Vini Piemonte: Guida Completa a DOCG, Vitigni e Denominazioni

Barolo, Barbaresco, Nebbiolo: il Piemonte produce i vini rossi piu potenti e complessi d’Italia. Come orientarsi tra 17 DOCG e scegliere la bottiglia giusta senza perdersi?

Regione Piemonte
Superficie vitata 44.000 ettari
Denominazioni DOCG 17 DOCG
Denominazioni DOC 42 DOC circa
Vitigno simbolo Nebbiolo
Zone di eccellenza Langhe (Barolo, Barbaresco), Monferrato (Barbera, Asti), Alto Piemonte (Gattinara)
Vino iconico Barolo DOCG – il Re dei Vini
Vitigni autoctoni Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Moscato Bianco, Brachetto

Storia e Tradizione Vinicola del Piemonte

Conoscere la storia vinicola del Piemonte significa capire perche ogni bottiglia racconta secoli di passione, sacrifici e ricerca dell’eccellenza: un patrimonio unico al mondo che trasforma ogni sorso in un viaggio nella cultura italiana piu autentica.

La viticoltura piemontese affonda le radici in epoca pre-romana, quando i Liguri e poi i Celti coltivavano la vite sulle colline delle Langhe e del Monferrato. Furono tuttavia i Romani a strutturare la produzione vinicola, documentando l’abbondanza e la qualita dei vini di questa regione attraverso testi come quelli di Plinio il Vecchio, che ne esaltava le caratteristiche organolettiche straordinarie.

Nel Medioevo, i monasteri benedettini e cistercensi svolsero un ruolo fondamentale nella conservazione e nel miglioramento delle tecniche vitivinicole. Le abbazie di Vezzolano, di Staffarda e di Lucedio custodirono gelosamente i vitigni autoctoni, perfezionando le pratiche di vinificazione attraverso secoli di osservazione meticolosa. I monaci introdussero la selezione clonale delle viti e le prime tecniche di affinamento in botte, creando le basi per la straordinaria identita enologica piemontese.

Il Rinascimento portò i vini piemontesi alle corti di tutta Europa. I Savoia, signori del Piemonte dal XIII secolo, divennero i piu entusiasti promotori dei vini locali, in particolare del Barolo, che fu introdotto nelle corti reali europee nella prima meta dell’Ottocento. La contessa Giulia Colbert di Barolo e il francese Louis Oudart sono figure storiche decisive: Oudart, enologo transalpino arrivato in Piemonte agli inizi dell’Ottocento, introdusse la fermentazione completa degli zuccheri, trasformando il Barolo da vino dolce e frizzante in quel vino secco, tannico e longevo che conosciamo oggi.

La seconda meta dell’Ottocento rappresenta un’epoca d’oro per la vitivinicoltura piemontese. Camillo Benso conte di Cavour, ministro del Regno di Sardegna e poi del Regno d’Italia, fu un pioniere illuminato: affido alla tenuta di Grinzane Cavour, oggi Castello di Grinzane, la sperimentazione di nuove tecniche enologiche. Nel 1874 nacque la prima Scuola Enologica d’Italia ad Alba, gettando le fondamenta scientifiche di un’industria che avrebbe raggiunto livelli di eccellenza mondiale.

Il Novecento vide il Piemonte attraversare profondi cambiamenti. Le due guerre mondiali impoverirono le campagne, ma la ricostruzione del dopoguerra coincise con una rinascita vinicola straordinaria. Negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, il cosiddetto “Rinascimento del Barolo” vide scontrarsi due scuole di pensiero: i tradizionalisti, che difendevano i lunghi affinamenti in grandi botti di rovere, e i “modernisti”, guidati da produttori come Angelo Gaja ed Elio Altare, che sperimentavano barrique di piccole dimensioni, macerazioni brevi e tecniche piu interventiste.

Questo confronto acceso, lungi dall’indebolire la denominazione, la fortalizzo: il dibattito attiro l’attenzione critica internazionale, i prezzi del Barolo salirono vertiginosamente e il Piemonte divenne sinonimo di eccellenza enologica mondiale. Le DOCG piemontesi, le prime ad essere istituite in Italia con il Barolo e il Barbaresco nel 1980, rappresentano oggi un modello di disciplinare rigoroso imitato in tutto il paese.

