Tannicità

Tannicità del Vino: Cos’è, Come Riconoscerla e Come Influisce sull’Abbinamento

Definizione AIS — Tannicità

La tannicità è la sensazione tattile di astringenza percepita sulla mucosa orale, provocata dalla precipitazione delle proteine salivari a contatto con i tannini presenti nel vino. Nel metodo AIS si valuta in tre gradi: tenue, abbastanza tannico, tannico.

I tannini sono composti polifenolici estratti principalmente dalle bucce, dai vinaccioli e dai raspi dell’uva rossa, oltre che ceduti dal legno delle botti durante l’affinamento.

La tannicità è una delle sensazioni dure del vino — insieme all’acidità e al tenore alcolico — che il sommelier valuta nella fase gustativa della degustazione. Nei vini rossi è un indicatore fondamentale di struttura, longevità e potenziale di invecchiamento.

Cosa Sono i Tannini e da Dove Vengono

I tannini sono molecole polifenoliche appartenenti alla famiglia dei flavonoidi. Nel vino si trovano in due forme principali:

  • Tannini proantocianidinici (condensati): provengono dalle bucce, dai semi e dai raspi dell’uva. Si formano per condensazione di unità flavaniche e sono i principali responsabili dell’astringenza nei vini giovani.
  • Tannini idrolizzabili (ellagitannini e gallotannini): ceduti dal legno di rovere durante l’affinamento in botti o barriques. Hanno un profilo organolettico più morbido e si integrano progressivamente nel vino.

Nei vini rossi, la macerazione del mosto sulle bucce è la fase in cui avviene la maggior parte dell’estrazione tannica. La durata della macerazione — da pochi giorni per vini leggeri a 3-4 settimane per grandi rossi — determina direttamente il livello di tannicità del prodotto finale.

Come si Percepisce la Tannicità: la Sensazione Tattile

La tannicità non è un gusto in senso stretto — non viene percepita dai recettori gustativi come dolce o acido. È una sensazione chimico-tattile: i tannini si legano alle proteine della saliva, in particolare alle prolamine, formando complessi proteici che precipitano e producono quella caratteristica sensazione di asciugamento e rugosità nella bocca.

Metodo AIS per la valutazione della tannicità: nella fase gustativa, il sommelier mantiene il vino in bocca per 6-8 secondi, distribuendolo su tutta la mucosa. La tannicità si percepisce soprattutto sulla superficie della lingua, sulle gengive e sulla parte interna delle guance. Un vino tannico lascia una marcata sensazione di costrizione; un vino tenue è quasi impercettibile.

Tannicità e Invecchiamento: il Ruolo dei Tannini nel Tempo

Vino Giovane

Tannini verdi, aggressivi, con spiccata astringenza. I polifenoli non si sono ancora polimerizzati.

Vino Maturo (5-10 anni)

I tannini polimerizzano e precipitano parzialmente come sedimento. La sensazione diventa più morbida e setosa.

Vino Invecchiato (15+ anni)

Tannini dolci, ben integrati. L’astringenza residua contribuisce alla complessità senza risultare aggressiva.

I tannini svolgono un ruolo protettivo nel vino: la loro capacità antiossidante rallenta l’ossidazione e contribuisce alla longevità del vino. Un vino con tannini nobili e ben estratti — come un Barolo, un Brunello di Montalcino o un Amarone — è in grado di migliorare per decenni in bottiglia.

Tannicità e Abbinamento con il Cibo

Secondo il metodo AIS, la tannicità del vino deve essere bilanciata dalla struttura del cibo. I tannini reagiscono in modo diverso a seconda degli alimenti:

  • Carni rosse alla griglia: le proteine della carne si legano ai tannini liberando la mucosa orale — abbinamento classico e perfetto.
  • Formaggi stagionati: i grassi ammorbidiscono la percezione tannica, creando un contrasto .
  • Pesce: da evitare con vini molto tannici — i tannini amplificano la componente metallica del pesce, risultando sgradevoli.
  • Cibi grassi o salati: riducono la percezione di astringenza.

Per approfondire la scienza degli abbinamenti cibo-vino, consulta la nostra guida completa al metodo AIS.

Domande Frequenti sulla Tannicità

Cosa significa “vino tannico”?

Un vino tannico è un vino che produce una spiccata sensazione di astringenza in bocca, dovuta all’alta concentrazione di tannini. Questa caratteristica è tipica dei vini rossi a lunga macerazione come Barolo, Brunello, Nebbiolo e Cabernet Sauvignon.

I vini bianchi hanno tannini?

