Indice
- 1 1. L’Elegia di un Sogno: Il Vino “Emily Bronte”
- 2 2. La Storia del Vino “Emily Bronte”: Un Racconto di Tradizione e Innovazione
- 3 3. Il Territorio: Un Paesaggio che Ispira i Sogni
- 4 4. I Vitigni e la Vinificazione: L’Arte di Trasformare il Sogno in Vino
- 5 5. Profilo Organolettico: Un Viaggio Sensoriale nel Mondo di Emily
- 6 6. Servizio e Abbinamenti: Il Rituale di un’Esperienza Unica
1. L’Elegia di un Sogno: Il Vino “Emily Bronte”
«Ho sognato nella mia vita, sogni che son rimasti sempre con me, e che hanno cambiato le mie idee; son passati attraverso il tempo ed attraverso di me, come il vino attraverso l’acqua, ed hanno alterato il colore della mia mente.» Queste parole, intime e profonde, ci giungono da Emily Bronte (1818-1848), una delle figure più enigmatiche e potenti della letteratura inglese, autrice dell’immortale capolavoro Cime Tempestose. Sebbene la sua vita fosse intrisa di riservatezza e la sua opera letteraria non ponga il vino al centro della scena, la citazione stessa rivela una percezione quasi alchemica del vino, capace di alterare la mente e l’anima, proprio come i sogni che hanno plasmato la sua esistenza. Il vino, per Emily, non era forse un oggetto di studio o un piacere mondano, ma un catalizzatore di trasformazione, un elemento che, come l’acqua alterata, cambiava la percezione e la realtà interiore. È in questa prospettiva che nasce l’idea di un vino dedicato a lei, un’etichetta che possa racchiudere l’essenza dei suoi sogni e delle sue visioni, un nettare che, come i sogni di Emily, rimanga sempre con chi lo degusta, alterando il colore della mente e del cuore.
Il personaggio di Heathcliff in Cime Tempestose, pur nella sua complessità e brutalità, offre uno spunto interessante. Egli è spesso ritratto nell’atto di bere, sia vino che altre bevande alcoliche. Questo elemento narrativo non è casuale: il vino per Heathcliff è un conforto nelle fredde giornate invernali, un piacere che allevia il tormento, ma anche un catalizzatore di violenza e turbamento. L’ubriachezza di Heathcliff in alcune scene cruciali scatena eventi tragici, dimostrando come il vino, nella narrativa della Bronte, possa essere una lama a doppio taglio, capace di evocare sia il piacere che la distruzione. Nonostante Emily Bronte non fosse nota per un particolare amore per il vino, lo utilizzò sapientemente come strumento per delineare la psicologia dei suoi personaggi, rendendolo un elemento narrativo potente e simbolico. Il vino “Emily Bronte” vuole essere un omaggio a questa complessità, un vino che non è solo una bevanda, ma una narrazione liquida, capace di evocare emozioni profonde e contrastanti, proprio come le opere della scrittrice.
2. La Storia del Vino “Emily Bronte”: Un Racconto di Tradizione e Innovazione
La creazione del vino “Emily Bronte” affonda le radici in una storia che, pur non essendo direttamente collegata alla vita della scrittrice, ne cattura lo spirito di resilienza e la capacità di lasciare un segno indelebile attraverso il tempo. Questo vino non nasce da un’antica tradizione vinicola legata alla famiglia Bronte, ma è il frutto di un’idea contemporanea, quella di celebrare figure iconiche della cultura attraverso l’arte enologica. Il progetto è stato concepito in una regione vinicola italiana di grande prestigio, la Toscana, specificamente nella zona del Chianti Classico DOCG, dove la storia del vino si intreccia con quella del paesaggio e della cultura da secoli. La scelta di questa denominazione non è casuale: il Chianti Classico, con la sua storia millenaria e la sua capacità di esprimere un territorio unico, rappresenta la solidità e la profondità che si ritrovano nelle opere di Emily.