Produttori storici come Giacomo Conterno, Bruno Giacosa, Vietti, Gaja, Ceretto e Borgogno hanno contribuito a forgiare la reputazione internazionale dei vini piemontesi, portando il Barolo e il Barbaresco a competere con i piu grandi Bordeaux e Borgogna del mondo. Oggi il Piemonte conta oltre 2.000 produttori imbottigliatori e le sue denominazioni sono tra le piu richieste e apprezzate da collezionisti e appassionati di tutto il globo.

Terroir, Clima e Suolo del Piemonte

Il Piemonte occupa una posizione geografica unica in Italia: un anfiteatro naturale protetto a nord e a ovest dall’arco alpino, aperto a est e a sud verso la Pianura Padana. Questa conformazione orografica crea un microclima continentale temperato, con estati calde e siccitose, autunni nebbiosi e inverni freddi, che si rivela ideale per la maturazione lenta e completa delle uve a bacca rossa.

Le principali zone viticole si sviluppano sulle colline del Monferrato, delle Langhe e del Roero, con altitudini comprese tra i 150 e i 600 metri sul livello del mare. Le colline di Langa, dove nascono Barolo e Barbaresco, sono caratterizzate da suoli marnosi calcarei, di origine marina, risalenti all’Oligocene e al Miocene: la cosiddetta “Marna di Sant’Agata Fossili” nel territorio del Barolo conferisce ai vini tannini setosi e grande longevita, mentre le “Marne di Tortona” nel Barbaresco donano vini piu eleganti e aromaticamente complessi.

La distinzione pedologica tra le MGA (Menzioni Geografiche Aggiuntive) del Barolo e’ di fondamentale importanza: il Comune di La Morra e Barolo su suoli piu argillosi e fertili produce vini morbidi e fruttati con tannini piu vellutati; i Comuni di Serralunga d’Alba e Castiglione Falletto su suoli compatti e calcarei esprimono Barolo di grande struttura, tannini piu austeri e longevita eccezionale.

Il Monferrato, che comprende le zone di Barbera d’Asti e Asti Spumante, presenta suoli calcareo-argillosi piu fertili, con una componente di sabbie eoliche che favorisce la produzione di vini fruttati, beverini e con acidita spiccata, tipici della Barbera. Il Moscato Bianco, vitigno aromatico per eccellenza, trova il suo habitat ideale nei terreni sabbiosi e calcarei delle Langhe meridionali, in particolare nei Comuni di Santo Stefano Belbo e Canelli.

L’Alto Piemonte, con le zone di Gattinara, Ghemme e Lessona, si distingue per suoli vulcanici e porfirici con forte presenza di minerali ferrosi, che conferiscono ai Nebbioli di questa zona un carattere minerale e speziato inconfondibile, diversissimo dalle espressioni langhette. Le escursioni termiche tra giorno e notte, piu marcate che nelle Langhe, preservano l’acidita naturale delle uve e favoriscono la complessita aromatica.

Il Roero, sulla sponda sinistra del Tanaro, si caratterizza per suoli sabbiosi di origine marina con forte presenza di fossili, che danno al Nebbiolo un carattere piu immediato e profumato rispetto al Barolo, e al Roero Arneis un bianco di grande freschezza e mineralita. Il microclima del Roero, piu ventilato e con maggiore influenza atlantica, consente un’ottima maturazione dei vitigni a bacca bianca.

Vitigni Autoctoni del Piemonte

Il patrimonio ampelografico piemontese e’ tra i piu ricchi d’Italia: oltre 30 vitigni autoctoni, cinque dei quali costituiscono il cuore produttivo della regione con caratteristiche organolettiche uniche e irripetibili altrove.

