Sassicaia — il Primo Supertuscan di Bolgheri

Tenuta San Guido – Sassicaia: la storia dietro la bottiglia che cambia il modo di sceglierla

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Immagina di versare nel tuo calice un vino sapendo esattamente chi lo ha pensato e perche. La Tenuta San Guido ha creato dal nulla il distretto di Bolgheri e il concetto stesso di Supertuscan, portando il Cabernet Sauvignon in Toscana. Il Sassicaia e l’unica DOC italiana dedicata a un singolo produttore: la DOC Bolgheri Sassicaia, ottenuta nel 1994.

🏯 Scheda Cantina: Tenuta San Guido – Sassicaia

Regione:
Toscana
Sede:
Bolgheri (LI)
Fondazione:
1968
Vino icona:
Sassicaia (Bolgheri Sassicaia DOC)

Storia e filosofia produttiva di Tenuta San Guido – Sassicaia

La Tenuta San Guido ha creato dal nulla il distretto di Bolgheri e il concetto stesso di Supertuscan, portando il Cabernet Sauvignon in Toscana. Il Sassicaia e l’unica DOC italiana dedicata a un singolo produttore: la DOC Bolgheri Sassicaia, ottenuta nel 1994.

L’intensità di sapori degli umidi di selvaggina da pelo vuole infine grandi rossi, di notevole corpo e buon invecchiamento: siamo nel mondo del Barolo, del Barbaresco, del Brunello di Montalcino, dell’Amarone, del Sassicaia, del Taurasi. Restando nella regione è possibile optare per un rose come il Bolgheri Rosato. W’ Brunello di Montalcino o un Bolgheri SaSSICöl?- Cervo con salsa di mirtilli _ L’accostamento fra carni di selvaggma cla pelo e salse di frutta è tipico della cucinalsudtirolese. Fiorentina Y La tipica, splendida bisteccona toscana, meglio se di vitellone di razza Chianina, vuole un rosso locale importante: Brunello di Montalcino in primis, ma anche Chianti riserva, Bolgheri Rosso, Carmignano riserva.

Le versioni più impegnative della scottiglia (col cinghiale in particolare) stanno col Brunello di Montalcino o col Bolgheri Sassicaia, oltre che coi grandi ‘supertuscans’. Restando nella regione è possibile optare per un rosé come il Bolgheri Rosato. C a s t e l m a g n o Straordinario formaggio piemontese che chiede un abbinamento con dei rossi importanti: Barbaresco o Carema in regione, oppure, fuori Piemonte, un Amarone della Valpolicella, un ER SET Brunello di Montalcino o un Bolgheri Sassicaia. Fiorentina La tipica, splendida bisteccona toscana, meglio se di vitellone di razza Chianina, vuole un rosso locale importante: Brunello di Montalcino in primis, ma anche Chianti riserva, Bolgheri Rosso, Carmignano riserva.

I vini di punta di Tenuta San Guido – Sassicaia

  • Sassicaia (Bolgheri Sassicaia DOC)
  • Guidalberto
  • Le Difese

Le denominazioni di Tenuta San Guido – Sassicaia

🍷 Denominazioni e vitigni

Enoturismo: visitare Tenuta San Guido – Sassicaia

Le grandi cantine italiane accolgono i visitatori su prenotazione, con degustazioni guidate dei vini di punta. Verifica sempre modalita e disponibilita prima della visita, in particolare nel periodo della vendemmia.

Domande Frequenti su Tenuta San Guido – Sassicaia

❓ Domande Frequenti

Dove si trova la cantina Tenuta San Guido – Sassicaia?

Tenuta San Guido – Sassicaia ha sede a Bolgheri (LI), in Toscana. Produce nelle denominazioni del territorio, collegate in questa scheda.

Qual e il vino di punta di Tenuta San Guido – Sassicaia?

Il vino simbolo e Sassicaia (Bolgheri Sassicaia DOC). La cantina, fondata nel 1968, ne ha fatto un riferimento qualitativo del proprio territorio.

Perche Tenuta San Guido – Sassicaia e una cantina importante?

La Tenuta San Guido ha creato dal nulla il distretto di Bolgheri e il concetto stesso di Supertuscan, portando il Cabernet Sauvignon in Toscana. Il Sassicaia e l’unica DOC italiana dedicata a un singolo produttore: la DOC Bolgheri

Tenuta San Guido – Sassicaia: conoscere il produttore per scegliere meglio

Conoscere Tenuta San Guido – Sassicaia significa sapere cosa aspettarsi nel calice prima ancora di stappare. E la promessa della guida ai produttori di Online Wine Shop: schede verificate, vocabolario AIS, zero approssimazione.

