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Il Barbera è uno dei vitigni più importanti del Piemonte e il Barbera del Monferrato è uno dei suoi vini più rinomati. La storia di questo vino risale all’antichità, quando i Romani coltivavano il vitigno Barbera nella regione. Tuttavia, il vero boom del Barbera del Monferrato è avvenuto a partire dal Medioevo, quando i monaci benedettini iniziarono a coltivare il vitigno nelle loro vigne.
Nel corso dei secoli, il Barbera del Monferrato è stato apprezzato per la sua robustezza e la sua capacità di resistere alle intemperie, rendendolo il vino preferito delle famiglie contadine della zona. Tuttavia, è solo a partire dagli anni ’80 che il Barbera del Monferrato ha cominciato a essere apprezzato a livello internazionale, grazie al lavoro dei produttori locali che hanno saputo migliorare la qualità del vino.
Oggi, il Barbera del Monferrato è un vino di grande prestigio, noto per la sua complessità e la sua capacità di invecchiamento. Il territorio del Monferrato, caratterizzato da colline e vigneti, è il luogo ideale per la coltivazione del vitigno Barbera e la produzione del Barbera del Monferrato è regolamentata da un disciplinare che ne garantisce la qualità e l’autenticità.
In sintesi, il Barbera del Monferrato ha una storia antica e ricca, che risale all’epoca romana e che è stata arricchita nel corso dei secoli dalle tradizioni contadine della zona. Oggi, il Barbera del Monferrato è un vino di grande valore, che rappresenta uno dei migliori esempi dell’enologia piemontese.
è riconosciuto con denominazione di origine controllata (DOC).
È prodotto mediante taglio di uva del vitigno Barbera con uve dei vitigni Freisa, Dolcetto e Grignolino.
Il colore
è rosso vivo, talvolta intenso talvolta chiaro (a seconda delle zone di produzione e dell’esposizione dei vigneti), generalmente tendente al granata da giovane e al mattone dopo un certo periodo di invecchiamento.
L’odore
sebbene accentuatamente vinoso, è penetrante e caratteristico.
Il sapore
è asciutto, talvolta abboccato, di corpo e più o meno frizzante (il frizzante dipende dalla percentuale di certe uve immesse nel taglio prima della fermentazione del mosto).
La gradazione alcolica
non è quasi mai superiore ai 12°. Quando li supera, viene denominato “superiore”.
Il Barbera del Monferrato è il classico vino piemontese da pasto, sia da giovane sia invecchiato. L’invecchiamento avviene nel giro di 6-7 anni in botti di rovere della Croazia o in bottiglie borgognone di color marrone scuro da tenere in posizione orizzontale sempre però dopo un anno trascorso in botte.
Invecchiamento
La cantina deve essere buia, molto tranquilla, di media umidità, a temperatura mai inferiore ai 10-12 °C e mai superiore ai 14-15 °C.
Come degustare
La bottiglia che si intende passare al consumo, deve essere trasferita dalla cantina a temperatura ambiente (20-22 °C), lasciata “posare” per 5-6 ore e stappata non meno di un’ora prima della mescita.
Abbinamento cibo vino
Si accompagna, a fritti misti alla piemontese, coniglio e pollame in umido, bue e manzo arrosto e alla griglia, bolliti misti e formaggi a pasta dura e piccanti.
Centri di produzione
Il Barbera del Monferrato è prodotto in diverse zone della regione del Piemonte, principalmente nelle province di Asti e Alessandria, che formano il territorio del Monferrato. Alcuni dei centri di produzione includono:
- Nizza Monferrato: è una delle zone più rinomate per la produzione del Barbera del Monferrato. Qui si coltivano i vigneti a terrazze, che conferiscono al vino una particolare finezza.
- Castelnuovo Calcea: questo comune è situato nella zona delle colline del Monferrato e produce vini di alta qualità, tra cui il Barbera del Monferrato.
