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Cesanese: il Rosso del Lazio che i Papi Bevevano
C’è un vitigno rosso laziale che per secoli ha rifornito le tavole dei pontefici a Roma, poi è caduto quasi nell’oblio, e oggi sta vivendo una rinascita silenziosa. Si chiama Cesanese, è autoctono dei Colli Romani e dei Monti Ernici, e dà rossi dall’identità inconfondibile: morbidi, profumati, con quel finale leggermente amarognolo che è la sua firma. È il vino del Lazio che non ti aspettavi, e che probabilmente stai ignorando.
📌 In sintesi: Cesanese
Vitigno a bacca nera autoctono del Lazio, coltivato fra Roma e Frosinone. Esiste in due biotipi: il Cesanese di Affile (più pregiato e fine) e il Cesanese comune (più produttivo). Dà rossi rubino dal profumo di frutta rossa, viola e spezie, morbidi al palato e con il caratteristico retrogusto amarognolo. La sua espressione più nobile è il Cesanese del Piglio, diventato nel 2008 la prima DOCG del Lazio.
Storia e origini
Il Cesanese è un vitigno di antica origine, e la sua storia affonda le radici nella Roma antica. Una delle etimologie più accreditate fa risalire il nome alle caesae, le terre disboscate e ripulite che i Romani preparavano per impiantare la vite: da quei terreni bonificati deriverebbe “Cesanese”. Un’altra ipotesi lo collega a Caesanum (Cesano, nella campagna romana). Comunque sia, parliamo di un vino che a Roma si beve da moltissimo tempo.
È proprio il legame con la Curia romana ad aver costruito la fama del Cesanese. Nel Medioevo il vino finiva sulle tavole pontificie: lo apprezzarono papi come Innocenzo III e Bonifacio VIII, e la tradizione vuole che fosse considerato uno dei rossi prediletti del clero romano. La sua posizione geografica — a poche decine di chilometri da Roma — lo rendeva il vino locale per eccellenza dei nobili e degli uomini di Chiesa. Poi, per secoli, è rimasto un piacere quasi domestico, il rosso che nelle trattorie dei Castelli Romani e dei Colli Prenestini si versava direttamente dalla caraffa di terracotta. Nella tradizione contadina piaceva persino “abboccatello”, cioè leggermente dolce, perfetto sui pecorini e sui salumi locali.
La svolta moderna arriva nel 2008, quando il Cesanese del Piglio ottiene la DOCG, diventando il primo vino a denominazione di origine controllata e garantita del Lazio (era già DOC dal 1973). Un riconoscimento che premia decenni di lavoro di alcune famiglie di viticoltori dell’area — come i Perinelli a Paliano, che da generazioni studiano questo vitigno — e che ha riportato l’attenzione su un rosso a lungo sottovalutato.
Le denominazioni e i biotipi del Cesanese
Sotto il nome Cesanese si nascondono due varietà distinte e tre denominazioni storiche. I due biotipi sono:
- Cesanese di Affile: il più pregiato, con grappoli spargoli e acini piccoli; regala vini più eleganti e di maggiore prospettiva.
- Cesanese comune: più produttivo, dà vini più immediati e di pronta beva.
Le tre denominazioni che lo valorizzano sono:
- Cesanese del Piglio DOCG: la più nobile, nell’area dei Monti Ernici, in provincia di Frosinone (comuni di Piglio, Serrone, Acuto, Anagni e Paliano). La prima DOCG del Lazio.
- Cesanese di Olevano Romano DOC: prodotto fra Olevano Romano, Genazzano e l’area romana, nelle versioni secco, amabile e dolce.
- Cesanese di Affile DOC: la denominazione legata al borgo di Affile, dedicata al biotipo più fine.
Nei disciplinari il Cesanese può essere affiancato, in piccola percentuale, da uve come Sangiovese, Montepulciano, Barbera, Trebbiano toscano e Bombino bianco. Curiosità: oltre ai rossi fermi, il Cesanese viene tradizionalmente proposto anche in versione frizzante e spumante.
Caratteristiche nel bicchiere
- Colore: rosso rubino che vira al granato con l’invecchiamento.
- Profumo: intenso e ampio, con note di frutta rossa (ciliegia, prugna, visciola), viola e un tocco speziato; con l’evoluzione emergono sentori di cuoio e tabacco.
- Sapore: morbido e avvolgente, con la caratteristica nota amarognola finale che è la firma del vitigno. Si trova nelle versioni secco, amabile e dolce a seconda del tipo.
- Servizio: 16-19 °C; le versioni più strutturate e invecchiate possono trarre beneficio da una breve decantazione.
È un rosso che racconta perfettamente il suo terroir: i terreni vulcanici e collinari fra Roma e gli Ernici gli regalano calore, frutto e quella beva schietta che lo ha reso il vino quotidiano dei romani per generazioni.
Dove si coltiva e come abbinarlo
La culla del Cesanese è la fascia collinare a sud-est di Roma: dai Colli Prenestini e dalla zona di Olevano Romano fino ai Monti Ernici del Piglio. È un vino nato per la cucina laziale tradizionale, e i suoi abbinamenti lo dimostrano:
- Abbacchio alla cacciatora (l’abbinamento classico, con la versione secca).
- Primi con sughi di frattaglie di pollo (rigaglie, pajata).
- Arrosti e pollame ai ferri, porchetta.
- Coda alla vaccinara, il robusto piatto romanesco a cui il Cesanese del Piglio si abbina in modo magistrale.
- Pecorino e salumi locali, soprattutto con la versione amabile.
- Versione dolce/amabile: dessert e crostate di frutta.
Per inquadrarlo nel suo contesto regionale puoi consultare la guida ai vini del Lazio, mentre fra le uve che a volte lo accompagnano nei tagli c’è il Trebbiano.
❓ Domande Frequenti: Cesanese
Perché si dice che il Cesanese era il vino dei Papi?
Perché nel Medioevo questo rosso laziale finiva sulle tavole pontificie: tra i suoi estimatori si citano papi come Innocenzo III e Bonifacio VIII. La vicinanza a Roma lo rendeva il vino locale per eccellenza della nobiltà e del clero della città.
Qual è la differenza tra Cesanese di Affile e Cesanese comune?
Sono due biotipi dello stesso vitigno. Il Cesanese di Affile ha grappoli più spargoli e acini piccoli e dà vini più fini ed eleganti; il Cesanese comune è più produttivo e regala rossi più immediati. Le denominazioni di pregio puntano soprattutto sul Cesanese di Affile.
Il Cesanese è solo rosso?
È un vitigno a bacca nera, quindi prevalentemente rosso. Esiste però anche in versione amabile e dolce, tradizionale nell’area dei Monti Ernici e adatta ai dessert, e viene proposto pure in tipologie frizzante e spumante.
Un autoctono da riscoprire
Dal calice dei pontefici medievali alla prima DOCG del Lazio, il Cesanese è la prova che alcuni dei vini più affascinanti d’Italia restano nascosti in piena vista. Vale la pena dargli una possibilità. ← Esplora tutti i vitigni italiani