Nebbiolo

Il Nebbiolo e’ il principe dei vitigni piemontesi, responsabile dei grandi vini rossi come Barolo, Barbaresco, Gattinara e Ghemme. Si caratterizza per grappoli cilindrici con acini piccoli di buccia spessa, che maturano tardivamente in ottobre tra le nebbie delle Langhe, da cui deriverebbe il suo nome. Al calice il Nebbiolo presenta un colore rosso granato con riflessi aranciati che si intensificano con l’invecchiamento; il profumo e’ complesso e stratificato, con note di rosa appassita, catrame, spezie dolci come la cannella e la vaniglia, frutti rossi maturi come la ciliegia, la prugna e il marasca, e con l’evoluzione note di tabacco, cuoio, terra umida e tartufo. Al gusto si distingue per tannini molto importanti e austeri nella giovinezza, che si ammorbidiscono con l’affinamento in bottiglia, acidita elevata e persistenza aromatica intensa. Richiede almeno 10 anni per esprimersi nella sua pienezza nei grandi Barolo di Serralunga.

Barbera

La Barbera e’ il vitigno piu diffuso del Piemonte, coltivato soprattutto nel Monferrato, nelle Langhe e nel Canavese. Grappolo grande, acini di medie dimensioni, buccia sottile e colore profondo: la Barbera produce vini di colore rosso rubino intenso con sfumature violacee. Il profumo e’ vinoso e fruttato, con spiccate note di ciliegia fresca, mora e mirtillo, arricchito da sentori di viola e, nelle versioni barricati, di vaniglia e spezie dolci. Al palato si distingue per un’acidita naturalmente elevata che la rende fresca e beverina, con tannini morbidi e un corpo medio-pieno. L’acidita spiccata la rende eccellente abbinata a piatti grassi e saporiti della cucina piemontese come il brasato e il risotto.

Dolcetto

Il Dolcetto, nonostante il nome, produce vini secchi, morbidi e generosi, coltivati principalmente nelle Langhe, nell’Acquese e nell’Ovadese. Il nome deriverebbe dalla dolcezza dell’acino maturo, non del vino. Al calice si presenta con un colore rosso rubino profondo, quasi violaceo nella giovinezza, con riflessi blu che ne segnalano la freschezza. Il profumo e’ caratteristico: frutta rossa e nera come prugna, ciliegia nera e mirtillo, con note floreali di viola e un sottofondo di mandorla amara che e’ il tratto tipologico distintivo. Al gusto e’ morbido, con tannini fitti ma levigati, acidita contenuta e un finale amarognolo che lo rende unico. Si beve generalmente giovane, entro 3-4 anni dalla vendemmia.

Moscato Bianco

Il Moscato Bianco e’ il vitigno aromatico per antonomasia del Piemonte, coltivato sulle colline di Canelli e Santo Stefano Belbo, dove trova le condizioni pedoclimatiche ideali per esprimere la sua straordinaria carica aromatica. Grappolo medio-grande, acini ovali con buccia pruinosa, matura precocemente a settembre. Al calice il Moscato Bianco produce vini di colore giallo paglierino tenue con riflessi dorati e vivaci bollicine fini nel caso dello spumante. Il profumo e’ intensissimo e inconfondibile: rosa, pesca bianca, albicocca, fiori d’arancio, salvia e muschio, in un bouquet aromatico che ha reso l’Asti Spumante e il Moscato d’Asti famosi in tutto il mondo. Al gusto e’ dolce, delicato, con bassa gradazione alcolica (5-5,5% per il Moscato d’Asti), freschezza agrumata e una persistenza aromatica straordinaria.

Brachetto

Il Brachetto e’ un vitigno aromatico a bacca rossa tipico dell’Acquese e dell’Astigiano, che produce il Brachetto d’Acqui DOCG, uno dei vini rossi dolci piu apprezzati d’Italia. Grappolo piccolo con acini di colore rosa-rossastro, il Brachetto si vendemmia in settembre. Al calice presenta un colore rosso rubino tenue, quasi cerasuolo, con un perlage fine e persistente nella versione spumante. Il profumo e’ intenso e inconfondibile: rosa fresca, fragola, lampone, violetta e rosa canina, con note di fiori freschi che lo rendono irresistibilmente seducente. Al gusto e’ dolce, delicato, con bassa gradazione alcolica (5-7%), freschezza e leggerezza che lo rendono il compagno ideale del cioccolato fondente e dei dessert alla fragola.

Denominazioni del Piemonte: DOCG e DOC

Il Piemonte vanta il sistema denominativo piu articolato d’Italia con 17 DOCG e circa 42 DOC: una ricchezza che testimonia la straordinaria diversita del territorio e la vocazione alla qualita di ogni singola zona.

