Vini Sicilia: la guida che ti fa scegliere con la sicurezza di un sommelier
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Immagina di muoverti tra le denominazioni Sicilia sapendo esattamente cosa cercare nel calice. Cassata siciliana Un dolce tradizionale siciliano: una torta di pan di Spagna con un ripieno di ricotta, zucchero, canditi, cioccolato e liquore. Un dolce tradizionale siciliano: una torta di pan di Spagna con un ripieno di ricotta, zucchero, canditi, cioccolato e liquore.
Storia e territorio vitivinicolo Sicilia
Il Mamertino, infatti, è annoverato tra le tipicità enogastronomiche di uno dei paesi pi๠caratteristici della provincia siciliana: il Comune di Santa Lucia del Mela. La tradizione dolciaria era affidata alla bravura dei cuochi e alle suore dei vari conventi che, senza raggiungere la maestria delle suore siciliane, sapevano il fatto loro in materia di crostate fatte con pasta frolla e con ripieni di crema o di conserve di frutta (specialmente di visciole). Poi i Romani ridussero il vigneto siciliano per estendere la coltura del grano. Purtroppo il fervore di Vigneti lungo la costa trapanese, tra Scopello e Castellammare del Golfo, dove si coltivano le uve Catarratto, Grillo e Inzolia, che vengono impiegate per la produzione del Marsala. Saltando a piè pari dal passato al presente, si può affermare che una parte dell’antica rinomanza vitivinicola siciliana si è incentrata nei vini DOC. Il prestigio tradizionale dei vini di qualità siciliani va quindi del tutto recuperato. Ecco un’altra storia esemplare, tutta italiana, per un grande vino siciliano che non si può produrre, e ciò da quando è stata avviata la pratica per il riconoscimento a denominazione d’origine controllata (DOC). I territori vulcanici sulle balze dell’Etna si prestano alla crescita di questi vitigni che danno vini aromatici. In realtà la Nasso della leggenda è l’isola delle Cicladi nel mar Egeo, famosa fin dal 9″ secolo per i suoi vini; però l’omonimia ha fatto pensare a molti che il primo nucleo di coloni greci provenisse dall’isola sacra egea che veniva anche chiamata, per la sua fertilità, «piccola Sicilia». Se l’ipotesi fosse esatta si potrebbe legittimamente pensare ad una viticoltura impiantata da colonizzatori che ne conoscevano ogni segreto e ciò spiegherebbe il culto a Bacco cui erano dedite tanto la Nasso egea che la siciliana. tipo rosso Nerella Mascalese, Montonico bianco, Carricante rosso rubino che tende al granato con l’invecchiamento decisamente vinoso asciutto, di buona acidità, di corpo, pieno, caldo, rotondo 12-13 gradi 7 per mille la zona pedemontana e le pendici a moderata altitudine dell’Etna gradisce un moderato invecchiamento (sui tre anni). Per mettere in atto il suo piano, Vigneti sulle pendici dell’Etna, dove si produce il vino omonimo nei tipi bianco, rosso e rosato.
Via via che si scende dalle falde dell’Etna, dove sono impiantati i vigneti che danno il vino rosso, il vino ha qualità che sempre più si avvicinano a quelle degli altri prodotti siciliani. Prima della seconda grande guerra mondiale esistevano due tipi di Mamertino: quello dolcissimo, che nell’accezione comune era il vero ed unico Mamertino dei Romani; poi si imbottigliava anche un tipo asciutto, che oggi sarebbe attualissimo, ma che allora era davvero un grande sherry siciliano. Adesso, come dice Giuseppe Coria nel suo libro / grandi vini di Sicilia, bisogna per forza di cose annoverare l’autentico nettare tramandatoci dalla storia fra i vini fantasma; lo stesso Coria afferma a proposito del Mamertino: «Un sorso di questo vino è come sognare». La storia, come si tramanda a Marsala di padre in figlio. Il Marsala era nel secolo scorso il vino preferito per la celebrazione della Messa: le partite migliori. Questo pregevolissimo Moscato non è altro che ‘antichissimo vino di Sicilia, chiamato nell’età classica Pollyon (ma anche Biblino), giacché pare che ad importare vitigno e sistema di lavorazione sia stato Pollio, re di Biblina. La Sicilia occidentale annovera vini di alto spicco come il Moscato, lo Zucca e il Casteldaccia bianco e rosso, i vini della zona di Salemi, bianchi, rossi e rosati, che si sono imposti al favorevole giudizio dei consumatori, come il Caste/vecchio, il Circhiaro e il Mokarta. Nella Sicilia centrale vi sono due aree ad elevata vocazione qualitativa: la zona Valledolmo-Vallelunga e la zona val di Lupo-Leonforte. Nella Sicilia orientale si trovano i leggendari E/oro bianco rosso, i vini della zona di Milazzo, il bianco e rosso del Capo, il bimillenario Taormina, i vini di val d’Anapo e di Pachino. di Il rinnovo degli impianti viticoli in Sicilia, con la messa a dimora di nuove e insolite varietà, ha determinato un interessante mutamento degli indirizzi produttivi. Nella provincia di Messina, il Barcellona, nei tipi bianco e rosso (da uve di Catarratto, Grecanico e altre il primo, da uve di Nerello, Nero d’Avola e altre il secondo), proviene dal territorio di Barcellona Pozzo di Gotto: sui 13 gradi il primo, sui 14 il secondo. Nei territori comunali del versante messinese dell’Etna si produce il Taormina, da uvaggio di uve bianche, dal colore giallo paglierino chiaro, con sapore e delicato profumo (12-13 gradi).
