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Castel del Monte DOC: il Vino delle Murge sotto il Castello di Federico II
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Sopra le Murge pugliesi si erge uno dei monumenti più enigmatici d’Italia: Castel del Monte, il maniero ottagonale voluto da Federico II di Svevia. Ai suoi piedi nasce una denominazione che porta lo stesso nome e che racchiude in sé alcuni dei rossi più strutturati del Sud e uno dei rosati più celebrati della Penisola. Storia, mistero e grande vino convivono qui in un unico calice, all’ombra del castello.
📌 In sintesi: Castel del Monte
Denominazione della Puglia centro-settentrionale, sulle Murge in provincia di Bari e BAT. Prende il nome dal castello di Federico II. Il rosso si fonda sull’Uva di Troia (o Nero di Troia), il rosato sul Bombino Nero, i bianchi su Pampanuto e Bombino Bianco. Tre tipologie sono state elevate a DOCG: Castel del Monte Bombino Nero, Nero di Troia Riserva e Rosso Riserva.
Storia e origini: all’ombra dello “Stupor Mundi”
La denominazione deve il proprio nome al castello che domina le colline murgiane nei pressi di Andria. Castel del Monte fu fatto erigere nel XIII secolo da Federico II di Svevia, l’imperatore soprannominato “Stupor Mundi”, lo stupore del mondo: una costruzione interamente ottagonale, con torrioni anch’essi ottagonali e sale trapezoidali che culminano in alte volte, carica di simbolismi geometrici e astronomici. Era la residenza di caccia del sovrano, autore del celebre trattato di falconeria De arte venandi cum avibus: il popolo amava chiamarlo il “re falconiere”, perché andava a caccia con il falcone appoggiato al guanto. Le terre attorno al castello erano già da secoli vocate alla vite, e dal nome di quella mole solenne nacque l’etichetta di vini “ben degni di figurare nel Gotha enologico della Penisola”.
Cuore della denominazione è un vitigno antichissimo, l’Uva di Troia (oggi chiamata anche Nero di Troia). La tradizione gli attribuisce un’origine greca: sarebbe stato portato in Puglia da coloni provenienti dalla città teatro della guerra omerica, Troia, da cui il nome. Insediatosi stabilmente nel nord della regione, fra il Foggiano e il Barese, è diventato la struttura portante dei grandi rossi della zona, accanto a quel Bombino che regala invece i rosati. Una curiosità che racconta bene questa terra è il brindisi popolare in dialetto che accompagnava il Castel del Monte: «Vine e venètte bbèlle e perfette, trase dalla bbocche e isce dall’uccèllètte», un augurio scherzoso alla bontà del vino.
Uvaggio e caratteristiche
La denominazione esiste in tutte le tipologie — bianco, rosato, rosso e rosso Riserva — e ciascuna ha il proprio vitigno di riferimento. Il rosso nasce dall’Uva di Troia, spesso affiancata da una quota di Montepulciano e altre uve: alla vista è rosso rubino intenso con riflessi granato; al naso si presenta etereo, con note erbacee, di frutta scura e spezie; in bocca è austero, caldo, vellutato e molto strutturato, con gradazione intorno ai 13 gradi e una notevole attitudine all’invecchiamento. Il bianco, frutto della combinazione fra Pampanuto e Bombino Bianco, è fresco, asciutto e armonico, segnato dalla delicatezza che gli viene dall’origine collinare. Il rosato, ottenuto soprattutto da Bombino Nero, sfoggia un colore rubino pallido e brillante, profumo fruttato e delicatamente vinoso, sorso asciutto e gradevole.
Scheda degustazione (rosso)
- Esame visivo: rosso rubino intenso con riflessi granato.
- Esame olfattivo: etereo, con note erbacee, frutta scura e spezie.
- Esame gustativo: austero, caldo, vellutato e molto strutturato.
Dalla DOC alle tre DOCG
Il vertice qualitativo della denominazione è rappresentato da tre DOCG, che premiano le espressioni più riuscite del territorio: Castel del Monte Bombino Nero, un rosato di razza, fra i più fini d’Italia; Castel del Monte Nero di Troia Riserva e Castel del Monte Rosso Riserva, i grandi rossi da invecchiamento. È un caso quasi unico in Italia che a ottenere la DOCG sia, fra le altre, proprio una tipologia rosata: un riconoscimento alla finezza del Bombino Nero. Il Castel del Monte rosato, del resto, è da sempre considerato uno dei prodotti più qualificati della vasta gamma dei rosati pugliesi, capace di realizzare una perfetta armonia fra grado alcolico, acidità, profumo e gusto delicatissimo.
Il Bombino Nero merita una nota a parte: matura in modo disomogeneo, con i grappoli che giungono a piena maturazione in tempi diversi, una caratteristica che lo rende perfetto per i rosati freschi e sapidi più che per i rossi di struttura. Trova il suo ambiente ideale nelle zone più alte delle colline murgiane, dove dispone solo di un sottile strato di terreno che copre appena il fondo roccioso calcareo. È la prova che la Puglia non è soltanto rossi possenti, ma anche vini di grande eleganza, capaci di sorprendere chi immagina il Sud unicamente in termini di calore e concentrazione.
Il Castel del Monte a tavola
Il rosso, soprattutto dopo qualche anno di invecchiamento, diventa il tipico grande vino da arrosti, selvaggina di pelo, agnello e formaggi stagionati; si serve a 18-19 °C. Il rosato di Bombino Nero è invece un versatile vino da tutto pasto, perfetto con antipasti, minestre asciutte, crostacei e crudi di mare, da servire intorno ai 12-14 °C. Il bianco, più delicato, accompagna pesce lessato o alla griglia e piatti dal sapore non troppo accentuato, alla temperatura di 10-12 °C. Un classico abbinamento locale vede il Castel del Monte bianco a fianco delle orecchiette con le cime di rapa, piatto simbolo della cucina pugliese.
❓ Domande Frequenti: Castel del Monte
Qual è il vitigno principale del Castel del Monte?
Per i rossi è l’Uva di Troia, detta anche Nero di Troia, vitigno antico di probabile origine greca; per il celebre rosato è invece il Bombino Nero, mentre i bianchi si basano su Pampanuto e Bombino Bianco.
Perché si chiama Castel del Monte?
La denominazione prende il nome dal celebre castello ottagonale di Federico II di Svevia, che domina le Murge nei pressi di Andria e che fu residenza di caccia dell’imperatore.
Il rosato di Castel del Monte è davvero importante?
Sì: il Castel del Monte Bombino Nero è una delle poche tipologie rosate in Italia ad aver ottenuto la DOCG, ed è considerato uno dei rosati più fini della Penisola.
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