Indice
- 1 Cos’è il Susumaniello
- 2 Storia e quasi-estinzione: il vitigno “dimenticato”
- 3 Caratteristiche e gusto: cosa ti aspetta nel bicchiere
- 4 Le denominazioni: dove si produce il Susumaniello
- 5 Abbinamenti: la cucina del Salento e non solo
- 6 Come servire il Susumaniello
- 7 Susumaniello, Primitivo e Negroamaro: i tre rossi del Salento a confronto
- 8 Domande frequenti sul Susumaniello
C’è un vino rosso pugliese che i sommelier si scambiano come una scoperta segreta — e che Google conferma: 4.000 persone al mese lo cercano, ma i contenuti in italiano sono pochissimi. Si chiama Susumaniello, vitigno autoctono salentino quasi scomparso, oggi protagonista di una rinascita straordinaria. In questa guida trovi cos’è, la sua storia curiosa, che gusto ha, le migliori bottiglie, come si abbina e perché dovresti conoscerlo prima che diventi mainstream.
Cos’è il Susumaniello
Il Susumaniello è un vitigno a bacca nera autoctono del Salento (Puglia), coltivato principalmente nella zona di Brindisi e nel Salento settentrionale. Il nome curioso — in dialetto salentino significa “asinello”, probabilmente per la sua produttività esuberante da giovane che poi cala drasticamente con l’età della vite — racconta già la personalità del vitigno: vivace, generoso, sorprendente.
Per decenni è rimasto nell’ombra, usato quasi esclusivamente nei blend con Negroamaro e Primitivo. La sua rinascita è recentissima: gli anni 2000 l’hanno visto tornare protagonista grazie a pochi produttori visionari che ne hanno compreso il potenziale da vitigno in purezza. Fa parte della famiglia dei vitigni autoctoni italiani del Sud, accanto a Negroamaro, Primitivo e Malvasia Nera.
Storia e quasi-estinzione: il vitigno “dimenticato”
Il Susumaniello ha origini incerte — probabilmente coltivato in Puglia da secoli, ma mai documentato con la stessa accuratezza dei grandi vitigni nordici. Nel Novecento è quasi scomparso: la viticoltura pugliese si concentrava sulla quantità (vini da taglio per il Nord Italia e la Francia), e il Susumaniello — poco produttivo nelle viti vecchie — fu progressivamente abbandonato a favore di vitigni più rese.
La svolta arriva negli anni 2000: i produttori del Salento riscopriranno nei vecchi catasti agricoli questo nome dimenticato, trovano le ultime vigne centenarie, e capiscono di avere tra le mani qualcosa di unico. Oggi il Susumaniello è al centro di una delle storie di rinascita più belle dell’enologia italiana.
Caratteristiche e gusto: cosa ti aspetta nel bicchiere
Il Susumaniello è una piacevole sorpresa per chi si aspetta il “solito” rosso pugliese massivo e caldo.
Nel calice si presenta di un rosso rubino vivace e luminoso, con riflessi violacei nelle versioni giovani. Al naso è sorprendentemente fresco e fruttato: amarena, mora, mirtillo, con note floreali di viola e cenni speziati di pepe e liquirizia. Quello che colpisce è la vivacità aromatica — non ti aspetti una tale freschezza da un rosso del Sud.
In bocca ha tannini presenti ma eleganti, buona acidità e un finale lungo e persistente. Non è massiccio come il Primitivo né austero come l’Aglianico — è un rosso di carattere ma bevibile, con quel bilanciamento raro che lo rende perfetto sia per una cena informale che per una grande occasione.
Le versioni in purezza (monovitigno) regalano la massima espressione di questo profilo: frutto, freschezza, spezie. I blend con Negroamaro aggiungono struttura e profondità.
Le denominazioni: dove si produce il Susumaniello
Brindisi Susumaniello DOC
La denominazione di riferimento. Prodotto nella provincia di Brindisi, su terreni argilloso-calcarei lavorati da generazioni. Le bottiglie “Susumaniello” in purezza o con almeno l’85% del vitigno rientrano in questa DOC. È qui che troviamo le espressioni più caratteristiche.
Salento IGT
Molti produttori usano la denominazione IGT Salento per avere maggiore libertà nelle blend e nell’elaborazione. Alcune delle bottiglie più interessanti — anche le più audaci, come le versioni in anfora o con lunga macerazione — escono sotto questa denominazione.
