Vini del Lazio: la guida che ti fa scegliere con la sicurezza di un sommelier
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Il Lazio del vino è molto più del bianco da osteria romana. Tra colli vulcanici, laghi craterici e vitigni autoctoni ritrovati, la regione che dissetava i papi e gli imperatori offre etichette di carattere che vale la pena saper riconoscere. Questa guida ti accompagna zona per zona, tra denominazioni, vitigni e abbinamenti, con la storia e le curiosità che rendono ogni calice un racconto.
📌 In sintesi: i vini del Lazio
Il Lazio è terra di grandi bianchi vulcanici — Frascati e gli altri vini dei Castelli Romani, l'Est! Est!! Est!!! di Montefiascone — basati su Malvasia e Trebbiano. Il suo rosso di vertice è il Cesanese, autoctono speziato della Ciociaria. Completano il quadro chicche dolci come l'Aleatico di Gradoli e il Moscato di Terracina. Vini da bere giovani e freschi, nati per la cucina romana.
Storia e origini: i vini dei papi e di Roma
La viticoltura laziale ha radici profonde: il Frascati si coltiva fin dal tempo della Roma imperiale, e il Marino nasce sui Colli Albani già in epoca romana. Sono i suoli vulcanici dei Castelli Romani, a sud di Roma, ad avere reso celebri questi bianchi: terreni leggeri e minerali, perfetti per uve aromatiche e di pronta beva, che per secoli hanno rifornito le tavole e le cantine della Capitale.
Ma l'aneddoto più gustoso della regione arriva da nord, dal lago di Bolsena. Narra la leggenda che nel 1111 il vescovo tedesco Giovanni Defuk, in viaggio verso Roma al seguito dell'imperatore Enrico V, mandasse avanti il suo servo Martino con il compito di assaggiare il vino delle osterie e segnare con la scritta «Est» (in latino, «c'è», sottinteso «c'è buon vino») quelle migliori. Arrivato a Montefiascone, Martino trovò un bianco così straordinario che esagerò e scrisse tre volte: «Est! Est!! Est!!!». Il vescovo si fermò in paese a berlo e — sempre secondo la leggenda — ne bevve talmente tanto da morirne. Sulla sua tomba nella chiesa di San Flaviano, Martino fece incidere l'epitaffio rimasto celebre: «Est Est Est propter nimium est hic Jo. Defuk dominus meus mortuus est», «per il troppo Est qui il mio signore è morto». Da allora il vino porta quel nome triplicato.
Le zone e le denominazioni del Lazio
La regione si articola in tre grandi aree. A sud di Roma i Colli Albani (Frascati, Marino, Velletri, i Castelli Romani) regno dei bianchi; a nord il Viterbese attorno al lago di Bolsena (Montefiascone, Gradoli); a sud-est la Ciociaria (Piglio, Olevano Romano), dove resiste il grande rosso autoctono. Il vertice qualitativo è presidiato dal Frascati Superiore, dal Cannellino di Frascati (versione dolce) e dal Cesanese del Piglio, affiancati da numerose DOC.
🍷 I vini del Lazio sul sito
I vitigni del Lazio
Sul fronte dei bianchi prevalgono la Malvasia — quella di Candia, più produttiva, e la più fine e aromatica Malvasia Puntinata (o «del Lazio») — insieme al Trebbiano, spesso integrati da uve locali come Bellone e Bombino. Tra i rossi il protagonista assoluto è il Cesanese, nelle sue due varianti Cesanese d'Affile e Cesanese Comune: autoctono capace di vini speziati, caldi e di buona struttura. Completano il panorama l'Aleatico, uva aromatica a bacca rossa per i dolci, e il Moscato di Terracina sul litorale pontino.
Stile e profilo organolettico
Profilo dei vini laziali
- Frascati e bianchi dei Castelli: giallo paglierino, profumo vinoso e fruttato con note erbacee; gusto morbido, fresco e aromatico su fondo acidulo, di pronta beva (da bere giovani, entro pochi mesi).
- Marino: paglierino tenue, profumo delicato di albicocca, anice e fiori di campo; sorso morbido, asciutto e persistente.
- Est! Est!! Est!!!: giallo paglierino brillante, naso aromatico di mela Golden e Malvasia; bocca secca e lunga.
- Cesanese (rosso): rubino intenso che vira al granato con l'affinamento, note di frutti rossi e spezie; gusto caldo, talora leggermente amarognolo, di buona struttura.
- Aleatico di Gradoli (dolce): rosso granato dai riflessi violacei, profumo finemente aromatico ed elegante; gusto morbido, vellutato e dolce di frutto fresco.
Abbinamenti gastronomici tipici del Lazio
I bianchi dei Castelli, freschi e sapidi, sono nati per la cucina romana: per contrapposizione sgrassano i fritti e accompagnano cacio e pepe, carbonara, gricia e piatti di pesce; il Frascati è perfetto anche con fettuccine alle interiora, abbacchio e pollo con i peperoni. L'Est! Est!! Est!!!, leggero, dà il meglio con i pesci di lago delicati (persico e lavarello), anguille e aperitivi. Il Cesanese rosso, per concordanza, regge abbacchio alla cacciatora, coda alla vaccinara e saltimbocca alla romana, oltre ai primi con sughi di frattaglie. I dolci — Aleatico di Gradoli e Cannellino — chiudono il pasto con pasticceria secca e frutta secca.
Domande Frequenti su i vini del Lazio
❓ Domande Frequenti: i vini del Lazio
Quali sono i vini più importanti del Lazio?
Il più celebre è il Frascati (con le versioni Superiore e Cannellino dolce), seguito dall'Est! Est!! Est!!! di Montefiascone, dal Cesanese del Piglio — il rosso di vertice della regione — e dai bianchi dei Castelli Romani come Marino e Velletri.
Perché si chiama Est! Est!! Est!!!?
Secondo la leggenda, nel 1111 il servo del vescovo Defuk segnava le osterie col buon vino scrivendo «Est»; a Montefiascone il vino era così buono che lo scrisse tre volte. Il vescovo vi si fermò a berlo fino a morirne, e da allora il vino porta quel nome triplicato.
Quali vitigni si coltivano nel Lazio?
Tra i bianchi dominano la Malvasia (di Candia e la più fine Puntinata) e il Trebbiano, con uve locali come Bellone e Bombino; tra i rossi spicca il Cesanese, autoctono laziale, affiancato da Montepulciano, Sangiovese e Merlot.
In conclusione
Dai bianchi vulcanici dei Castelli al rosso speziato della Ciociaria, fino alle dolcezze del lago di Bolsena, il Lazio è una regione da scoprire calice dopo calice. ← Esplora tutte le Regioni Vinicole