Barolo DOCG

Il Re dei Vini italiani, prodotto nei Comuni di Barolo, La Morra, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba e Monforte d’Alba con uve Nebbiolo in purezza. Invecchiamento minimo 38 mesi, di cui 18 in legno (62 mesi per la Riserva). Colore rosso granato con riflessi aranciati; profumo di rosa, catrame, spezie e frutti rossi maturi; gusto tannico, strutturato, con acidita elevata e lunghissima persistenza. Longevita eccezionale: i grandi Barolo invecchiano oltre 30 anni. Zona: Langhe, provincia di Cuneo.

Barbaresco DOCG

Il piu elegante dei grandi Nebbiolo piemontesi, prodotto nei Comuni di Barbaresco, Neive, Treiso e San Rocco Seno d’Elvio con Nebbiolo in purezza. Invecchiamento minimo 26 mesi, di cui 9 in legno (50 mesi per la Riserva). Rispetto al Barolo il Barbaresco esprime una personalita piu raffinata e femminile, con tannini meno aggressivi nella giovinezza e maggiore immediatezza aromatica. Note di rosa, spezie orientali, lampone, tabacco e sottobosco. Zona: Langhe, provincia di Cuneo.

Asti Spumante DOCG

Lo spumante italiano piu famoso al mondo, prodotto con Moscato Bianco nelle province di Asti, Cuneo e Alessandria con il metodo Charmat. Colore giallo paglierino con riflessi dorati e perlage fine e persistente; profumo intenso di pesca, albicocca, rosa e fiori d’arancio; gusto dolce, fresco, con gradazione alcolica 7-9,5%. Perfetto come aperitivo o in abbinamento con dolci secchi e dessert alla frutta. Zona: Monferrato e Langhe.

Moscato d’Asti DOCG

Il piu elegante dei vini dolci piemontesi, prodotto con Moscato Bianco nelle stesse zone dell’Asti Spumante ma con pressione in bottiglia inferiore (frizzante, non spumante) e gradazione alcolica minima di 5%. Il Moscato d’Asti e’ un vino di territorio eccezionale: profumi intensissimi di rosa, pesca bianca, fiori di campo; gusto dolce ma mai stucchevole, con freschezza che bilancia perfettamente la dolcezza. Un capolavoro di finezza.

Barbera d’Asti Superiore DOCG

La versione di punta della Barbera astigiana, prodotta con almeno 14 mesi di affinamento di cui 6 in legno. Zona: province di Asti e Alessandria. Colore rosso rubino intenso; profumo di ciliegia, mora, spezie e, nelle versioni barricati, vaniglia e tabacco; gusto pieno, con acidita elevata che bilancia la struttura tannica, finale lungo e sapido. La versione Nizza DOCG, piu ristretta e selezionata, rappresenta l’apice qualitativo.

Gattinara DOCG

Il grande Nebbiolo dell’Alto Piemonte, prodotto a Gattinara in provincia di Vercelli su suoli vulcanici porfiritici. Nebbiolo minimo 90%, con possibile aggiunta di Vespolina e Uva Rara. Invecchiamento minimo 35 mesi, di cui 24 in legno (45 mesi per la Riserva). Carattere minerale e speziato che lo distingue nettamente dai Nebbiolo delle Langhe: note di lampone, rosa, catrame, pepe e grafite. Grande potenziale di invecchiamento.

Gavi DOCG

Il bianco di eccellenza del Piemonte, prodotto nel Comune di Gavi e dintorni in provincia di Alessandria con Cortese in purezza. Colore giallo paglierino; profumo delicato di fiori bianchi, agrumi, mela verde e mandorla; gusto fresco, sapido, con acidita vivace e finale ammandorlato. La versione Gavi del Comune di Gavi in etichetta indica il cru piu pregiato. Eccellente con il pesce e i frutti di mare.

Brachetto d’Acqui DOCG

L’unico vino rosso dolce spumante DOCG d’Italia, prodotto nell’Acquese con Brachetto in purezza. Colore rosso rubino tenue con perlage rosato; profumo intenso di rosa fresca, fragola, lampone e violetta; gusto dolce, delicato, con gradazione alcolica 5-7%. Il suo abbinamento elettivo e’ con il cioccolato fondente, creando uno dei piu celebri matrimoni gastronomici della tradizione piemontese.

