Alexandre Dumas: L’Incredibile Vino che Incantò il Prestigioso Scrittore

1. L’Eredità Enologica di Alexandre Dumas: Un Viaggio Tra Storia e Calici

«Il vino è la parte intellettuale di un pranzo, la carne e i legumi non sono che la parte materiale.» Questa celebre affermazione di Alexandre Dumas (1802-1870), padre, non è solo una massima, ma la chiave di volta per comprendere il profondo e indissolubile legame che lo scrittore francese, autore di capolavori intramontabili come I Tre Moschettieri e Il Conte di Montecristo, aveva con il mondo del vino. La sua passione non era un semplice vezzo, ma una componente essenziale della sua vita, del suo pensiero e, non da ultimo, della sua produzione letteraria. Dumas, infatti, non era solo un prolifico scrittore e drammaturgo, ma un vero epicureo, un raffinato intenditore che sapeva apprezzare le gioie della tavola e, in particolare, l’eleganza e la complessità di un buon calice.

La sua figura, imponente e carismatica, è stata per molti versi un ponte tra il romanticismo letterario e la concretezza dei piaceri terreni. Il vino, per Dumas, non era un mero accompagnamento, ma un elemento che elevava l’esperienza culinaria, trasformandola in un momento di riflessione, di convivialità e, talvolta, di vera e propria ispirazione. Le sue opere sono costellate di riferimenti a banchetti, brindisi e degustazioni, dove il vino non è mai un semplice sfondo, ma un protagonista silenzioso che contribuisce a delineare i personaggi e le atmosfere. Questo articolo si propone di esplorare a fondo questa affascinante relazione, svelando come il vino abbia influenzato la vita e l’opera di Alexandre Dumas, e come le sue intuizioni enologiche siano ancora oggi sorprendentemente attuali.

2. La Storia di un Amore: Alexandre Dumas e i Vini di Francia

La storia d’amore tra Alexandre Dumas e il vino è un racconto intriso di aneddoti e citazioni memorabili. Non si trattava di un interesse superficiale, ma di una vera e propria devozione che lo portò a esplorare le diverse sfaccettature dell’arte vinicola. Dumas era un viaggiatore instancabile e, come testimoniato dalle sue Impressions de voyage, ogni spostamento era un’occasione per scoprire nuovi territori e i loro prodotti tipici. Fu così che si innamorò perdutamente del vallone di Vauchignon in Borgogna, un luogo che descrisse con parole cariche di affetto: «Nessuna vista, nessun sito, per quanto vario, pittoresco, grandioso fosse, ha potuto farmi dimenticare la mia piccola valle della Borgogna, così tranquilla, così solitaria, così sconosciuta…». Questo attaccamento al territorio si traduceva anche in un profondo rispetto per i vini che ne erano espressione.

Il suo Grand Dictionnaire de cuisine, pubblicato postumo, è una vera e propria enciclopedia di sapori e saperi, dove il vino occupa un posto d’onore. In quest’opera monumentale, Dumas non si limita a elencare le varietà, ma ne descrive le caratteristiche, suggerisce gli abbinamenti e ne celebra la ‘parte intellettuale’. La sua conoscenza non era solo teorica; Dumas era un assaggiatore esperto, capace di discernere le sfumature e le qualità di un buon vino. È celebre la sua predilezione per il Chambertin, un vino della Borgogna che lo ispirò a una delle sue frasi più iconiche: «Niente rende il futuro così roseo come il contemplarlo attraverso un bicchiere di Chambertin.» Questa citazione, spesso attribuita erroneamente a Napoleone Bonaparte, rivela la profonda connessione emotiva che Dumas stabiliva con il vino, considerandolo non solo una bevanda, ma un catalizzatore di ottimismo e prospettiva.

La sua influenza sul mondo del vino non si limitava alle parole. Dumas era un amico intimo di numerosi produttori e spesso riceveva in dono bottiglie pregiate, che andavano ad arricchire la sua già vasta collezione. Si dice che la sua cantina fosse un vero e proprio tesoro, contenente vini provenienti da ogni angolo della Francia. Tra i suoi preferiti, oltre al Chambertin, figuravano vini rossi di Bordeaux, di Châteauneuf-du-Pape, d’Hermitage e delle Côtes-du-Rhône, e bianchi ‘tranquilli’ di Champagne e Tonnerre. Questa diversità testimonia la sua curiosità e la sua apertura verso le diverse espressioni enologiche del suo paese. Il suo amore per il vino era così radicato che persino i suoi celebri Quattro Moschettieri, pur essendo figure di finzione, non disdegnavano un buon calice, come si evince dalle descrizioni dettagliate dei loro pasti e brindisi. Il vino, per Dumas, era un compagno fedele, un confidente silenzioso che arricchiva ogni momento della vita.

3. Il Territorio: Le Terre Amate dai Vini di Dumas

Il legame di Alexandre Dumas con il vino era intrinsecamente legato al territorio, alla geografia e al clima che modellavano le caratteristiche di ogni etichetta. Sebbene Dumas fosse un viaggiatore cosmopolita, il suo cuore batteva forte per le regioni vinicole francesi, in particolare la Borgogna e la Valle della Loira. Questi territori, con le loro peculiarità geologiche e climatiche, producevano vini che Dumas amava profondamente e che spesso citava nelle sue opere.

