Nero di Troia: il Vitigno Rosso del Nord della Puglia

La Puglia non è solo Primitivo e Negroamaro. Nel nord della regione cresce un terzo grande rosso, più austero e tannico, legato alla leggenda dell’eroe greco Diomede: il Nero di Troia. È il vitigno che dà struttura e longevità ai grandi rossi delle Murge. Ecco perché merita la tua attenzione.

Cos’è il Nero di Troia

Il Nero di Troia (o Uva di Troia) è un vitigno rosso autoctono del nord della Puglia, coltivato nelle province di Foggia, Barletta-Andria-Trani e nelle Murge. È la base di denominazioni come Castel del Monte, Rosso di Cerignola e Rosso Barletta. La leggenda lega il nome alla città di Troia (in provincia di Foggia), fondata secondo il mito dall’eroe Diomede di ritorno dalla guerra di Troia.

Caratteristiche

Colore rosso rubino intenso con riflessi violacei; naso complesso di mora, prugna, pepe nero, spezie e note balsamiche; palato strutturato, con tannini abbondanti e fitti, buona acidità e notevole potenziale di invecchiamento. È il più “nordico” nel carattere tra i rossi pugliesi: meno solare del Primitivo, più austero e adatto all’affinamento (10+ anni).

Storia: dalla Quasi-Scomparsa al Rilancio

Difficile da coltivare e da vinificare (i tannini possono risultare ruvidi se l’uva non matura perfettamente), il Nero di Troia fu a lungo trascurato e usato in blend. Dagli anni 2000 i produttori delle Murge ne hanno compreso il potenziale, vinificandolo in purezza con tecniche moderne: oggi è considerato uno dei vitigni più nobili e promettenti del Sud Italia.

Il terzo grande rosso di Puglia

Accanto a Primitivo e Negroamaro, il Nero di Troia (o Uva di Troia) è il terzo grande vitigno rosso pugliese, ma con un carattere tutto suo: più austero, tannico e longevo. È legato alla leggenda dell’eroe greco Diomede, che lo avrebbe portato dalle coste di Troia. Cresce soprattutto nel nord della Puglia, nella Daunia e nella Terra di Bari, dove dà struttura ai grandi rossi delle Murge. È il vitigno che sta alla base del Castel del Monte, del Rosso Barletta, del Rosso Canosa e del Cacc’e Mmitte di Lucera.

Un tannino da domare

Il Nero di Troia regala vini di colore rubino intenso con riflessi violacei e un profilo complesso di mora, prugna, pepe nero e note balsamiche. La sua firma è la trama tannica fitta e abbondante, che richiede vinificazioni attente e qualche anno di affinamento per distendersi. Proprio per questo è un vitigno “difficile”, che ha trovato la sua consacrazione solo negli ultimi decenni con la nascita delle DOCG di Castel del Monte. Oggi i migliori Nero di Troia sono rossi di grande potenziale di invecchiamento, da servire a 18°C in calice ampio accanto a brasati, agnello al forno e formaggi stagionati come il canestrato pugliese.

Le denominazioni del Nord Puglia

Il Nero di Troia raramente viaggia da solo: lo si incontra al cuore delle grandi denominazioni del nord pugliese. Nel Castel del Monte DOCG dà i rossi più nobili delle Murge; nel Cacc’e Mmitte di Lucera e nel Rosso di Cerignola entra in blend con Montepulciano e Negroamaro; nel Rosso Barletta e nel Rosso Canosa esprime tutta la sua austerità. È un vitigno-bandiera della Daunia e della Terra di Bari, capace di dare sia vini di pronta beva sia Riserve di lungo invecchiamento. Conoscere il Nero di Troia significa quindi avere la chiave per leggere buona parte dell’enologia rossa del nord della Puglia.

Il Nero di Troia a Tavola

Un rosso da piatti importanti: arrosti, brasati, selvaggina, agnello, formaggi stagionati come il canestrato pugliese. Servire a 18°C, meglio dopo decantazione.

Scheda degustazione AIS

  • Esame visivo: rosso rubino intenso con riflessi violacei.
  • Esame olfattivo: mora, prugna, pepe nero, spezie e note balsamiche.
  • Esame gustativo: strutturato, di tannini fitti e buona acidità, di notevole longevità.

Domande Frequenti

Nero di Troia e Uva di Troia sono lo stesso?
Sì, sono due nomi dello stesso vitigno autoctono pugliese.

Dove dà il meglio?
Nella DOC Castel del Monte, sulle Murge, dove i suoli calcarei e il clima ne esaltano struttura ed finezza.

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