Le denominazioni DOC e DOCG Sicilia
E poi 1″ 7 1′ glia soprattutto coi passiti, la cui:ii: dolcezza contrasta il sapore picÀ È* i i *Ø › l’abbinamento tra Gorgonzo- ‘ ‘ “ la naturale e Marsala vergine / I ‘ “, _ èormai un classico. Gorgonzola L’abbinamento tra Gorgonzola e Marsala Vergine è ormai un classico (da provare stendendo un velo di miele d’acacìa su una fetta di pane caldo, ponendovi sopra una fettina di Gorgonzola: alternare un boccone di bruschetta con un sorso di Marsala). E poi -~, l’abbinamento tra Gorgonzo- -~,j/Ì/’ · la naturale e Marsala vergine:i/t – -,_ è ormai un classico. Questi i vitigni utilizzati per la produzione del Mamertino DOC del marchio Vasari: Catarratto Il cataratto è la pi๠diffusa varietà di uve bianche coltivate in Sicilia. La specificazione del vitigno è prevista nel disciplinare del Mamertino Bianco e Mamertino Bianco Riserva DOCNero d’Avola Star indiscussa dei vitigni autoctoni Siciliani a bacca rossa da cui nascono i vini pi๠importanti dell’isola. doc: Etna nelle tipologie Rosso e Bianco –Il Marsala l I l Marsala si può considerare il primo vino a denominazione d’origine controllata, perché autonomamente i produttori e gli enti pubblici vollero disciplinarne la produzione in riferimento al territorio, con un decreto legge del 1931. 0942 980348 – castiglionedisicilia@tiscalinet.it – La risorta Doc Etna, con i suoi pregiati Nerelli, un Museo del Vino con Mostra Permanente dei Vini di Sicilia (c/o Assessorato Agricoltura del Comune Tel. 0924 71320 – comunesalaparuta@libero.it – Terra di Marsala, e della nuova Doc Delia Nivolelli, aromatica alVorigano di Sicilia, composto a foglie e fiori, venduto, secondo la tradizione in orcioli di terracotta con tappo di sughero. Si stringe attorno a Tachis mentre l’enologo, con l’abituale ottima descrizione sui vini che fa innamorare anche chi li vede solo come bevande (sbagliando), spiega il “corpo” del Classico, del fine rosso dei Rampolla (clou del Sangiovese), dei californiani Rochioli, dei vini sardi e siciliani. Oggi, questi vini, conosciuti con la denominazione “Etna”, si presentano nelle tipologie: • Bianco – ottenuto con le uve di Caricante. Marsala Il più antico documento storico che si riferisce al “Marsala” risale al 1773, anno in cui dal porto di Trapani partì per l’Inghilterra un carico di botti di vino preventivamente alcolizzato onde metterlo in condizioni di meglio resistere al lungo viaggio.