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Approfondimenti e dettagli dalla nostra enoteca

Per i vini bianchi, i vitigni più diffusi sono lo Chardonnay e il Sauvignon Blanc, per quelli rossi il Cabernet Sauvignon, il Merlot e lo Shiraz. Capita a volte che l’uva Sangiovese venga miscelata con altri vitigni di origine francese, soprattutto il Cabernet Sauvignon e il Merlot, perché spesso, i rossi ottenuti dal Sangiovese, se le condizioni climatiche non sono favorevoli, tendono ad essere poco corposi, leggermente aspri e amari. Il Carminiano per esempio è ottenuto da un miscela tra Sangiovese e Cabernet. La rustica jota della Carnia a base di fagioli e orzo sta benone coi rossi friulani (Cabernet e Merlot in particolare). Si accompagnano a vini rossi di buona struttura come il Montepulciano d’Abruzzo, il Cirò, il Taburno, il Cerasuolo di Vittoria, l’Aglianico del Vulture il Rosso Conero la Freisa d’Asti, il Leverano, il Cannonau di Sardegna il Barco Reale di Carmignano, il Cabernet dell’Alto Adige. Il cervo (o il capriolo) con la salsa di mlftlll’ PUO e55e` re abbinato a un Cabernet dell’Alt0 Adige’ 3 un Pinot Nero del Trentino o de|l’Al’?0 Ad’9er_a “fl Teroldego Rotaliano. Se ci sono ketchup e cetriolini sott’aceto il matrimonio col vino è difficile, ma il classico, semplice hamburger con la cipolla sta benissimo con un giovane rosso altoatesino: un Lago di Caldaro, un Santa Maddalena 0 anche un Cabernet. Abbinamento con Cabernet di Aquileia, Merlot del Collio, Schioppettino o Cabernet Franc dei Colli Orientali del Friuli. Più stagionate vogliono rossi di grande livello, come un Barbaresco, un Barolo, un Amarone della Valpolicella, una riserva del Chianti, un Brunello di Montalcino oppure anche qualche prestigioso ‘supertuscan’. Si abbina con dei rossi come il Cabernet del Trentino, la Freisa d’Asti, il Rosso di Montalcino, il Val di Cornia, il Torgiano. Roast-beef’ Con roast-beef caldo è opportuno abbinare un rosso giovane dal profumo vinoso come Dolcetto d’Alba, Cabernet dei Colli Berici, Lago di Caldaro, Refosco dei Colli Orientali del Friuli. Per chi preferisce un rosso: Cabernet del Trentino, Sangiovese di Romagna o Refosco dei Colli Orientali del Friuli, tutti serviti freschi. Sono vini rossi di notevole livello prodotti in Toscana con uvaggi a base di Cabernet. Trentino Cabernet Sauvignon

Il cervo (o il capriolo) con la salsa di mirtilli può essere abbinato a un Cabernet dell’Alto Adige, a un Pinot Nero del Trentino o dell’Alto Adige, a un Teroldego Rotaliano. Roast-beef Con roast-beef caldo è opportuno abbinare un rosso giovane dal profumo vinoso come Dolcetto d’Alba, Cabernet dei Colli Berici, Lago di Caldaro, Refosco dei Colli Orientali del Friuli. Friuli Grave Cabernet Sauvignon (Friuli Venezia Giulia) Un rosso che accompagna i primi con sughi di carne: tagliatelle al ragù, risotto col tastasale, ravioli (anche ripieni di brasato). Trentino Cabernet Sauvignon (Trentino Alto Adige) Un bel rosso da carne: si può sposare con lo stracotto d’asino, le braciole di maiale alla griglia, lo spezzatino di cervo. Castelmagno Straordinario formaggio piemontese che chiede un abbinamento con dei rossi importanti: Barbaresco o Carema in regione, oppure, fuori Piemonte, un Amarone della Valpolicella, un Brunello di Montalcino o un Bolgheri Sassicaia. 11 cervo (o il capriolo) con la salsa di mirtilli può essere abbinato a un Cabernet dell’Alto Adige, a un Pinot Nero del Trentino o dell’Alto Adige, a un Teroldego Rotaliano. Q.I Fiorentina La tipica, splendida bisteccona toscana, meglio se di vitellone di razza Chianina, vuole un rosso locale importante: Brunello di Montalcino in primis, ma anche Chianti riserva, Bolgheri Rosso, Carmignano riserva. QJ o .o ,,-f u Roast-beef Con roast-beef caldo è opportuno abbinare un rosso giovane dal profumo vinoso come Dolcetto d’Alba, Cabernet dei Colli Berici, Lago di Caldaro, Refosco dei Colli Orientali del Friuli. Lrs ort-Pr am aqqf or e Cabernet Frane (Veneto) Da accostare ai tradizionali uccelli scappati, ai bolliti misti e allo stinco di vitello. Bene anche coi vini dei Colli Euganei (Rosso e Cabernet) e col Valpolicella. Oltre ; Schiava sono presenti il Lagrein e il Pinot nero, e in uantità molto limitate anche il Merlot e il Cabernet, ‘aratteristica è pure la coltivazione di alcune varietà a •urto bianco che, oltre a interessare il Pinot e il Rulànder Pinot grigio), lascia ampi spazi negli ambienti collinari tigli ori. Nella tradizione altoatesina il Cabernet occupa un posto a sé. Esso viene quasi sempre vinificato in purezza con una piccola aggiunta di Cabernet Frane; in Alto Adige invece non c’è la tradizione di fare il caratteristico uvaggio bordolese con il Merlot. Nella scelta dei cibi con cui abbinare un Cabernet d’annata non ci possono essere dubbi: sono adatti i piatti di carne a base di selvaggina da pelo, sia essa camoscio, capriolo o cervo, di cui l’Alto Adige è particolarmente ricco. A questo piatto così caratteristico non può che essere abbinato un vino ricco di personalità, in grado quasi di domare il piatto e nel contempo esaltarsi con esso, come il Cabernet dell’Alto Adige, naturalmente servito a temperatura ambiente, dopo aver stappato la bottiglia alcune ore prima.