La tradizione del Chianti Classico DOCG è un racconto affascinante che risale al XIII secolo, quando i primi documenti attestano la produzione di vino in questa area. Nel corso dei secoli, i sogni e le fatiche di generazioni di viticoltori hanno plasmato un paesaggio e un prodotto d’eccellenza. La definizione dei confini della zona di produzione del Chianti, voluta dal Granduca Cosimo III de’ Medici nel 1716, è stata un atto pionieristico che ha anticipato di quasi due secoli il concetto moderno di Denominazione di Origine Controllata. Questa lungimiranza, questa capacità di guardare oltre, risuona con la visione di Emily Bronte, i cui sogni letterari hanno cambiato le idee del suo tempo e continuano a influenzare la letteratura moderna. Il vino “Emily Bronte” si inserisce in questa tradizione, pur con un tocco di innovazione. Non si tratta di un Chianti Classico tradizionale nel senso più stretto, ma di una reinterpretazione che mira a esprimere un carattere più etereo e riflessivo, pur mantenendo la struttura e l’eleganza tipiche del Sangiovese.
La vinificazione di questo vino segue metodi che combinano l’esperienza secolare con le più moderne tecniche enologiche. L’obiettivo è ottenere un prodotto che sia fedele al terroir ma che al contempo evochi la complessità e la profondità emotiva delle opere di Emily. La fermentazione avviene in tini di acciaio inox a temperatura controllata, per preservare la freschezza e gli aromi primari. Segue un affinamento in botti di rovere di Slavonia e in parte in tonneaux di rovere francese, per conferire al vino una maggiore complessità e longevità, senza sovrastare il carattere fruttato e floreale del Sangiovese. Questo processo, che richiede pazienza e dedizione, riflette l’impegno e la passione che Emily ha profuso nella sua scrittura, un lavoro che ha passato attraverso il tempo e che ancora oggi risplende. Il vino “Emily Bronte” è quindi un ponte tra passato e presente, un tributo a una figura letteraria intramontabile, realizzato con la consapevolezza che i grandi capolavori, sia letterari che enologici, sono il frutto di sogni e di un’incrollabile fede nella propria visione.
3. Il Territorio: Un Paesaggio che Ispira i Sogni
Il territorio da cui nasce il vino “Emily Bronte” è un elemento cruciale per comprenderne l’anima. Abbiamo scelto la regione del Chianti Classico, in Toscana, un paesaggio che, pur non essendo quello delle brughiere dello Yorkshire, evoca una bellezza selvaggia e incontaminata, capace di ispirare sogni e riflessioni profonde. Le colline sinuose, ricoperte di vigneti, uliveti e boschi di querce, creano un mosaico di colori e profumi che si alternano con le stagioni, offrendo uno spettacolo di rara armonia. Questa terra, plasmata da secoli di interazione tra uomo e natura, possiede una forza intrinseca, una vitalità che si riflette nel vino. Il clima del Chianti Classico è tipicamente mediterraneo, con estati calde e secche e inverni miti, ma con significative escursioni termiche tra il giorno e la notte, soprattutto durante il periodo di maturazione delle uve. Queste condizioni climatiche sono ideali per la coltivazione del Sangiovese, il vitigno principe della zona, poiché favoriscono lo sviluppo di aromi complessi e una buona acidità, elementi fondamentali per un vino elegante e longevo.
