William Shakespeare e il vino

William Shakespeare e il vino: lo «spirito invisibile» che il Bardo portò in scena

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Nessun autore ha messo il vino in bocca ai propri personaggi con la stessa abbondanza di William Shakespeare. Nei suoi drammi il calice circola di continuo: scioglie le lingue, smaschera le debolezze, alimenta il coraggio e talvolta rovina le reputazioni. Quando in Otello il luogotenente Cassio, ubriaco e disonorato, si rivolge al vino chiamandolo «spirito invisibile», il Bardo regala alla cultura del vino una delle invocazioni più celebri di sempre: un misto di fascino e timore che ancora oggi risuona ogni volta che si solleva un bicchiere.

📌 In sintesi: William Shakespeare

Drammaturgo, poeta e attore inglese (1564-1616), nato a Stratford-upon-Avon, è universalmente considerato il più grande scrittore in lingua inglese. Nelle sue opere il vino è presenza costante: nelle taverne dei drammi storici scorre il «sack», il vino fortificato di tipo spagnolo amatissimo dal corpulento Falstaff, mentre in Otello l’ebbrezza diventa il motore della tragedia. Per Shakespeare il vino è insieme conforto, ingegno e pericolo.

«O tu, invisibile spirito del vino, se proprio non hai alcun nome con cui ti si possa chiamare, lascia pur che ti si chiami col nome del demonio!»
— William Shakespeare, Otello (atto II, scena III)

«Su, su: il buon vino è una buona creatura familiare, se se ne fa buon uso.»
— William Shakespeare, Otello (atto II, scena III)

«Un buon sherry-sack ha un duplice effetto: mi sale al cervello e vi asciuga tutti i vapori sciocchi, ottusi e densi che lo circondano, lo rende pronto, vivace, inventivo… e questo valore viene dal sack.»
— William Shakespeare, Enrico IV, parte seconda (atto IV) — l’elogio del vino di Falstaff

Chi era William Shakespeare

William Shakespeare nacque a Stratford-upon-Avon, nel Warwickshire, dove fu battezzato il 26 aprile 1564, e morì nella stessa città il 23 aprile 1616. Drammaturgo, poeta e attore, è considerato il più grande scrittore della lingua inglese e il poeta nazionale d’Inghilterra, tanto da essere soprannominato il «Bardo dell’Avon». La sua opera comprende circa trentanove drammi, centocinquantaquattro sonetti e alcuni poemi narrativi, tradotti in ogni lingua viva e rappresentati più di quelli di qualsiasi altro autore teatrale.

Attivo nella Londra elisabettiana e giacobita, fu socio e drammaturgo della compagnia dei Lord Chamberlain’s Men, poi divenuta King’s Men, legata al celebre teatro Globe. Capolavori come Amleto, Otello, Macbeth, Re Lear, Romeo e Giulietta e i grandi drammi storici (tra cui Enrico IV) gli hanno garantito una fama mai tramontata. La sua ricchezza letteraria nasce anche da una straordinaria capacità di osservare la vita quotidiana del suo tempo, comprese le abitudini conviviali delle taverne, dove il vino scorreva in abbondanza.

Il vino secondo William Shakespeare

La pagina più intensa è quella di Otello. Nel secondo atto, Iago fa ubriacare deliberatamente il giovane Cassio per farlo cadere in disgrazia. Una volta sobrio e travolto dalla vergogna per aver perso il proprio grado, Cassio si abbandona al lamento celebre: «O tu, invisibile spirito del vino… lascia pur che ti si chiami col nome del demonio!». È il vino come forza ambigua, capace di dare piacere e insieme di distruggere chi non sa dominarlo. Poco dopo, con perfida ironia, è proprio Iago a consolarlo ricordando che «il buon vino è una buona creatura familiare, se se ne fa buon uso»: una battuta che rovescia il senso del momento e mostra quanto Shakespeare conoscesse il doppio volto del bere.

All’estremo opposto sta Sir John Falstaff, il grasso e gioioso compagno del principe Hal nei drammi storici. In Enrico IV, parte seconda, Falstaff pronuncia un autentico panegirico del «sherris-sack» — il vino fortificato di tipo spagnolo, antenato dello sherry, importatissimo nell’Inghilterra del Cinquecento. Secondo lui il buon sack «sale al cervello» asciugandone i vapori ottusi, accende l’ingegno e infonde coraggio: tanto che, conclude, se avesse mille figli insegnerebbe loro per prima cosa a rinunciare alle bevande leggere e a votarsi al sack. È una delle pagine più spassose mai dedicate al vino in scena, e testimonia quanto questa bevanda fosse radicata nella vita e nel linguaggio dell’epoca elisabettiana.

Per il pubblico di oggi, il valore di queste battute sta nella loro verità senza tempo: Shakespeare non moralizza né esalta ingenuamente il vino, ma lo osserva come parte della commedia umana. Conforto e ingegno per Falstaff, rovina e pretesto per Cassio, il calice attraversa i suoi drammi proprio come attraversa la vita: a seconda di chi lo solleva e di come lo usa. Una lezione di misura che i veri appassionati di vino conoscono bene.

Domande Frequenti

❓ Domande Frequenti: William Shakespeare

Chi era William Shakespeare?

William Shakespeare (1564-1616) fu un drammaturgo, poeta e attore inglese, nato a Stratford-upon-Avon e universalmente considerato il più grande scrittore in lingua inglese. Autore di circa trentanove drammi e centocinquantaquattro sonetti, è ricordato come il «Bardo dell’Avon».

Cosa diceva Shakespeare sul vino?

Nelle sue opere il vino è una presenza costante e ambivalente. In Otello, il personaggio di Cassio lo invoca come «spirito invisibile» dopo essersi ubriacato, mentre il furbo Iago lo definisce «una buona creatura familiare, se se ne fa buon uso». Per Shakespeare il vino è insieme conforto, fonte di ingegno e possibile rovina.

Da quale opera è tratto l’elogio del vino di Falstaff?

Il celebre elogio del «sherris-sack» è pronunciato da Sir John Falstaff in Enrico IV, parte seconda (atto IV). Falstaff sostiene che il buon vino fortificato spagnolo «sale al cervello», accende l’ingegno e infonde coraggio, in una delle pagine più gioiose mai dedicate al vino sulla scena teatrale.

Il Bardo e il calice

Tra l’invocazione disperata di Cassio e l’allegra apologia di Falstaff, Shakespeare ha racchiuso quattro secoli fa tutto ciò che ancora oggi sappiamo del vino: che è piacere e prudenza, ingegno e misura. Un patrimonio culturale che vale la pena rileggere ogni volta che si stappa una bottiglia.

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