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Il Vino di Erri De Luca: Un Incredibile Incontro tra Letteratura e Calice
Il nome di Erri De Luca evoca immediatamente immagini di prosa scabra ma profondamente poetica, di un linguaggio che scava nell’anima e di un impegno costante verso le questioni etiche e sociali. Ma cosa succede quando l’universo narrativo di questo scrittore e poeta italiano si intreccia con il mondo del vino? Ebbene, il vino, per De Luca, non è un semplice accompagnamento, ma un vero e proprio simbolo, un filo rosso che attraversa le sue opere, conferendogli un significato che va ben oltre la mera bevanda. Per Erri De Luca, il vino è vita, è memoria, è un elisir che pareggia il sangue perduto, un raffinato gioiello che le donne mature preferiscono unanimemente agli Strass scintillanti ammirati dalle ragazzine.
Nei suoi romanzi e nelle sue raccolte di racconti, il vino emerge come protagonista silente, capace di scandire riti, di unire persone e di creare momenti di autentica convivialità e piacere. È il mezzo attraverso cui si celebra la connessione con la terra e con le tradizioni più antiche, una forma di resistenza all’omologazione imperante. Pensiamo a opere come ‘Il Peso della Farfalla’, dove il rito della vendemmia e il sorseggiare un bicchiere di vino diventano un ponte tra generazioni, rivelando la bellezza e la fatica di un lavoro profondamente legato alla natura. In ‘Tre Cavalli’, il vino si trasforma in pretesto per una riflessione profonda sulle origini della civiltà umana e sul suo rapporto intrinseco con il mondo naturale. Non è un caso che Erri De Luca abbia dedicato al tema anche un saggio, ‘Il Vino per Tutti’, in cui ne esplora la storia millenaria, le infinite varietà e le tradizioni che lo rendono un patrimonio culturale inestimabile dell’umanità. Questo articolo si propone di esplorare un vino che, per le sue caratteristiche e la sua storia, potrebbe essere l’ideale compagno di lettura delle opere di questo grande poeta italiano, un vino che ne incarna la profondità, la complessità e la capacità di emozionare.
La Storia di un Vino che Racconta Storie
Ogni grande vino ha una storia da raccontare, e quella del Nebbiolo del Roero è intrisa di secoli di tradizione e passione. Il Nebbiolo, vitigno nobile e antico, è la colonna portante di questo vino che, per la sua finezza e il suo carattere, ben si sposa con la prosa di Erri De Luca. La sua storia affonda le radici in un passato lontano, in quelle terre sabbiose del Roero, dove il disciplinare di produzione ne tutela l’autenticità e la qualità. Questo vino non è solo una bevanda, ma un frammento di storia, un’espressione liquida di un territorio e delle mani che lo hanno plasmato.
Il Roero, come il poeta, ha una sua identità ben definita. È un vino che si distingue per la sua eleganza, la sua gentilezza e la sua aggraziata complessità, qualità che lo rendono un compagno ideale per le riflessioni profonde che legano Erri De Luca al tema del vino e della vita. Se ne coltivano più di duecento ettari, testimonianza di una dedizione secolare. L’origine del nome stesso “Vino” dalla parola sanscrita “vena”, formata dalla radice “ven” (amare), la stessa di Venus e Venere, suggerisce un legame intrinseco con l’amore e la gioia di vivere. Il vino è da sempre una bevanda capace di rilassare il corpo, inebriare i sensi e liberare l’istintività dell’uomo, facilitando lo scambio e la connessione con l’altro, ma anche con il proprio io più profondo. Questa è una visione che risuona profondamente con l’approccio di Erri De Luca alla vita e alla scrittura.
Il Nebbiolo del Roero DOCG nasce da una tradizione vinicola che ha saputo evolvere, mantenendo intatte le sue radici. La denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) è un sigillo di qualità che attesta l’eccellenza e la provenienza controllata di questo vino, garantendo al consumatore un prodotto che rispecchia fedelmente le caratteristiche del territorio e del vitigno. La sua storia è un racconto di resilienza, di adattamento e di un legame indissolubile tra l’uomo e la terra, un racconto che potrebbe benissimo trovare spazio tra le pagine di un libro di Erri De Luca. È un vino che, come la scrittura del noto scrittore, si rivela eccellente oltre ogni aspettativa, offrendo un’esperienza sensoriale che è allo stesso tempo profonda e appagante.