Il suolo è un altro fattore determinante. Nel Chianti Classico, i terreni sono prevalentemente composti da galestro e alberese, due tipi di roccia friabile che conferiscono al vino una mineralità distintiva e una struttura elegante. Il galestro, uno scisto argilloso, dona al vino finezza e profumi intensi, mentre l’alberese, una marna calcarea, contribuisce alla sua struttura e longevità. Questi suoli, poveri di sostanza organica ma ricchi di minerali, obbligano le viti a sviluppare radici profonde, estraendo dal terreno tutte le sfumature che poi si ritroveranno nel calice. È un ambiente che richiede tenacia e adattamento, proprio come la vita e le opere di Emily Bronte, che ha saputo trarre ispirazione da un ambiente aspro e solitario per creare un universo letterario di straordinaria intensità. La viticoltura in questa zona è spesso eroica, con vigneti che si arrampicano su pendii ripidi, richiedendo un lavoro manuale e una cura meticolosa. Questa dedizione, questa passione per la terra, è un valore che si trasmette di generazione in generazione, un filo conduttore che lega i sogni dei viticoltori a quelli della scrittrice, entrambi alla ricerca di un’espressione autentica e senza compromessi.
Il microclima specifico dei vigneti selezionati per il vino “Emily Bronte” è caratterizzato da una buona ventilazione e da un’esposizione ottimale al sole, che garantiscono una maturazione lenta e uniforme delle uve. L’altitudine media dei vigneti, tra i 300 e i 500 metri sul livello del mare, contribuisce a mantenere una buona acidità e freschezza nel vino, prevenendo l’eccessiva concentrazione e la pesantezza. Questo equilibrio tra calore e freschezza, tra sole e vento, è ciò che conferisce al vino “Emily Bronte” la sua eleganza e la sua complessità, un equilibrio che riflette la tensione tra passione e ragione, tra amore e odio, che permea le opere della scrittrice. Il territorio, quindi, non è solo un luogo fisico, ma un’entità viva che conferisce al vino una propria identità, una storia da raccontare, un’emozione da condividere. È un paesaggio che, come i sogni di Emily, ha cambiato le idee e le percezioni di chi lo abita e di chi lo osserva, lasciando un’impronta indelebile attraverso il tempo.
4. I Vitigni e la Vinificazione: L’Arte di Trasformare il Sogno in Vino
La scelta del vitigno per il vino “Emily Bronte” è stata dettata dalla volontà di creare un prodotto che fosse allo stesso tempo elegante, complesso e capace di evocare un senso di mistero e profondità, proprio come le opere della scrittrice. Il protagonista indiscusso è il Sangiovese, il vitigno autoctono toscano per eccellenza, che costituisce la base della maggior parte dei vini del Chianti Classico DOCG. Il Sangiovese, con la sua spiccata acidità, i suoi tannini eleganti e il suo profilo aromatico che spazia dalla ciliegia al tabacco, dal floreale al terroso, è il vitigno ideale per esprimere la complessità e le sfumature che abbiamo voluto associare a Emily Bronte. La sua capacità di evolvere nel tempo, acquisendo nuove profondità e complessità, riflette la natura dei sogni che, come dice Emily, “son passati attraverso il tempo ed attraverso di me“, mutando e arricchendosi.
Accanto al Sangiovese, in una percentuale minore (circa il 10-15%), abbiamo scelto di integrare piccole quantità di vitigni complementari, quali il Canaiolo e il Colorino. Il Canaiolo, un vitigno autoctono toscano, contribuisce ad ammorbidire i tannini del Sangiovese e ad aggiungere note fruttate e floreali, mentre il Colorino, anch’esso autoctono, apporta intensità di colore e una maggiore struttura. Questa combinazione di vitigni non è casuale, ma è il risultato di un’attenta ricerca volta a creare un blend che sia armonico e complesso, capace di esprimere al meglio il terroir e di incarnare lo spirito del vino “Emily Bronte”. È un po’ come la tessitura di un romanzo, dove ogni personaggio, ogni filo narrativo, contribuisce a creare un’opera completa e sfaccettata.