La varietà di uve rosse Pignatello, Calabrese e Nerella mascalese sono riservate alla preparazione dei “Marsala rubino”. 091 332088 Rapitalà 2000 (Ol: Fees =: 300.000 Questo vino, che ha costruito la fama internazionale dell’azienda, rimane un punto di riferimento per questa doc della Sicilia occidentale. 0957 893438 fax 0957 893436 Web: www.vinicolabenanti.it e-mail: benanti@sifi.it Caselle 2000 @© FSM —@= 1.000 Si tratta di una versione esemplare della doc a base di carricante, vitigno coltivato esclusivamente sull’Etna: al naso il vino è intenso e ampio, con delicate note fruttate e lievi e fine sfumature minerali. piccola azienda —amm 300.000 numero di bottiglie prodotte del vino segnalato 613 DI SICILIA Denominazione: /a doc è stata istituita il 2/4/1969 e modificata il 28/2/1995. Invecchiamento minimo: 1 anzo per il Marsala Fine; 2 anni per il Marsala Superiore o Vecchio; 4 anni per il Marsala Superiore Riserva; 5 anni per il Marsala Vergine o Soleras; 10 anni per il Marsala Vergine Stravecchio o Riserva. L’usanza è descritta nei Deipnosofisti, sia nella versione in cui il bersaglio è costituito da un disco metallico da far cadere sonoramente su un secondo disco sottostante, sia in quella in cui si punta ad affondare alcune scodelline galleggianti; l’origine siciliana viene attribuita con documentata convinzione. Ammessi max 10% vitigni raccomandati 0 autorizzati in provincia di Agrigento Menfi-Bonera Riserva Menfi, Sciacca, Castelvetrano e Sambuca di Sicilia in provincia di Agrigento rosso rubino, con even tuali sfumature granato Nero d’Avola 50+75%, Sangiovese e/o Cabernet Sauvignon e/o Frappato di Vittoria 25+50%. Ammessi max 15% vitigni non aromatici raccomandati e/o autorizzati in provincia di Agricomune di Sambuca di Sicilia (Agrigento) rosso rubino, talvolt con riflessi color grané to; ampia presenza ¢ granoli il “Riserva” Ansonica. GRILLO Molto diffuso nella zona del Marsalese e nel comprensorio di Alcamo, nella Sicilia occidentale, dove é alla base dei rispettivi vini a Doc. Molti vini di qualità siciliani – che in ogni caso rappresentano ancora una minuscola porzione del totale – non hanno, almeno per ora, trovato posto nell’ambito delle Doc regionali, e quindi sono classificati come vini da tavola o Igt. Se passasse la proposta di creare una Doc Sicilia, molti dei vini pit: prestigiosi potrebbero trovare una diversa e pit.
🍷 Elenco completo dei vini Sicilia (3 schede)
I vitigni Sicilia
Pasta con le sarde Uno dei piatti siciliani più noti: bucatini conditi con una salsa di sarde, finocchietto, uva passa e pinoli. Il realtà il Corvo bianco e rosso è un vino abbastanza recente che conta circa 150 anni di vita anche se le uve sono coltivate in Sicilia da tempo; e il nome gli deriva da una località nei pressi di Casteldaccia. Con le stesse uve, mediante vinificazione in bianco, si produce anche il tipo Etna rosato. Anche il panorama vinicolo siciliano è fra i più variati che si conoscano: a parte i famosi vini storici, è ormai accertato che in Sicilia si possono produrre vini da tavola leggeri, dal sapore di uve fragranti. Detta anche Oro di Pantelleria, questa e altre uve siciliane sono il frutto di una terra fra più generose. E sempre stata città internazionale, punto d’incontro delle culture mediterranee, dedita da millenni alla pesca nello stretto di Sicilia, non perdetevi la partenza ma, soprattutto, il ritorno della flotta. Particolarmente importante é l’impronta territoriale espressa dai vini di Fazio, sia che essi provengano dalle varietà di uve tipiche della Sicilia, sia che nascano da blend o interpretazioni esclusive dei pit celebri vitigni internazionali. Linsey passo avanti compiuto dalla casa di Milazzo che, soprattutto con i vini prodotti con la nuova etichetta di Feudo Solaria, mostra di poter arrivare davvero molto in alto nel panorama vitivinicolo siciliano, puntando esclusivamente sulla massima valorizzazione delle uve autoctone. L’intera produzione é di livello alto, a cominciare dagli “storici” Regaleali bianco, rosato e rosso, fino ad arrivare ai due cru internazionali, ormai pietre miliari, dei quali si può affermare che abbiano inaugurato un vero e proprio rinascimento dell’enologia siciliana, di cui l’intera isola sta oggi raccogliendo i frutti. Dopo tante letture, esperimenti, e assaggi ha deciso di puntare la sua scommessa del vino Siciliano, su vitigni che già sanno di storia per il connubio perfetto con quel territorio: Nero d’Avola, Frappato, Pinot nero dell’Etna per i rossi, l’Inzolia, il Grillo, il Cataratto e il Caricante per i Bianchi.
