Bonarda: il Rosso Frizzante dell’Oltrepò Pavese — 14 Milioni di Bottiglie di Puro Piacere

Bonarda: il Rosso Frizzante dell’Oltrepò Pavese che Confonde Mezza Italia

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Pochi nomi del vino italiano generano tanta confusione quanto la parola «Bonarda». In Lombardia indica un rosso, spesso frizzante e vivace, prodotto nell’Oltrepò Pavese con l’uva Croatina. In Piemonte la stessa parola viaggia su binari diversi: nel Novarese coincide con l’Uva Rara, mentre esiste anche una distinta «Bonarda piemontese», antico vitigno spesso confuso proprio con la Croatina. Tre strade, un solo nome. Qui parliamo soprattutto della protagonista lombarda: il Bonarda dell’Oltrepò Pavese, uno dei rossi più prodotti e più democratici del Nord Italia.

📌 In sintesi: Bonarda

Il Bonarda Oltrepò Pavese è un rosso lombardo prodotto con almeno l’85% di uva Croatina, completata da Barbera, Uva Rara e Ughetta. Si presenta rosso rubino intenso, con profumo fine di marasca e mandorla amara; esiste fermo e secco oppure, nella versione più tipica e amata, frizzante e di facile beva. Gradazione intorno agli 11° vol, maturazione 3-4 anni, vocato a salumi, carni e formaggi di media stagionatura. Da non confondere né con la Bonarda piemontese né con la «Bonarda» argentina.

Storia e origini: quando un nome viaggia più dell’uva

La coltivazione del Bonarda nell’Oltrepò Pavese affonda le radici nell’Ottocento, basata sull’impiego della Croatina (almeno l’85%) insieme ad altre uve rosse locali. Da allora è diventato uno dei rossi più ricercati della Lombardia, con i vigneti concentrati nelle colline pavesi: Casteggio, Stradella, Montalto Pavese, Canneto Pavese, Santa Maria della Versa, Torricella Verzate. La curiosità storica più gustosa è proprio nel nome: nell’Oltrepò la Croatina viene chiamata localmente Bonarda, tanto che i disciplinari registrano la dicitura «Croatina (localmente detta Bonarda)». È un battesimo popolare, non botanico — e ha generato secoli di equivoci.

In Piemonte il quadro si complica. Nel Novarese e nel Vercellese «Bonarda» è sinonimo di Uva Rara (detta anche Bonarda novarese), che entra nei blend dei grandi nebbioli del nord come Ghemme, Boca e Fara. Ma i testi enologici censiscono anche una vera e propria Bonarda piemontese, «antico vitigno piemontese, spesso confuso con la Croatina», coltivato pure in Emilia sui colli di Parma e Piacenza. Tre vitigni, tre territori, un’unica parola: ecco perché «Bonarda» resta uno dei termini più scivolosi dell’enologia italiana.

Il vitigno e il vino: la firma della Croatina

La Croatina è l’anima rossa dell’Oltrepò: dona morbidezza e colore, ed è la base non solo del Bonarda ma anche delle tipologie storiche del territorio, il Buttafuoco e il Sangue di Giuda. Nel bicchiere il Bonarda si riconosce per:

  • Colore: rosso rubino intenso, limpido e brillante.
  • Profumo: fine e netto, con i sentori caratteristici di marasca e mandorla amara.
  • Gusto: secco e corposo nella versione ferma; vivace e di piacevole beva in quella frizzante.
  • Gradazione: intorno agli 11° vol.
  • Maturazione: ottimale dopo 3-4 anni; si beve soprattutto giovane.

La versione frizzante è quella che ha fatto la fortuna popolare del vino: la leggera effervescenza pulisce il palato e rende il Bonarda un rosso da tutto pasto, perfetto sulla tavola di ogni giorno. Non a caso è uno dei rossi più prodotti della regione: la documentazione storica parla di circa 107.000 ettolitri l’anno, equivalenti a più o meno 14 milioni di bottiglie — il numero che dà il titolo a questa pagina.

Abbinamenti: il rosso da tutti i giorni

Saper abbinare un buon vino è ciò che valorizza una cena. Il Bonarda dell’Oltrepò dà il meglio con carni bianche, maiale, formaggi di media stagionatura e persino con la pasticceria nelle versioni più amabili. La versione frizzante, con la sua bollicina che sgrassa, è quasi uno standard regionale con i salumi e i piatti saporiti della cucina pavese. Qualche idea pratica:

  • Salumi e affettati, antipasti misti all’italiana.
  • Carni bianche e maiale: pollo arrosto, costine, arrosto.
  • Formaggi di media stagionatura.
  • Primi piatti strutturati e pizza, dove il frizzante alleggerisce e accompagna.

Temperatura di servizio: leggermente più fresca per il frizzante, qualche grado in più per il fermo.

Domande Frequenti su Bonarda

❓ Domande Frequenti: Bonarda

Il Bonarda dell’Oltrepò è fatto con l’uva Bonarda?

No, ed è proprio qui l’equivoco. Il Bonarda Oltrepò Pavese è prodotto con almeno l’85% di Croatina, che nell’Oltrepò viene però chiamata localmente «Bonarda». Il nome è un’eredità popolare del territorio, non l’indicazione botanica del vitigno.

Che differenza c’è tra Bonarda lombarda e Bonarda piemontese?

In Lombardia «Bonarda» è il rosso dell’Oltrepò a base Croatina. In Piemonte la parola indica invece l’Uva Rara (Bonarda novarese) nel Novarese, mentre esiste anche una distinta Bonarda piemontese, antico vitigno spesso confuso con la Croatina. Stesso nome, vitigni diversi.

Il Bonarda argentino è lo stesso vino?

No. La «Bonarda» argentina, tra i rossi più piantati del Paese, è in realtà il Douce Noir di origine savoiarda (in California noto come Charbono): non ha nulla a che vedere né con la Croatina lombarda né con l’Uva Rara piemontese. È un altro caso di omonimia tra vini lontani.

In conclusione

Dietro un nome confuso si nasconde un grande rosso popolare: il Bonarda dell’Oltrepò Pavese è schietto, gastronomico e capace di mettere d’accordo tavola e portafoglio. Conoscere la sua vera anima — la Croatina — è il primo passo per sceglierlo bene.

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Chi è l'autrice

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