I vini bianchi convenzionali hanno una quantità trascurabile di tannini, poiché la vinificazione prevede la separazione immediata delle bucce dal mosto. Eccezione: i vini bianchi affinati in botte acquisiscono tannini dal legno; i vini “arancioni” (orange wine) prodotti con macerazione prolungata possono avere tannicità significativa.

Come ammorbidire un vino troppo tannico?

La decantazione è il metodo più efficace: esporre il vino all’aria per 30-120 minuti favorisce l’ossidazione dei tannini più aggressivi, ammorbidendone la percezione. In alternativa, abbinare il vino a cibi proteici o grassi riduce la sensazione di astringenza.

Qual è la differenza tra tannicità e acidità?

Entrambe sono “sensazioni dure” del vino, ma di natura diversa. L’acidità è percepita come salivazione aumentata e sensazione di freschezza; la tannicità come asciugamento e astringenza. Un vino può avere alta acidità e bassa tannicità (come uno Champagne) o viceversa.


Approfondimenti dalla nostra enoteca

Nel 2005, la produzione totale di vino è stata di 6,214 milioni di litri, di cui 5,4 milioni solo in Maharashtra, comprendenti 2,54 milioni di litri di vino rosso, 2,69 di vino bianco, 0,15 litri di frizzante e 0,036 di roseé3. Sula Vineyards importa due sole varietà, un vino bianco californiano e un rosso cileno, anch’essi del costo di 450, mentre Shaw Wallace è in procinto di importare una linea di vini francesi, comprendente rossi, bianchi e spumanti12. La George Duboeuf, francese, è la principale fornitrice di Beaujolais, un vino rosso leggero originario della Borgogna. Va ricordato infine il Lambrusco, vino rosso tipico dell’Emilia Romagna, che si accompagna molto bene con la saporita e speziata (quindi si tratta di un prodotto potenzialmente molto adatto ad accompagnare pietanze indiane). Ma assume una certa importanza anche nella vinificazione in rosso: uve povere di acidità, infatti, sono più difficili da lavorare e si predispongono ad un repentino invecchiamento. L’aroma nell’uva, e poi nel vino, dipende da diversi fattori tra cui l’accumulo di classi di molecole che possiamo elencare grossolanamente in alcuni gruppi fondamentali:  Terpeni;  nor-isoprenoidi;  derivati tiolici (o composti solforati);  altri. Le varietà “aromatiche”, come i moscati ed alcune malvasie, basano la loro aromaticità sui terpeni i quali inizialmente si trovano liberi nella polpa e poi, con il procedere della maturazione e dell’aumento degli zuccheri, accrescono quantitativamente e si accumulano sulla buccia legati agli zuccheri. La maturità fenolica riguarda i componenti fondamentali per la vinificazione in rosso, vale a dire gli antociani e i tannini che sono responsabili rispettivamente del colore e della struttura dei vini rossi; essi rientrano nella categoria dei polifenoli, più comunemente conosciuti come antiossidanti naturali dell’uva. Il concetto della maturità fenolica riguarda da un lato l’accumulo di questi componenti e la loro cedibilità, cioè la possibilità che questi passino dall’uva al mosto, dall’altro, il grado di maturazione dei tannini che condiziona la loro percezione gustativa nel vino. Si dimostra di grande utilità anche la degustazione della buccia dell’uva e dei vinaccioli per verificare il grado di maturazione dei tannini, legata alla loro polimerizzazione e successivo legame con gli zuccheri della buccia. 3 – Curve di concentrazione di tannini e antociani in un caso di maturazione ottimale (tratto da “Appunti delle lezioni di enologia”- Zironi) Pratiche di cantina per una vinificazione di qualità 13 componenti aromatici e polifenolici. La “vinificazione in bianco” viene realizzata senza ammostamento delle vinacce, evitando, cioè, il contatto della frazione liquida (mosto) con la parte solida (bucce, vinaccioli e raspi). Qualora si vinifichino uve aromatiche o semiaromatiche sarebbe vantaggioso sfruttare a pieno la ricchezza aromatica di queste uve le quali concentrano i loro aromi in gran parte sulla buccia (terpeni glicosilati).