La vinificazione del vino “Emily Bronte” è un processo che unisce tradizione e innovazione. Le uve, raccolte a mano nel momento ottimale della loro maturazione, vengono selezionate con cura per garantire solo il meglio. La fermentazione alcolica avviene in tini di acciaio inox a temperatura controllata (25-28°C), con una macerazione sulle bucce di circa 15-20 giorni. Questo periodo permette l’estrazione ottimale di colore, aromi e tannini, elementi fondamentali per la struttura e la longevità del vino. Durante la fermentazione, vengono effettuati frequenti rimontaggi e follature, per favorire il contatto tra il mosto e le bucce e per omogeneizzare la massa. Successivamente, il vino viene sottoposto a fermentazione malolattica, che avviene spontaneamente in acciaio o in legno, e che contribuisce ad ammorbidire l’acidità e a conferire al vino una maggiore complessità aromatica.
L’affinamento è una fase cruciale per il vino “Emily Bronte”. Una parte del vino matura per circa 12-18 mesi in botti grandi di rovere di Slavonia, che permettono una lenta e graduale ossigenazione, conferendo al vino eleganza e complessità senza sovrastare le note fruttate. Un’altra parte affina in tonneaux di rovere francese di secondo e terzo passaggio, per aggiungere sfumature speziate e una maggiore morbidezza. Questo doppio affinamento consente di ottenere un vino equilibrato, con tannini setosi e un bouquet aromatico ricco e sfaccettato. Dopo l’assemblaggio, il vino riposa in bottiglia per almeno 6 mesi prima di essere immesso sul mercato, un periodo che permette ai diversi componenti di armonizzarsi e di sviluppare la loro piena espressione. Questo processo di vinificazione, lungo e meticoloso, è un atto di devozione e di rispetto per la materia prima, un sogno che si concretizza in ogni singola bottiglia, un tributo ai sogni che hanno cambiato le idee e che continuano a ispirare attraverso il tempo.
5. Profilo Organolettico: Un Viaggio Sensoriale nel Mondo di Emily
Il vino “Emily Bronte” si presenta come un’esperienza sensoriale complessa e avvolgente, un vero e proprio viaggio nel mondo emotivo e intellettuale della scrittrice. All’esame visivo, si rivela un colore rosso rubino intenso e brillante, con sfumature granate che si accentuano con l’invecchiamento, testimoniando la sua nobile origine e la sua capacità di evolvere nel tempo. La limpidezza è impeccabile, e la consistenza, visibile attraverso la rotazione nel calice, indica una buona struttura e un estratto considerevole, promettendo un’esperienza gustativa ricca e appagante. È un colore che evoca la passione e il mistero, proprio come i toni scuri e intensi che permeano le pagine di Cime Tempestose.
Al naso, il profumo è un bouquet complesso e seducente, un’esplosione di note che si susseguono e si intrecciano, rivelando strati di aromi che richiamano la profondità e la sfaccettatura dei sogni di Emily. Inizialmente, emergono sentori fruttati di ciliegia matura, amarena e ribes nero, tipici del Sangiovese in purezza. A questi si uniscono note floreali di viola e rosa appassita, che conferiscono al bouquet un’eleganza e una delicatezza inaspettate. Con l’ossigenazione, il vino rivela note più complesse e terziarie, frutto dell’affinamento in legno e dell’evoluzione in bottiglia: spezie dolci come la vaniglia e la cannella, sentori di tabacco, cuoio, caffè e cacao. Non mancano accenni balsamici e minerali, che aggiungono ulteriore profondità e persistenza al profilo olfattivo. È un profumo che racconta una storia, un’emozione che si svela lentamente, come i segreti che si celano tra le righe di un romanzo gotico. La crosta di pane e il lievito, pur non essendo dominanti, possono emergere in alcune sfumature, ricordando l’artigianalità e la cura nella vinificazione, mentre sentori di cedro e frutta esotica, ananas e albicocca, possono essere percepiti come un tocco di esotismo e originalità, quasi a simboleggiare la visione unica che Emily ha avuto della vita e dell’amore.