- Agliano Terme: è un’altra zona importante per la produzione del Barbera del Monferrato. Qui il terreno è particolarmente adatto alla coltivazione del vitigno, grazie alla presenza di argilla e calcare.
- Costigliole d’Asti: è un comune situato nella zona delle Langhe, che produce alcuni dei migliori vini del Piemonte, tra cui il Barbera del Monferrato.
- Ovada: questa zona è situata nella provincia di Alessandria ed è nota per la produzione di vini di alta qualità, tra cui il Barbera del Monferrato.
In generale, la produzione del Barbera del Monferrato è diffusa in tutta la regione del Piemonte e il territorio del Monferrato rappresenta solo una delle zone di maggior produzione.
I maggiori centri di produzione sono situati nei territori comunali di Acqui Terme, Castelnuovo Bormida, Ovada, Strevi, Tagliolo Monferrato, Altavilla Monferrato, Casale Monferrato, Ozzano Monferrato, Valenza (provincia di Alessandria).
Approfondimenti sul Barbera del Monferrato: territorio, profilo e abbinamenti
I vini più rinomati sono ancora una volta i rossi, ottenuti da tre vitigni principali: Barbera, Dolcetto e Nebbiolo. che proporrà: gli abbinamenti cibo e birra a cura di Giorgio Colli, sommelier professionista; i famosi Krumiri di Casale Monferrato. L’importante è non annacquarlo col ghiaccio, ma un Bardolino, un Chianti o un Sangiovese giovani, una Freisa o una Barbera non invecchiata, un Gutturnio o una Bonarda nel secchiello refrigerante d’estate ci stanno eccome. Lo zampone pretende un Lambrusco della sua terra, i pizzoccheri si sposano mirabilmente coi rossi valtellinesi, le trenette al pesto, orgoglio della cucina ligure, vogliono un bianco della riviera, la bagna caoda, rustica compagna di pranzi piemontesi autunnali, esige Barbera e Dolcetto. Il fritto misto dicarneama–invecenessere sposato a un rosso leggero di buona acidità.,.come una Barbera, un Dolcetto o una Bonarda; stesso discorso per un altro ‘fritto’ di carne conosciutissimo: la cotoletta alla milanese. Se il ripieno è a base di selvaggina occorrono vini più robusti, maturi, di carattere, come un Barolo o una Barbera d’Asti invecchiata. Dai funghi ai tartufi il passo è breve: in questo caso la tradizione piemontese offre buoni abbinamenti con la Barbera o col Dolcetto. Per gli arrosti di selvaggina da pelo occorrono dei rossi di medio invecchiamento, dal sapore pieno e armonico (appartengono a questa categoria le riserve di Chianti, Barbera d’Alba, Valpolicella). ln questo caso la tradizione non transige: ci vogliono una Barbera o un Dolcetto, rossi piemontesi giovani, poco tannici, dal bouquet vinoso. lnvecchiata, la Barbera sta con le carni impegnative e con la selvaggina (lepre in salmì). Ottima con la l:mgi’ia cancia B:.m”ã;ei’a dei Monferrato (Pienim”›~t-:~’f} Accompagna arrosti, bolliti, carni allo spiedo e i primi di pasta all’uovo col ragu. Griqnolino del MonFerrato Casalese (Piemonte) Rosso da servire con salumi, primi piatti e arrosti di carni bianche. Ultrepo Pavese Barbera (Lombardia) Rosso di facile beva, sta coi bolliti e con le grigliate miste di carne, salamelle e Würstel. Meglio un Barolo, ma si puo optare per un Dolcetto d’Alba, un Diano d’Alba, un Grignolino d’Asti o una Barbera del Monferrato. Anguilla ai Ferri _ L’anguilla cotta alla griglia vuole un rosso come il Bardolino, oppure anche un Sangiovese di Romagna, una Barbera d’Asti o un Chianti, tutti serviti giovani. È da sposare con dei bei rossi piemontesi: una Barbera d’Asti o del Monferrato o un Dolcctlo delle Langhe o d’Asti. Il bollito piemontese e il più ricco e vuole vari tagli di bovino adulto e di vitello, lingua, gallina, cotechino: si abbina con la Barbera d’Alba, con la Barbera d’Asti o col Gattinara. Ma c’è chi preferisce dei rossi più austern come una Barbera del Monferrato oppure un Refosco o un Merlot dell’lsonzo.