Ostuni e Fasano
Piccoli areali della Valle d’Itria che producono versioni interessanti, a volte più fresche e minerali per il diverso microclima rispetto alla costa adriatica.
Abbinamenti: la cucina del Salento e non solo
La freschezza e l’eleganza del Susumaniello lo rendono versatile — più del Primitivo, meno austero dell’Aglianico:
- Orecchiette al ragù di carne o alle cime di rapa: il matrimonio perfetto con la cucina pugliese. La sapidità del vino sposa il carattere amarognolo delle cime di rapa.
- Agnello al forno con erbe aromatiche: la tradizione del Salento — agnello, rosmarino, patate. Il Susumaniello regge senza sopraffare.
- Pezzetti di cavallo (o ciceri e tria): piatti della tradizione salentina che chiamano un rosso di carattere ma non massiccio.
- Formaggi semistagionati: pecorino pugliese, canestrato, cacioricotta di capra. La freschezza del vino bilancia il grasso dei formaggi.
- Charcuterie e salumi del Sud: capocollo di Martina Franca, soppressata, pancetta arrotolata.
- Funghi e tartufo: le note terrose e speziate del vino amplificano il profumo dei funghi selvatici.
Per abbinamenti più dettagliati consulta la guida agli abbinamenti cibo-vino.
Come servire il Susumaniello
Servi il Susumaniello a 16-18 °C in un calice medio da rosso (non troppo grande — rischi di disperdere i profumi fruttati). Le versioni giovani (1-3 anni) si godono con una decantazione breve di 20-30 minuti per aprirsi. Le versioni con affinamento in legno o le riserve beneficiano di 45-60 minuti di aria.
A differenza dell’Aglianico, il Susumaniello è piacevole anche nella sua giovinezza: non richiede anni di attesa per esprimersi. Detto questo, le versioni migliori tendono a guadagnare complessità con 4-7 anni in bottiglia.
Susumaniello, Primitivo e Negroamaro: i tre rossi del Salento a confronto
Spesso confusi tra loro, ma hanno caratteri molto diversi:
- Susumaniello: fresco, fruttato, tannini eleganti. Il più versatile e bevibile dei tre. Profilo moderno e internazionale.
- Primitivo di Manduria: più caldo, alcolico e concentrato, profumi di confettura e cioccolato. Il “potere” del Salento.
- Negroamaro: strutturato, amarognolo, con note terrose e di cuoio. L’anima più tradizionale e austera.
Se cerchi un rosso pugliese da tutti i giorni con carattere, inizia dal Susumaniello. Per qualcosa di più corposo e da meditazione, guarda al Primitivo.
Domande frequenti sul Susumaniello
Il Susumaniello è un vitigno o un vino?
È prima di tutto un vitigno — un’uva autoctona pugliese. Il vino prodotto da questo vitigno (in purezza o in blend) prende spesso lo stesso nome. Quando in etichetta leggi “Susumaniello” senza altre specificazioni, si tratta di vino fatto con quest’uva in prevalenza.
Quanto è raro il Susumaniello?
Non è rarissimo, ma è certamente meno diffuso di Primitivo e Negroamaro. Le vigne più antiche sono poche, ma i nuovi impianti sono in crescita. Lo trovi facilmente nelle enoteche specializzate e nei ristoranti pugliesi di qualità. Online la disponibilità è buona.
Il Susumaniello è simile al Primitivo?
No, ha un profilo molto diverso. Il Primitivo è più caldo, concentrato e alcolico. Il Susumaniello è più fresco, aromatico e bevibile. Vengono dalla stessa terra (Puglia meridionale) ma esprimono caratteri opposti.
Qual è l’annata migliore per bere il Susumaniello?
Le annate 2019, 2020 e 2021 sono state eccellenti in Puglia. Le bottiglie di questi anni sono ora nel loro momento ottimale. Acquista la vendemmia più recente disponibile per le versioni fresche da bere subito.
Si trova facilmente fuori dalla Puglia?
Sta diventando sempre più accessibile: le enoteche specializzate nelle regioni del Nord lo propongono regolarmente. Online è reperibile senza difficoltà dai produttori direttamente o dai distributori di vini pugliesi.
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