Al palato, il sapore del vino “Emily Bronte” è un’armonia perfetta tra potenza ed eleganza. L’ingresso è morbido e avvolgente, con una piacevole freschezza che bilancia la ricchezza del frutto. I tannini sono setosi e ben integrati, conferendo al vino una struttura solida ma non aggressiva. Si ritrovano le note fruttate e speziate percepite al naso, arricchite da un retrogusto persistente che evoca la liquirizia, il sottobosco e leggere note terrose. La sapidità è ben presente, conferendo al vino una notevole bevibilità e una spiccata personalità. L’equilibrio tra acidità, tannini e alcol è impeccabile, rendendo il vino armonico e appagante. La persistenza aromatica è lunga e piacevole, lasciando un ricordo indelebile, proprio come le opere di Emily, che rimangono impresse nella mente e nel cuore. È un vino che, come i sogni che hanno cambiato le idee, ha la capacità di lasciare un’impronta duratura, di far riflettere e di emozionare. La sua complessità e la sua profondità lo rendono un compagno ideale per momenti di contemplazione e di condivisione, un vino che non si limita a soddisfare il palato, ma che nutre l’anima e lo spirito, trasportandoci attraverso il tempo in un universo di passioni e di misteri.
6. Servizio e Abbinamenti: Il Rituale di un’Esperienza Unica
Per apprezzare appieno la complessità e l’eleganza del vino “Emily Bronte”, è fondamentale prestare attenzione al suo servizio. La temperatura ideale di servizio è tra i 18°C e i 20°C. Una temperatura troppo bassa ne smorzerebbe gli aromi e la ricchezza, mentre una temperatura eccessiva ne accentuerebbe la componente alcolica, rendendolo meno equilibrato. Si consiglia di scaraffarlo almeno un’ora prima del servizio, soprattutto se si tratta di annate più giovani, per permettere al vino di ossigenarsi e di esprimere al meglio il suo bouquet aromatico. L’apertura e la decantazione sono un rituale che anticipa il piacere della degustazione, un momento di attesa che accresce l’emozione, come l’attesa di una rivelazione nelle pagine di un romanzo.
Il bicchiere più adatto per la degustazione è un ampio calice da vino rosso, preferibilmente un Grand Ballon o un Bordeaux. La forma ampia del calice permette una maggiore superficie di contatto con l’aria, favorendo l’apertura degli aromi e la loro concentrazione verso il bordo, rendendo l’esperienza olfattiva più intensa e appagante. Un calice adeguato non è un semplice contenitore, ma uno strumento che esalta le qualità del vino, permettendo al degustatore di cogliere ogni sfumatura e di immergersi completamente nel suo universo sensoriale. È un piccolo dettaglio che fa la differenza, un tocco di raffinatezza che completa l’esperienza.
Gli abbinamenti gastronomici con il vino “Emily Bronte” sono molteplici e spaziano dalla cucina tradizionale toscana a piatti più elaborati. La sua struttura elegante e i suoi tannini setosi lo rendono un compagno ideale per carni rosse arrosto o alla griglia, come una fiorentina, un filetto di manzo o un agnello al forno. Si sposa splendidamente anche con brasati e stufati, dove la ricchezza del vino può bilanciare la succulenza del piatto. Ottimo anche con formaggi stagionati, come il Pecorino Toscano o il Parmigiano Reggiano, con i quali crea un contrasto armonico di sapori e consistenze. Per un abbinamento più audace, si può provare con piatti a base di tartufo, dove le note terrose e speziate del vino si fondono con l’aroma intenso del fungo. Evitare abbinamenti con piatti troppo delicati o con sapori troppo dolci, che potrebbero sovrastare le sue sfumature. Il vino “Emily Bronte” è un vino da meditazione, da gustare in compagnia o in solitudine, magari leggendo un buon libro, lasciandosi trasportare dai sogni e dalle emozioni che solo un grande vino, come un grande romanzo, sa regalare, rimanendo sempre con noi, attraverso il tempo.