Da sposare con una Barbera d’Asti o con un Dolcetto d’Asti o di Dogliani. Si sposano felicemente con la Bonarda dell’Oltrepò Pavese o dei Colli Piacentini, oppure con la Barbera o la Freisa d’Asti servite giovani. Se l’abbinamento è tradizi0I¬alE, 8ll0fô ECCO Il §a”9|0Ve5e d’ Romagna o la Barbera dei Colli B0l09F1@Sli aflfhå fflzzjìntej Bene anche col Lambrusco di Sorbara. Da abbinare con un rosso giovane dallo spiccato profumo vinoso: una Barbera dell’Oltrepò Pavese o un Dolcetto di Ovada, ad esempio. Robiola di Roccaverano Un Gavi bianco o una rossa Barbera d’Alba sembrano gli accostamenti regionali migliori perla Robiola, splendido formaggio piemontese. Il fritto misto di carne ama invece, essere sposato a un rosso leggero di buona acidità, come una Barbera, un Dolcetto o una Bonarda; stesso discorso per un altro ‘fritto’ di carne conosciutissimo: la cotoletta alla milanese. ama.-invece_ essere sposato a un rosso leggero di buona acidità come una Barbera, un Dolcetto o una Bonarda; stesso discorso per un altro ‘fritto’ di carne conosciutissimo: la cotoletta alla milanese. In questo caso la tradizione non transige: ci vogliono una Barbera o un Dolcetto, rossi piemontesi giovani, poco tannici, dal bouquet vinoso. Invecchiata, la Barbera sta con le carni impegnati,; ‘ e con la selvaggina (lepre in salmì). Barbera del tllonfe,-rato (Piernoni’._ Accompagna arrosti, bolliti, carni allo spiedo e primi di pasta all’uovo col ragù. Grignolino del Monferrato C a s a l e s e (Piemonte) Rosso da servire con salumi, primi piatti e arrosti di carni bianche. Tutte però chiedono l’abbinamento con un rosso di buon corpo e discreto invecchiamento, come possono essere un Chianti Classico riserva, un Vino Nobile di Montepulciano, un Taurasi, un Barolo o una Barbera d’Asti, un Aglianico del Vulture, un Sangiovese di Romagna superiore, un Eloro siciliano, un Rosso Conero riserva. Meglio un Barolo, ma si può optare per un Dolcetto d’Alba, un Diano d’Alba, un Grignolino d’Asti o una Barbera del Monferrato. Anguilla ai ferri L’anguilla cotta alla griglia vuole un rosso come il Bardolino, oppure anche un Sangiovese •di Romagna, una Barbera d’Asti o un Chianti, tutti serviti giovani. Il bollito piemontese è il più ricco e vuole vari tagli di bovino adulto e di vitello, lingua, gallina, cotechino: si abbina con la Barbera d’Alba, con la Barbera d’Asti o col Gattinara. Ma c’è chi preferisce dei rossi più austeri come una Barbera del Monferrato oppure un Refosco o un Merlot dell’Isonzo. Crumiri Sono biscotti secchi tipici della zona di Casale Monferrato. Se l’abbinamento è tradizionale, allora ecco il Sangiovese di Romagna o la Barbera dei Colli Bolognesi, anche frizzante.