Possono concorrere alla produzione del vino altri vitigni a bacca nera, autorizzati e raccomandati per la provincia di La Spezia e Massa Carrara, presenti nei fino ad un massimo del 25%, con un limite del 10% per i vitigni Cabernet. E dopo aver punito il corpo e l’anima con lo Shiraz australiano, il Tempranillo argentino, il CabernetSauvignon rumeno e il Retsina greco, torniamo a casa pieni di vergogna come il Figliol Prodigo e chiediamo perdono per la nostra follia. Questa combinazione di Merlot e Cabernet Franc prodotta in un vigneto minuscolo (non è più grande della porzione di campo occupata dal cavallo Sam) ha un fruttato armonioso e pieno, e un naso delicato, senza polipi o cavità pelose. Sono stati altrettanto importanti i vini degli Châteaux Cissac e Potensac, due crus bourgeois del Médoc che producono gradevolissimi clarets scuri con mescolanze dominate dal Cabernet Sauvignon. Lo Château Bel Air è un ottimo esempio: un vino basato sul Cabernet, pieno di carattere, coi minerali che rilucono attraverso la superficie fruttata e un’idea di ferro e cuoio come il vino in cui Sancho Panza scoprì il sedimento di Bevo dunque sono Guida filosofica al vino 248/79 un mazzo di chiavi. Conosciamo tutti i bianchi della Loira, dal Muscadet color lumaca al Sancerre verde e scintillante; ma la gente del luogo ama di più i suoi rossi, ai quali il Cabernet Franc dona il suo particolarissimo brunovioletto e il suo aroma muschiato. La sola reputazione del Cabernet Franc è quella che gli ha dato la terra d’origine, sebbene ce ne siano esempi eccellenti in Ungheria; e dà vini che vanno messi da parte a lungo se i loro aromi timidi e sottili devono filtrare, alla fine, dalle bottiglie. In zona il Cabernet Franc è detto “Breton” e il nome bretone di Monsieur Amirault potrebbe far pensare a una particolare vicinanza a un vitigno che cresce bene nella aree temperate. Cominciò insieme alla madre a rimettere in piedi il suo magro patrimonio, e si mise a studiare una questione profonda: perché il Cabernet Franc non era mai stato quotato secondo il suo valore? Il vino tornò sui lidi cartaginesi coi coloni francesi, che sostituirono l’uva moscata locale con lo Chardonnay, il Syrah e il Cabernet Sauvignon. Si avvicina a un Saint-Julien, il massimo che sia possibile fuori di Saint-Julien stessa, ed è fatto benissimo, con una mescolanza di Merlot e Cabernet Sauvignon più un po’ di Malbec per dargli profondità. Col primo andrebbe bene un bicchiere del vino locale di Cartagine, ma poiché non lo esportano più si potrebbe anche far peggio che sostituirlo con un Cabernet-Sauvignon marocchino. Dopo quattro giorni di viaggio per la campagna polacca in queste condizioni, un giorno con Maimonide nel parco fuori le mura di Cracovia fu una grande benedizione; e fortuna volle che il ristorante nel quale mi rifugiai la sera, e dove intendevo finire il vino, fosse fornito di Cabernet Sauvignon jugoslavo. Per mia esperienza, il migliore è l’eccellente rosso fatto con la varietà locale del Cabernet Franc, quella che nell’Europa centrale chiamano uva di san Lorenzo; non chiedetemi perché, o perché nelle lingue slave il nome Lorenzo diventa Vavřinec. Il Pinot Noir del ’98 di Villanyi è un rivale credibile dei Borgogna minori, mentre uno Szekszárdi Cabernet Franc del 2000 (una buona vendemmia per i vini ungheresi) ha ottenuto gli elogi delle mie protette rumene, che fino ad allora non avevano mai elogiato niente di ungherese.

Questo vino è vinificato da Vencel Garamvári nelle sue labirintiche cantine sotto Budapest; il colore scuro, da mirtillo, il naso fine, da claret, e il gusto armonioso danno al Cabernet Franc, l’uva rossa della Loira, il massimo della seduzione.