Il Territorio: La Culla del Nebbiolo del Roero
Il Roero, culla di questo prestigioso vino, è un’area geografica del Piemonte, situata sulla riva sinistra del fiume Tanaro, un mosaico di colline modellate da antichi mari e dal lento lavoro degli agenti atmosferici. Questo territorio, caratterizzato da un’alternanza di rilievi scoscesi, chiamati rocche, e dolci pendii, offre un ambiente unico per la viticoltura. La sua morfologia è il risultato di milioni di anni di storia geologica, che hanno lasciato in eredità suoli sabbiosi, ricchi di fossili marini, capaci di conferire al vino una mineralità e una finezza inconfondibili.
Il clima del Roero è tipicamente continentale, con inverni freddi ed estati calde e ventilate, mitigate dalla vicinanza delle Alpi che proteggono dai venti più rigidi e garantiscono escursioni termiche significative tra il giorno e la notte. Queste condizioni climatiche sono fondamentali per la perfetta maturazione delle uve Nebbiolo, consentendo lo sviluppo di profumi complessi e una buona acidità, elementi essenziali per la longevità e l’equilibrio del vino. La ventilazione costante, inoltre, contribuisce a mantenere le viti sane, riducendo la necessità di trattamenti e favorendo una viticoltura più sostenibile, un aspetto che risuonerebbe con l’impegno etico di Erri De Luca.
I suoli del Roero sono prevalentemente di origine marina, composti da sabbie astiane e argille bluastre, con presenza di marne calcaree. Questa composizione geologica conferisce al Nebbiolo coltivato in quest’area caratteristiche uniche. Le sabbie drenanti permettono alle radici delle viti di approfondirsi, attingendo a riserve idriche e minerali che arricchiscono il profilo aromatico del vino. La presenza di minerali, in particolare, contribuisce alla spiccata sapidità e alla freschezza che caratterizzano il Nebbiolo del Roero, attributi che lo distinguono da altri Nebbiolo prodotti in zone limitrofe. È un terroir che, come la prosa poetica di Erri De Luca, è capace di esprimere una grande profondità e una ricchezza di sfumature, un luogo dove la natura e la storia si fondono per creare qualcosa di veramente speciale.
I Vitigni e la Vinificazione: L’Arte di Trasformare la Natura
Il protagonista indiscusso di questo vino è il vitigno Nebbiolo, una varietà autoctona del Piemonte, tra le più nobili e complesse d’Italia. Il suo nome deriva probabilmente dalla parola “nebbia”, sia per la fioritura tardiva che spesso avviene sotto le nebbie autunnali, sia per l’intensa pruina che ricopre gli acini maturi. Le uve Nebbiolo sono caratterizzate da bucce spesse e ricche di polifenoli, che conferiscono al vino la sua struttura, il suo colore intenso e la sua capacità di invecchiamento. Questo vitigno richiede cure meticolose e un terroir specifico per esprimere al meglio il suo potenziale, trovando nel Roero un ambiente ideale per la sua crescita e maturazione.
La vinificazione del Nebbiolo del Roero DOCG segue un processo che mira a esaltare le qualità intrinseche del vitigno e del territorio. Dopo la vendemmia, che avviene solitamente tra la fine di settembre e la metà di ottobre, le uve vengono diraspate e pigiate delicatamente. Segue la fermentazione alcolica, che avviene in tini di acciaio inox o legno, con macerazione delle bucce a contatto con il mosto per un periodo che può variare da 10 a 20 giorni, a seconda dell’annata e dello stile desiderato dal produttore. Durante questa fase, si estraggono colore, tannini e aromi, fondamentali per la complessità del vino.
Dopo la fermentazione malolattica, che ammorbidisce gli spigoli acidi, il vino inizia il suo percorso di affinamento. Il disciplinare del Roero DOCG prevede un periodo minimo di invecchiamento di 20 mesi, di cui almeno 6 in botti di legno, per il Roero Rosso, e 32 mesi, di cui almeno 12 in legno, per la tipologia Riserva. L’uso del legno, che può essere rovere di Slavonia o francese, contribuisce a modellare i tannini, ad arricchire il bouquet aromatico con note speziate e tostate, e a conferire al vino una maggiore complessità e longevità. Questo lungo processo di affinamento è essenziale per la trasformazione del Nebbiolo in un vino di grande struttura e finezza, capace di evolvere in bottiglia per molti anni, proprio come le opere di un grande scrittore che rivelano nuove sfumature ad ogni rilettura. La cura e la pazienza impiegate nella sua produzione riflettono l’attenzione ai dettagli e la profondità che si ritrovano nella prosa di Erri De Luca, rendendolo un vino che non solo si beve, ma si medita.