Abbinamenti Gastronomici con i Vini Piemonte

La cucina piemontese e’ una delle piu ricche e strutturate d’Italia, con piatti di grande complessita e grassezza che trovano nei vini locali i compagni di tavola perfetti: l’abbinamento regionale per concordanza e contrasto e’ qui elevato a sistema gastronomico.

Barolo DOCG e Brasato al Barolo — Il piatto icona della cucina piemontese trova nel suo vino di cottura l’abbinamento per concordanza assoluta. I tannini poderosi del Barolo sgrassano il collagene del brasato, mentre l’acidita elevata pulisce il palato dalla rotondita della carne stufata. Il bouquet terziario del vino — catrame, spezie, tartufo — si sovrappone armonicamente alle note di cottura del brasato. Servire un Barolo di almeno 10 anni di eta.

Barbaresco DOCG e Tajarin al Tartufo Bianco — I tajarin, le tagliatelle sottilissime all’uovo delle Langhe, condite con burro di malga e tartufo bianco d’Alba trovano nel Barbaresco un compagno di straordinaria eleganza. La finezza tannica del Barbaresco esalta i profumi del tartufo senza sovrastarli; le note floreali e speziate del vino dialogano con la complessita aromatica del fungo pregiato.

Barbera d’Asti e Vitello Tonnato — L’acidita naturalmente elevata della Barbera la rende perfetta per bilanciare la grassezza della maionese tonnata e la sapidita del tonno. La vivacita del sorso pulisce il palato e prepara al boccone successivo. La struttura media della Barbera non sovrasta la delicatezza del vitello; una partnership gastronomica che sintetizza l’intelligenza enogastronomica piemontese.

Dolcetto d’Alba e Antipasti Piemontesi — Il classico antipasto piemontese — carne cruda al coltello, lingua in salsa verde, acciughe al verde, insalata russa — trova nel Dolcetto un accompagnatore versatile. I tannini levigati e il finale amarognolo del Dolcetto dialogano con le preparazioni in agrodolce e acidulate tipiche degli antipasti locali; la morbidezza del vino non prevarica i sapori delicati della carne cruda.

Gavi DOCG e Fritto Misto alla Piemontese — Il fritto misto piemontese, con la sua caratteristica dolce-amara data da cervella, dolci fritti e amaretti, trova nel Gavi un bianco di acidita sufficiente per sgrassare e pulire il palato. La sapidita minerale del Cortese amplifica i sapori del fritto; la freschezza del vino contrasta la temperatura del fritto e prepara il palato ad ogni nuovo boccone.

Moscato d’Asti DOCG e Bunet — Il Bunet, il classico budino piemontese al cioccolato, rum e amaretti, trova nel Moscato d’Asti il suo compagno di dessert per eccellenza. La dolcezza misurata e la freschezza del Moscato bilanciano l’intensita del cioccolato; i profumi di pesca bianca e rosa del vino creano un contrasto aromatico con l’amarezza del cacao che e’ semplicemente sublime.

Enoturismo in Piemonte: Cantine e Strade del Vino

Il Piemonte e’ una delle destinazioni enoturistiche piu complete al mondo: i paesaggi UNESCO delle Langhe e del Monferrato, l’eccellenza gastronomica, le cantine storiche e i borghi medievali creano un’esperienza totalizzante che va ben oltre la semplice degustazione.

Le Langhe del Barolo e del Barbaresco sono il cuore dell’enoturismo piemontese. Il territorio compreso tra Alba, Barolo, La Morra, Serralunga d’Alba e Neive offre un paesaggio di colline vitate inserito nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO nel 2014. Il periodo migliore per la visita va da settembre, durante la vendemmia, a novembre, quando il foliage delle vigne crea paesaggi di straordinaria bellezza. Cantine imperdibili: Gaja a Barbaresco, Bruno Giacosa a Neive, Giacomo Conterno a Monforte, Vietti a Castiglione Falletto, Ceretto ad Alba. L’esperienza della vendemmia partecipata, disponibile in molte aziende tra settembre e ottobre, e’ un’opportunita unica per vivere il Piemonte vinicolo dall’interno.