La Borgogna, con i suoi suoli calcarei e argillosi, il clima continentale e la frammentazione dei climats, era la patria del suo amato Chambertin. Qui, la viticoltura è un’arte millenaria, dove ogni parcella di terra, o climat, è considerata un’entità unica, capace di conferire al vino un’identità inconfondibile. Le colline dolci, i fiumi e i boschi creano un microclima ideale per la coltivazione del Pinot Noir e dello Chardonnay, i vitigni simbolo della regione. Dumas non si limitava a bere il vino; ne assaporava la storia, la cultura e il profondo legame con la terra. La sua visione del vino come ‘parte intellettuale’ si traduceva nella capacità di percepire in ogni sorso l’essenza di un luogo, il lavoro dei viticoltori e il passare delle stagioni.

La Valle della Loira, con i suoi castelli fiabeschi e i suoi paesaggi fluviali, era un’altra regione che Dumas prediligeva. Qui, i suoli variano dal tufo calcareo all’ardesia, e il clima atlantico temperato favorisce la produzione di vini bianchi freschi e minerali, e rossi leggeri ed eleganti. Nel suo romanzo Il vino della giovinezza, Dumas descriveva con dovizia di particolari i vigneti, le cantine e i produttori della zona, rivelando una conoscenza approfondita e un affetto sincero per questa regione. I vini della Loira, con la loro diversità e la loro capacità di riflettere il terroir, incarnavano per Dumas l’idea di un’armonia tra uomo e natura, un’espressione autentica della cultura francese.

Anche altre regioni, come Bordeaux, con i suoi suoli ghiaiosi e le sue prestigiose appellazioni, e la Valle del Rodano, con i suoi terreni pietrosi e i venti impetuosi, figuravano tra le sue preferenze. La sua cantina, ricca di oltre 5000 bottiglie, era un vero e proprio compendio della diversità enologica francese, un omaggio ai diversi terroir che rendevano ogni vino un’esperienza unica. Dumas comprendeva che il vino non nasceva per caso, ma era il risultato di un’interazione complessa tra suolo, clima, vitigno e l’ingegno del viticoltore. Questa consapevolezza elevava il suo apprezzamento del vino da semplice piacere a profonda esperienza culturale.

4. I Vitigni Prediletti: Dalle Vigne al Calice di Dumas

La predilezione di Alexandre Dumas per determinati vini era intrinsecamente legata ai vitigni che ne costituivano l’essenza. La sua vasta conoscenza enologica gli permetteva di apprezzare la specificità di ogni uva e il modo in cui essa si esprimeva nei diversi terroir. Tra i vitigni che più affascinavano lo scrittore, spiccano il Pinot Noir e lo Chardonnay, i pilastri della Borgogna, e una varietà di uve che davano vita ai vini complessi e diversificati che amava sorseggiare.

Il Pinot Noir, vitigno nobile e capriccioso, era il cuore del suo adorato Chambertin. Questo vitigno, con la sua buccia sottile e la sua sensibilità al terroir, produce vini rossi eleganti, con profumi complessi di frutti rossi, sottobosco e note speziate. La sua vinificazione richiede grande maestria e attenzione, poiché il Pinot Noir è in grado di esprimere una straordinaria gamma di sfumature, dalla delicatezza eterea alla potenza strutturata. Dumas, con il suo palato raffinato, era in grado di cogliere queste sottigliezze, riconoscendo nel Pinot Noir un’espressione di nobiltà e profondità, perfettamente in linea con il suo spirito intellettuale.

Lo Chardonnay, l’altro grande vitigno della Borgogna, era altrettanto apprezzato da Dumas. Sebbene la Knowledge Base non specifichi esplicitamente i suoi vini bianchi preferiti, la sua passione per il Montrachet, come citato da Maurice des Ombiaux, suggerisce un profondo apprezzamento per questo vitigno. Il Montrachet, prodotto con Chardonnay, è un vino di leggendaria complessità e longevità, con profumi che spaziano dalla mandorla al burro, dalla nocciola ai fiori bianchi, e un sapore ricco, minerale e persistente. Dumas, con la sua celebre esortazione a bere il Montrachet «in ginocchio e a capo scoperto», sottolineava la sacralità e la grandezza di questo vino, un vero e proprio inno alla perfezione enologica.

Oltre ai vitigni borgognoni, Dumas apprezzava la robustezza e la struttura dei vini di Bordeaux, dove vitigni come il Cabernet Sauvignon, il Merlot e il Cabernet Franc danno vita a blend complessi e longevi. I vini della Valle del Rodano, spesso a base di Syrah per i rossi e Viognier per i bianchi, con i loro profumi intensi e i sapori speziati, erano anch’essi parte della sua selezione. La sua capacità di apprezzare così tante sfaccettature del mondo del vino dimostra una curiosità e una cultura che andavano ben oltre il semplice consumo. Per Dumas, ogni vitigno era una storia da raccontare, un’espressione unica del suo ambiente e del lavoro dell’uomo, un vero e proprio capitolo nel grande libro dell’enologia francese.

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