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Alexandre Dumas e il vino: «la parte intellettuale di un pranzo»
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Pochi scrittori hanno saputo unire la penna e la tavola come Alexandre Dumas padre, il romanziere francese che diede al mondo I tre moschettieri e Il conte di Montecristo. Dietro l’autore di avventure intramontabili si nascondeva un raffinato gastronomo, capace di riassumere in una sola frase il posto che il vino occupava per lui: non un semplice contorno liquido, ma la dimensione più alta e «intellettuale» del pasto. È un pensiero che, in poche parole, rivela la sensibilità di un uomo per cui sedersi a tavola era un atto di cultura prima ancora che di nutrimento.
📌 In sintesi: Alexandre Dumas
Romanziere e drammaturgo francese (1802-1870), tra i più letti di sempre con I tre moschettieri e Il conte di Montecristo, Dumas fu anche un appassionato gastronomo. Coronò questa passione con il Grand Dictionnaire de cuisine, monumentale enciclopedia della cucina pubblicata postuma nel 1873, in cui il vino occupa un posto d’onore come «parte intellettuale» di ogni pranzo.
«Il vino è la parte intellettuale di un pranzo; la carne e i legumi non ne sono che la parte materiale.»
— Alexandre Dumas
Accanto a questa massima, a Dumas si deve un’altra frase celebre, dedicata a uno dei vini che amava di più, il Chambertin di Borgogna:
«Niente rende il futuro così roseo come contemplarlo attraverso un bicchiere di Chambertin.»
— Alexandre Dumas
Chi era Alexandre Dumas
Alexandre Dumas nacque a Villers-Cotterêts, nel nord della Francia, il 24 luglio 1802, e morì nei pressi di Dieppe il 5 dicembre 1870. Figlio di un generale dell’epoca rivoluzionaria e nipote, per parte di padre, di una donna di origini caraibiche, costruì da sé una delle carriere letterarie più prodigiose dell’Ottocento. Approdato a Parigi giovanissimo, conobbe il successo dapprima a teatro e poi, soprattutto, con il romanzo d’appendice, il genere a puntate che divorava le pagine dei giornali e teneva i lettori con il fiato sospeso.
Il suo nome è legato a capolavori che hanno attraversato i secoli: I tre moschettieri (1844), con il celebre motto «uno per tutti, tutti per uno», e Il conte di Montecristo (1844-1846), epopea di vendetta e redenzione. La sua produzione, sterminata e spesso realizzata con la collaborazione di altri autori, conta centinaia di volumi tra romanzi, drammi, racconti di viaggio e memorie. Ma Dumas fu anche un epicureo dichiarato, un uomo dagli appetiti generosi quanto la sua fantasia: amava cucinare, ricevere e imbandire tavole sontuose. Non a caso la sua ultima fatica, completata poco prima di morire, fu proprio un’opera dedicata alla cucina.
Il vino secondo Alexandre Dumas
Definire il vino «la parte intellettuale di un pranzo» significa, per Dumas, collocarlo su un piano diverso rispetto al cibo. La carne e i legumi nutrono il corpo, sono la «parte materiale» del pasto; il vino, invece, parla allo spirito, accende la conversazione, stimola il pensiero e trasforma un semplice atto fisiologico in un momento di civiltà e di piacere condiviso. È una visione profondamente mediterranea e umanistica, che fa del calice non un lusso superfluo ma il tocco che eleva la tavola a esperienza culturale.
Questa idea trova il suo coronamento nel Grand Dictionnaire de cuisine, l’enciclopedia gastronomica a cui Dumas lavorò negli ultimi anni e che, ritardata anche dalla guerra franco-prussiana, apparve postuma nel 1873, tre anni dopo la sua scomparsa. Nelle migliaia di voci dell’opera, scritte con uno stile vivace e ricco di aneddoti personali, il vino è trattato con la stessa attenzione delle ricette: non un semplice ingrediente, ma un protagonista della tavola, da scegliere, raccontare e celebrare. Dumas vi riversò le sue conoscenze di intenditore, le impressioni raccolte nei numerosi viaggi e l’amore per le grandi regioni vinicole francesi.
Tra i vini, nutriva una particolare predilezione per il Chambertin, rosso pregiato della Borgogna a cui dedicò una delle sue frasi più felici. Curiosamente, quella battuta sul «futuro roseo» visto attraverso un bicchiere di Chambertin viene spesso attribuita a Napoleone Bonaparte, che di quel vino fu effettivamente grande estimatore: in realtà la sua paternità appartiene allo scrittore, non all’imperatore. Un piccolo equivoco che dice molto del fascino di Dumas, capace di coniare immagini destinate a viaggiare ben oltre le sue pagine. In lui l’amore per il vino non fu mai posa da salotto, ma parte autentica di una vita vissuta con energia, curiosità e un inesauribile gusto per le gioie della tavola.
Domande Frequenti
❓ Domande Frequenti: Alexandre Dumas
Chi era Alexandre Dumas?
Alexandre Dumas padre (1802-1870) è stato uno dei più celebri romanzieri e drammaturghi francesi, autore di capolavori come I tre moschettieri e Il conte di Montecristo. Oltre che scrittore prolifico, fu un raffinato gastronomo: la sua ultima opera, il Grand Dictionnaire de cuisine, è una grande enciclopedia della cucina pubblicata postuma nel 1873.
Cosa diceva Alexandre Dumas sul vino?
La sua frase più nota definisce il vino «la parte intellettuale di un pranzo», mentre «la carne e i legumi non ne sono che la parte materiale»: per Dumas il vino nutre lo spirito e la conversazione, non solo il corpo. A lui si deve anche la celebre battuta sul Chambertin, il vino di Borgogna che amava: «Niente rende il futuro così roseo come contemplarlo attraverso un bicchiere di Chambertin.»
In quale opera Dumas parla di vino e cucina?
Il testo in cui Dumas raccoglie il suo amore per la tavola è il Grand Dictionnaire de cuisine, completato poco prima della morte e pubblicato postumo nel 1873. È un’enciclopedia gastronomica fatta di ricette, aneddoti e riflessioni, in cui il vino occupa un posto centrale come elemento che eleva il pasto a esperienza culturale.
Uno scrittore con il calice in mano
Con la sua frase sul vino «parte intellettuale del pranzo», Alexandre Dumas ci ha lasciato molto più di un aforisma: un modo di intendere la tavola come luogo di cultura, dove un buon bicchiere accende il pensiero tanto quanto un buon libro. Per proseguire il viaggio tra letteratura, gastronomia e vino, scopri anche gli aforismi di Anthelme Brillat-Savarin e di François Rabelais, oppure approfondisci che cos’è davvero il vino.