Il fritto 1 m~cam.e.-a.ma-i-A.~eJ:UQOSato a UO_LQSSO leggero m-f,U bu~dità.,_come u~ Barbera, un Dolcetto o una B~a; !r-1 stesso discorso per un altro ‘fritto’ di carne conosciutissimo: la ir-1 cotoletta alla milanese. Bardolino (Veneto) Un rosso beverino da tutto pasto: antipasti di salumi, primi piatti con sughi non troppo carichi, minestre, risotti, carni bianche alla •r-1 > r-1 •r-1 Barbera del Monfen-ato (Piemonte) Accompagna arrosti, bolliti, carni allo spiedo e i primi di pasta all’uovo col ragù. Grignolino del Monferrato Casalese (Piemonte) Rosso da servire con salumi, primi piatti e arrosti di carni bianche. OJ o e Oltrepò Pavese Barbera (Lombardia) Rosso di facile beva, sta coi bolliti e con le grigliate miste di carne, salamelle e wurstel. È da sposare con dei bei rossl piemontesi: una Barbera d’Asti o del Monferrato o un Dolcett delle Langhe o d’Asti. Da accompagnare con due ottimi rossi valtellinesi.T’Irifèrno e il Sassella-:-~– —- Bra Eccellente formaggio piemontese da abbinare con Barbera o Nebbiolo d’Alba o col Dolcetto di Dogliani. Il fritto misto di carne ama-invece, essere sposato a un rosso leggero di buona acidità, come una Barbera, un Dolcetto o una Bonarda; stesso discorso per un altro ‘fritto’ di carne conosciutissimo: la cotoletta alla milanese. Invecchiata, la Barbera sta con le carni impeqnative e con la selvaggina (lepre in salmì). Il Modello Barolo e Langhe: Il Triangolo del Terroir Il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani adotta un modello di comunicazione basato sul “triangolo virtuoso”: equilibrio tra terreno e clima (terroir), vitigni autoctoni (Nebbiolo, Dolcetto, Barbera, Arneis) e intervento dell’uomo. Baudelaire termina riferendo una frase di Barberau che non sa spiegarsi come l’uomo razionale possa servirsi di mezzi artificiali, per arrivare alla beatitudine poetica. Va rilevato che nei nuovi impianti sono stati introdotti il Barbera, il Sangiovese, il Trebbiano. In questi ridenti luoghi sono diffusi la Malvasia bianca, il Moscato, il Sangiovese, il Barbera. L’Aglianico dei Colli Lucani presenta diverse analogie con il Barbera più fine e si rivela eccellente con i piatti robusti di carne e di selvaggina. Dopo aver dimostrato le virtù salutari del vino è il caso di tornare all’Aglianico, che alcuni trovano straordinariamente somigliante al Barbera, tanto da supporli, se non fratelli, almeno parenti alla lontana. I vitigni però sono diversi, e le uve dissimili salvo che nel colore blu degli acini pruinosi: il grappolo dell’Aglianico è di media grandezza, cilindrico o conico, spesso con ali ben sviluppate, ali, come si è visto, assenti nell’uva Barbera. La cantina sociale del Metapontino produce un Barbera, con uve del vitigno omonimo, che ha trovato nella piana di Metaponto un habitat particolarmente adatto. Oltre al Barbera vengono prodotti nella pianura altri vini come il Metapontum bianco, con uve dei vitigni Malvasia bianca, Trebbiano e Moscato di Terracina. E le uve locali sopravvivono riverite quanto i santi che vegliano sui vigneti e le nonnine che vegliano sui santi: il Barbera, il Nebbiolo e il Cortese bianco del Piemonte, il San Vincenzo bianco del Veneto, il Gaglioppo scuro della Calabria, il Montepulciano d’Abruzzo e il Nero d’Avola siciliano.
In provincia di Avellino si opera con i seguenti vitigni: Aglianico, Barbera, Piedirosso, Sangiovese, Sciascinoso, Greco, Fiano, Trebbiano, Coda di Volpe.