Tra i vitigni rossi è il più bel vitigno della Sicilia, meglio anche del Cabernet. Così il giornalista Nino Aiello, descrivendo la fortuna odierna del vitigno siciliano Nero D’Avola, non dimentica che: «Come tutte le belle storie anche questa ha un mentore, saggio e rispettato, il padre nobile dell’enologia italiana, un vero mito del settore, autore di alcuni dei più celebri vini italiani. È comunque noto che gli Inglesi sono sempre stati fine bevitori di vino e hanno lungo tempo governato le produzioni di uve e di vino nel Bordolese (specie quando erano padroni dell’Aquitania), in Spagna, in Portogallo e in Sicilia, dove avviarono la produzione del Marsala in grande stile. Gradazione minima: 10,5° • Rosso con le uve di Nero d’Avola e/o Pericone (minimo 50%) e con l’eventuale aggiunta di quelle di altri vitigni della zona: ha colore rosso rubino più o meno intenso. Gradazione m1n1ma: 11.5 • Con almeno 1 90% di uve del corrispondente vtugno si ottengono invece i vini: • Nero d’Avolaha colore rosso più o meno intenso: odore vinoso, caratteristico; sapore secco. Con le uve provenienti per almeno 1’80% dal vitigno Nero d’Avola e per la rimanente percentuale dai vitigni Frappato e/o Pignatello si produce il vino: • Pachino – ha colore rosso rubino granato intenso. • Rossocon le uve di Nero d’Avola elo Sangiovese e/o Merlot e/o Cabernet Sauvignon elo Syrah (minimo 85%) e con l’eventuale aggiunta di quelle di gM4 vitigni a bacca rossa, raccomandati elo autorizzati no]. • Rosso – con le uve di Calabrese o Nero d’Avola e di Perricone (minimo 50%) ed eventualmente con quelle di altri vitigni a bacca nera raccomandati elo autorizzati nella zona; ha colore rubino più o meno ntenso; odore, fine, vinoso: sapore armonico, ricco di struttura. • Rosso – con le uve di Calabrese (o Nero d’Avola) e/o Cabernet Sauvignon (minimo 80%) e con quelle di altre varietà a bacca rossa, non aromatiche, raccomandate e/o autorizzate nella zona: ha colore rosso rubino più o meno intenso con eventuali riflessi granati; odore, fine, vinoso; sapore asciutto e armonico. • Rosso – con le uve di Nero d’Avola (minimo 50%) e con quelle di altre varietà a bacca nera, non aromatiche, raccomandate e/o autorizzate nella zona: ha colore rosso rubino, talvolta con riflessi color granato: odore vinoso, caratteristco, intenso; sapore asciutto, corposo,.
Stile e profilo organolettico dei vini Sicilia
Marzapane La dolcezza quasi stucchevole di questo simbolo della pasticceria siciliana (a base di pasta di mandorle, albumi e zucchero) mette a dura prova i vini da dessert. Tutt’al più si può provare con qualche Passito di Pantelleria. Solo il Passito di Pantelleria riesce a reggere (e lo fa in maniera eccezionale) la dolcezza quasi stucchevole della cassata e la contestuale presenza del cioccolato. La dolcezza quasi stucchevole di questo simbolo della pasticceria siciliana (a base di pasta di mandorle, albumi e zucchero) mette a dura prova i vini da dessert. Giustamente Nicola Bavidà recentemente ha rammentato che intraprendenti mercanti britannici lanciarono i vini Marsala: John Woodhouse, che diventerà tanto ricco da prestare soldi ai Borboni di Napoli; Benjamin Ingham, che perfezionerà la tecnologia dei vini marsalesi; James Hopps e tanti altri. Questo meraviglioso bianco-rosato secco, da tempo immemorabile consumato in Sicilia come aperitivo e da pasto da giovane, da dessert invece dopo un lungo invecchiamento, non si può più produrre perché un divieto contro la sofisticazione lo impedisce. Questo vino, forse più di ogni altro, potrebbe rappresentare emblematicamente tutta la Sicilia enoica, per la sua generosità e anche per gli avvertibilissimi sentori di zàgara nel profumo; il suo gusto rotondo riempie la bocca, lasciandola poi perfettamente pulita. Etna Dissi così, ed egli prese la coppa e bevve: e molto godeva bevendo il dolce vino e me ne chiese anche un’altra Omero (Odissea, IX, traduzione di R. Il Bianco dell’Etna, ottenuto nelle massime altitudini ancora convenienti per la vite (anche di poco oltre i 1000 metri), si presenta con una freschezza acida, un’alcolicità moderata, un insieme di caratteristiche per cui, a etichetta coperta, potrebbe tranquillamente essere scambiato per un prodotto dell’enologia settentrionale. I cittadini britannici stabilitisi a Marsala per la produzione il commercio del vino erano in numero sufficiente da giustificare la presenza di un consolato inglese nella cittadina. Poiché la disposizione valeva anche per gli inglesi, il console britannico preferì, in via precauzionale, richiedere la presenza di due navi che, partite da Malta, si ancorarono nel porto di Marsala. C’è da aggiungere che anche Garibaldi amava il Marsala, di un tipo più dolce che ancora oggi porta il suo nome.
