adorna di uno stemma gentilizio, si legge il seguente epitaffio:

« Est Est Est. Propter nimium Est Johannes Fugger dominus meus mortuus est».

Questa storia è cosi ben congegnata da sembrare vera, ma l’illustre critico d’arte Corrado Ricci è riuscito a demolirla. L’Est Est Est si produce nei tipi asciutto e amabile: come gradazione alcoolica non è molto forte, ma nel complesso possiede una trama fine. Il primo accompagna il pesce, il secondo è da dessert o adatto alle bicchierate pomeridiane.

 

Altri vini laziali

L’altro vino laziale molto famoso è il Frascati, caro a tanti artisti e poeti calati su Roma da ogni parte del mondo. Ercole Patti suggerisce il sistema più adatto per accertarne la genuinità: il vero Frascati « deve avere un colore chiaro come l’ambra. Un buon bevitore deve riconoscerlo soltanto guardandolo, senza assaggiarlo. Se invece il colore è carico, color zucchero d’orzo, allora si può star certi che il vino è affatturato e che ci hanno buttato dentro chissà quale diavoleria».

Frascati non è che una delle quindici località intorno a Roma designate collettivamente con il nome di Castelli romani. Le altre quattordici sono:

Rocca Priora, Montecòmpatri, Monte Porzio Catone, Colonna, Grottaferrata, Rocca di Papa, Marino, Castel Gandolfo, Albano Laziale, Ariccia, Genzano di Roma, Nemi, Lanuvio e Velletri. Vi è produzione più di bianchi che di rossi, nei sapori dolce, amabile sulla vena, secco o asciutto.

Citazioni

« Se volete veramente conoscere questi vini – ha scritto l’inglese Charles G. Bode in “Wines of Italy ” – non sarà cattiva idea quella di impiegare un giorno per andare a visitare i Castelli. Piccole osterie ne troverete ovunque: a Rocca di Papa, Albano, Nemi, ecc. E resterà tra le felici esperienze quella di vedere l’oste scendere nel profondo della cantina e ritornare con il vostro vino. Un fresco velo di rugiada si stenderà tutt’intorno alla caraffa non appena giungerà a contatto con il calore dell’ambiente sovrastante.»

 

Vini rossi in Lazio

Preponderanti nella regione laziale sono i bianchi; i rossi, non molti, possono riassumersi nei più antichi: il Cesanese di Piglio, del Serrane e di Olévano Romano. Intensi di colore, con “bouquet ” di fragola, quasi mai perfettamente asciutti perché vi affiora spesso una vena più o meno pronunziata di dolce, si accompagnano alla selvaggina e ad altri cibi forti. Da ricordare ancora i vini di Aprilia, Anagni, Cerveteri, Cori, Nettuno, Anzio e infine il Cécubo che probabilmente dell’antico ha solo il nome.

 

I vini del Lazio sono:

  • Est! Est!! Est!!!
  • Marino
  • Frascati
  • Cesanese del Piglio
  • Atina
  • Aleatico di Gradoli
  • Aprilia Trebbiano
  • Bianco Capena
  • Castelli Romani
  • Cerveteri
  • Cesanese di Affile
  • Cesanese di Olevano Romano
  • Circeo Trebbiano
  • Colli Albani
  • Colli della Sabina
  • Colli Etruschi Viterbesi
  • Colli Lanuvini
  • Cori
  • Genazzano
  • Montecompatri Colonna
  • Nettuno Bellone
  • Tarquinia
  • Moscato di Terracina
  • Velletri
  • Vignanello
  • Zagarolo