Per ottenere una buona chiarifica del mosto, nelle normali condizioni operative, si può utilizzare la sfecciatura statica che sfrutta la possibilità che un mosto torbido, lasciato riposare in una cisterna per un periodo di tempo, si spogli degli elementi più pesanti e grossolani. realizzare la dissoluzione dei componenti fenolicinecessari alla costruzione della tipologia di rosso voluto (poco strutturato, mediamente strutturato, molto strutturato); 2. Operazione che ha lo scopo di schiacciare gli acini senza provocare lacerazioni della buccia; la pigiadiraspatrice, quindi, deve avere la delicatezza della pigiatura effettuata con i piedi. Dopo la pigiatura segue la fase di ammostamento delle vinacce, vale a dire un periodo, più o meno lungo, di contatto tra la fase liquida, il mosto, e la fase solida, rappresentata dalle bucce e dai vinaccioli. Nella generalità dei casi, i raspi vengono eliminati perché costituiscono una fonte di tannini reattivi, aspri e amari. Nella vinificazione in rosso gli obiettivi che si debbono raggiungere 5. 20 dipendono dalla tipologia di vino rosso che si vuole realizzare visto che una parte più o meno consistente dei costituenti presenti nelle bucce dovranno passare al mosto/vino. Per realizzare un corretto ammostamento bisogna conoscere le modalità di passaggio degli elementi fondamentali del vino rosso: gli antociani, che danno il colore, e i tannini, che danno corpo e struttura al vino. Il colore dell’uva, come in altri tipi di frutta, è dovuto alla presenza degli antociani, polifenoli appartenenti alla classe dei flavonoidi. I tannini sono i polifenoli più importanti nelle uve rosse e sono costituiti da una molecola base (catechina ed epicatechina) che si ripete (polimerizzazione), poche o molte volte, andando a 5.2. I tannini Pratiche di cantina per una vinificazione di qualità 21 realizzare, in alcuni casi, delle molecole piuttosto ingombranti. Questa caratteristica è apprezzabile durante la degustazione dei vini rossi strutturati in quanto i tannini reagiscono con la mucina presente nella saliva facendola precipitare e lasciando le mucose della bocca meno lubrificate (ecco il senso di astringenza!). I tannini dissolvono in soluzione idro-alcolica per cui nelle fasi iniziali dell’ammostamento, quando ancora non si è prodotto alcol, la dissoluzione non avviene, almeno nella generalità dei casi.

Il grafico della figura 4 mostra le curve di dissoluzione degli antociani e dei tannini durante l’ammostamento. Fattori di scelta per la conduzione dell’ammostamento: tempo e temperatura 22 nelle pratiche estrattive si otterrà un vino con una buona intensità di colore, con pochi o pochissimi tannini, poco dotato di estratto e di corpo, più idoneo ad un veloce affinamento. Qualora si voglia ottenere un vino da destinare ad un medio affinamento bisognerà prevedere una macerazione più lunga e quindi un maggior estratto finale. Nel caso in cui si voglia ottenere un vino molto strutturato da lungo affinamento sarà importante adottare tempi più lunghi di macerazione e temperature in fase estrattiva più alte e si Fig. 4 – Curve di dissoluzione degli antociani e dei tannini durante l’ammostamento (tratto da: Vino – una cultura mondiale – J. L’estrazione delle sostanze durante la macerazione dipende dalla maturità delle uve, dai parametri tecnologici e dalle tecnologie di estrazione utilizzate durante questa fase. I vini ricchi in polifenoli, antociani e tannini, si avvantaggiano grandemente dell’affinamento in legno, posto che questo abbia una discreta porosità da permettere una micro ossigenazione nel corso dell’affinamento stesso. L’albumina è precipitata dai tannini; servono 2g di tannino per precipitare 1g di albumina d’uovo. Elimina il ferro disciolto e ha affinità particolare per i polifenoli, quindi permette di decolorare i vini bianchi ingialliti e di attenuare il loro gusto maderizzato (sapore di agrume dolciastro, più o meno rancido, che ricorda il Madera, vino liquoroso, carattere proprio dei vini vecchi e ossidati). Bisogna tener conto che la reattività con i polifenoli è proporzionale fino ad un certo limite, per cui oltre non conviene andare. E poi chiedere “bianco o rosso?” significa eliminare ingiustamente a priori una terza via esistente nel mondo vinicolo: quella dei vini rosati, che appartengono al miglior patrimonio enologico di molte regioni italiane. I vini rosati Sui vini rosati ci sono purtroppo dei preconcetti: molti li considerano la scelta di mezzo, quella degli eterni indecisi, che non sapendo se puntare su un bianco o su un rosso finiscono per ‘salvarsi’ con un rose. E qualche volta rappresen~ tano la scelta ideale, difficilmente eguagliabile da un ,_ bianco o da un rosso: si pensi ad esempio alla soddisfazione che può dare un bel bicchiere di Lagrein Kretzer, rosato altoatesino, sposato con un piatto di speck o di canederli in brodo.

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Chi è l'autrice

Benvenuti nel blog di vino! Sono Marilyn, un'appassionata di vino che condivide la sua conoscenza e la sua passione con voi. Scopriamo insieme il mondo del vino!