I garibaldini furono facilitati nella rischiosa operazione dalla presenza nel porto di due navi britanniche a tutela dei cittadini inglesi che a Marsala si occupavano di commercio vinicolo. tipo rosato Perricone, Nerello Mascalese, Nero d’Avola, con vinificazione condotta parzialmente in bianco rosato con riflessi madreperlacei granato intenso, con lievi sentori di vaniglia asciutto, fine, 12 gradi 5 per mille la tenuta Regaleali l’optimum d’invecchiamento è di due anni, massimo quattro. tipo rosso Perricone, Nerello Mascalese, Nero d’Avola rosso rubino brillante con sfumature granata; vibrazioni topazio-aranciate con l’età vinoso e persistente, con delicati sentori di viola secco, asciutto, leggermente tannico 12,5-13 gradi 5-6 per mille la tenuta Regaleali. della zona di Marsala, è analogo ma con gradazione più elevata. Per lo più, dopo un paio d’anni e anche meno in qualche caso, il vino bianco incorre spesso in una accentuazione del colore e nel fenomeno del «marsalaggio», per il quale si trasforma in prodotto di cattivo gusto. Quello che colpisce, come una sorpresa, é la Vendemmia Tardiva che sembra pitt rapportarsi a un passito siciliano che a un Vin Santo, di grande correttezza formale. 0924 508913 – Celebrazione di un vino, una volta considerato, a torto, minore, nell’area immensa del Marsala, ma i Catarratti con il Damaschino e il Grecanico, riescono a donare a questo vino intensità, profumi e struttura, con la chiara nota di sapidita. 091 949049 – – Paese strutturalmente diviso tra un opulento settecento siciliano ed un fiorito liberty del primo ‘900. I vini “Marsala” si distinguono anche per il colore:”oro” (colore dorato più o meno intenso), “ambra” (colore giallo ambrato più o meno intenso),”rubino” (colore rosso rubino che con l’invecchiamento acquista riflessi ambrati), e per il contenuto zuccherino: “secco”, “semisecco”, “dolce”. Moscato di Pantelleria, Passito di Pantelleria e Pantelleria Nella splendida e assolata isola di Pantelleria, in provincia di Trapani, si produce un’ampia gamma di vini bianchi, soprattutto dolci. Gradazione minima: I1e • Nero d’Avola – con le uve del vitigno corrispondente ed eventualmente con quelle di altri vitigni a bacca nera non aromatici. Rosso – con le uve di Nero d’Avola (20-50%), Sangiovese e/o Cabernet Sauvignon (50-80%), a cui possono essere aggiunte quelle di altri vitigni a bacca ros- (massimo I 5%): ha colore rosso rubino con sfumature granato: profumo vinoso, etereo, di particolare fnezza;sapore asciutto, leggermente tannico, con buostruttura.