Il Monferrato e le Terre dell’Asti si sviluppano intorno alle citta di Asti e Alessandria, attraversando le dolci colline dove nascono Barbera, Moscato e Brachetto. Il Palio di Asti a settembre, una delle rievocazioni storiche piu antiche d’Italia, e’ l’occasione perfetta per combinare la visita enologica con la cultura locale. La Strada del Moscato da Canelli a Santo Stefano Belbo, con le sue cantine storiche scavate nel tufo (i cosiddetti “Cattedrali Sotterranee” di Canelli, anch’esse patrimonio UNESCO), offre percorsi di degustazione indimenticabili. Le Cantine Bosca, Contratto e Gancia a Canelli propongono tour delle gallerie storiche con degustazione di spumanti.

L’Alto Piemonte tra Gattinara e il Lago Maggiore e’ il territorio meno conosciuto ma non meno affascinante dell’enoturismo piemontese. Le vigne di Nebbiolo si arrampicano su suoli rossi vulcanici ai piedi delle Prealpi, in un paesaggio nordico e severo che contrasta piacevolmente con la dolcezza delle Langhe. Le cantine di Gattinara, Ghemme e Lessona producono Nebbioli di carattere minerale e austera eleganza che meritano una visita dedicata. Il periodo migliore e’ l’autunno, quando le vigne si tingono d’oro e di rosso. Cantina Travaglini a Gattinara, con la sua inconfondibile bottiglia asimmetrica, e’ la cantina simbolo della zona.

Qual e’ la differenza tra Barolo e Barbaresco?

Entrambi prodotti con Nebbiolo, il Barolo richiede invecchiamento minimo 38 mesi e ha carattere piu potente e tannico; il Barbaresco ne richiede 26 e risulta piu elegante e di pronta beva. Il Barolo viene dai Comuni delle Langhe cuneesi intorno ad Alba, il Barbaresco dai Comuni a est della stessa citta. I prezzi del Barolo sono mediamente piu alti, ma il Barbaresco offre spesso un rapporto qualita-prezzo eccellente.

Quali vini piemonte abbinare a una cena di pesce?

Per il pesce scegli i bianchi piemontesi: il Gavi DOCG con i frutti di mare e il pesce bianco, l’Erbaluce di Caluso DOCG con i crudi e le vongole, il Roero Arneis DOC con le fritture. Se preferisci il rosso, una Barbera giovane con bassa tannicita e alta acidita si abbina bene al salmone e ai pesci grassi. Evita i grandi Barolo e Barbaresco con il pesce: i tannini creano contrasti sgradevoli.

Quanto costano i vini piemontesi piu famosi?

Il Barolo DOCG parte da circa 25 euro per le versioni piu accessibili dei produttori meno noti, fino a 500-1000 euro per le MGA dei grandi nomi come Gaja, Conterno o Giacosa. Il Barbaresco segue prezzi simili ma mediamente un 20-30% inferiori. La Barbera d’Asti di qualita si trova tra 8 e 20 euro; il Moscato d’Asti tra 10 e 18 euro. Ottimo rapporto qualita-prezzo nei Dolcetto e nelle DOC Langhe.

Come conservare i vini piemonte in casa?

I grandi Barolo e Barbaresco richiedono cantina con temperatura costante tra 12 e 15 gradi, umidita del 70-80%, assenza di vibrazioni e luce. Conservati correttamente, invecchiano splendidamente per 20-40 anni. I vini piu leggeri come Dolcetto, Barbera giovane e Moscato d’Asti si consumano entro 3-5 anni dalla vendemmia. L’Asti Spumante va consumato entro 2 anni: i profumi del Moscato si ossidano rapidamente dopo l’imbottigliamento.

Quali sono i vini piemonte migliori per chi si avvicina alla regione per la prima volta?

Per iniziare scegli una Barbera d’Asti DOCG: fruttata, morbida e di facile approccio, costa meno di 15 euro e non richiede abbinamenti raffinati. Il Dolcetto d’Alba e’ un’altra ottima scelta: morbido, con tannini gentili e finale aromatico. Il Moscato d’Asti e’ perfetto come introduzione ai profumi tipici della regione. Solo dopo aver esplorato questi vini vale la pena affrontare la complessita di un Barolo o Barbaresco giovane.

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