Abbinamenti gastronomici tipici Sicilia
Un vino liquoroso come il Marsala e un formaggio erborinato_co_me”il_Qqrgonzola a prima vista potrebbero apparire poco?conciliabili tra di loro, eppure il loro abbinamento ‘per contrasto’ è fra i migliori che si siano mai trovati. Più in età, si presta sui dolci di tipica fattura siciliana, a base di pasta di mandorle. Vino di alta tipicità, adatto al pesce, il Ciclopi bianco, fin dal suo primo apparire negli anni Cinquanta, raggiunse il massimo della notorietà, giacché il suo lancio in Sicilia fu quasi contemporaneo all’apertura del Lido dei Ciclopi di Acitrezza, luogo turistico-mondano, collegato all’attività dell’azienda produttrice del vino. Nelle feste di Natale e di Pasqua veniva servito per accompagnare, dopo lauti pranzi, la pignolata messinese, i cannoli e la cassata siciliana. Sorsero più tardi altri stabilimenti enologici (bagli, si chiamano nella regione) per la produzione di Marsala: tra i primi quelli dell’inglese Beniamino Ingham e dell’italiano Vincenzo Florio. Moscato di Noto e Moscato di Pantelleria Tra i molti vini dolci siciliani da dessert, alcuni dei quali pregevolissimi, il Moscato di Noto e quello di Pantelleria occupano un posto di rilievo. tratta di una evoluzione recentissima che, insieme alle nuove regole di etichettaggio introdotte dalla CEE, ha modificato molte delle caratteristiche dei vini siciliani, facendo aumentare anche il numero delle indicazioni geografiche per il vino da tavola. Il Marsala in questione è un esemplare di fattura impeccabile, che vi consigliamo di provare su formaggi stagionati o da solo, magari come aperitivo. Il muùller thurgau sta conquistando anche i produttori siciliani: uno dei primi esempi dell’impiego di questo incrocio di origine tedesca è proprio l’Aretè, un e giovanile bianco.
piccolo e versatile con la sua forma a tulipano leggermente svasato, é adatto ai vini dolci, ai passiti, ma anche alle vendemmie tardive e ai vini “fortificati” come Marsala, Sherry e Porto. Un vino marsala, un vino bianco secco giovane, oppure un vino rosso corposo, ma non vecchio, saranno sempre una base a una salsa che esaltera la ricetta a cui si accompagna. Per il bar dei fine si accresce la dotazione con i 152 —s, wessc” Bicchiere lungo Bicchierino il tipico bicchiere per per liquori dolci, marsala, whisky, bibite e usato sherry e porto. La Repubblica di Venezia per secoli spadroneggio nel Mediterraneo, monopolizzando il commercio dei vini dolci dei paesi meridionali e delle isole, dalla Sicilia a Cipro e Creta alle isole Greche, verso i ricchi mercati del Nord Europa. La storia recente del Marsala non € stata esaltante: fino a qualche anno fa, vittima di commercianti senza scrupoli, era venduto principalmente in bottiglioni, a poco prezzo, ed era utilizzato pill in cucina che a tavola. Per esempio, certi formaggi, come il caciocavallo piccante, il pecorino siciliano con il pepe e la salsiccia napoletana, le torte da dessert molto cariche di cioccolato sono di accostamento pressoché impossibile. Se invece il formaggio ée parte integrante del dessert, si può anche accompagnarlo con lo stesso vino servito con i dolci, specie se si tratta di un Vin Santo 0 un Passito di Pantelleria. Si è però verificato che in alcune zone di suoli fertili per fattori naturali e antropici, quali per esempio le pianure e i fondovalle veneti, romagnoli, pugliesi e della Sicilia occidentale, si sia affermata e consolidata una viticoltura capace di abbinare elevata produttività a bassi costi di produzione. Pesce affumicato, primi piatti della cucina siciliana, sformati di funghi, carni bianche elaborate, couscous di pesce o anche di carne, formaggi semistagionati.
Domande Frequenti sui vini Sicilia
❓ Domande Frequenti
Quali sono i vini più importanti Sicilia?
E poi 1″ 7 1′ glia soprattutto coi passiti, la cui:ii: dolcezza contrasta il sapore picÀ È* i i *Ø › l’abbinamento tra Gorgonzo- ‘ ‘ “ la naturale e Marsala vergine / I ‘ “, _ èormai un classico. Le denominazioni principali sono raccolte nelle schede collegate in questa guida.
Quali vitigni si coltivano Sicilia?
Pasta con le sarde Uno dei piatti siciliani più noti: bucatini conditi con una salsa di sarde, finocchietto, uva passa e pinoli. Ogni vitigno esprime un profilo organolettico legato al territorio.
Come si abbinano i vini Sicilia?
Un vino liquoroso come il Marsala e un formaggio erborinato_co_me”il_Qqrgonzola a prima vista potrebbero apparire poco?conciliabili tra di loro, eppure il loro abbinamento ‘per contrasto’ è fra i migliori che si siano mai trovati. Trovi gli abbinamenti dettagliati nelle singole schede di denominazione.
Vini Sicilia: la competenza che guida ogni scelta
Conoscere i vini Sicilia significa scegliere con metodo, riconoscendo denominazioni, vitigni e stili. È la promessa di Online Wine Shop: contenuti verificati, vocabolario AIS, zero approssimazione.
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