Approfondimenti sul Croatina: territorio, profilo e abbinamenti
La Croatina è un vitigno a bacca rossa diffuso soprattutto nell’Oltrepò Pavese, in Lombardia, e nei Colli Piacentini, in Emilia. È la tipica uva rossa dell’Oltrepò Pavese ed entra in numerosi uvaggi del territorio, ai quali dona morbidezza e colore. Dà un vino di colore intenso, con buona struttura e una trama tannica percepibile, e profumi di frutta rossa e nera. La sua versatilità la rende protagonista sia di vini fermi sia di rossi vivaci, e la lega ad alcune tra le denominazioni più caratteristiche dell’Italia nord-occidentale.
Un punto va chiarito subito, perché genera spesso confusione. La Croatina viene comunemente chiamata “Bonarda” nelle zone dell’Oltrepò Pavese e dei Colli Piacentini, ma non è la stessa cosa della “Bonarda piemontese”: quest’ultima è un vitigno diverso e antico, coltivato in Piemonte, con cui la Croatina viene spesso confusa proprio a causa del nome. In altre parole, quando in Oltrepò o nel Piacentino si legge “Bonarda” sull’etichetta, l’uva di base è la Croatina; la Bonarda piemontese è invece un’altra varietà. Tenere distinti il nome locale e il vitigno effettivo aiuta a capire la composizione reale di questi vini.
La Croatina è il vitigno principale della Bonarda dell’Oltrepò Pavese, vino rosso che si presenta sia nella versione vivace sia in quella ferma. In questa denominazione la Croatina, tradizionalmente chiamata Bonarda, costituisce almeno l’85% dell’uvaggio, con l’eventuale aggiunta di altre uve a bacca rossa locali come Barbera, Uva rara e Ughetta. Il risultato è un vino dal colore rosso rubino intenso, dal profumo fine e netto con sentori di marasca e mandorla amara, e dal gusto secco e corposo che ripropone le sensazioni olfattive. La gradazione si attesta intorno agli 11 gradi, con un periodo di maturazione che ne valorizza l’espressione nel giro di alcuni anni.
Nei Colli Piacentini la Croatina entra inoltre nell’uvaggio del Gutturnio, vino rosso emblematico dell’Emilia, dove viene affiancata alla Barbera. La composizione tradizionale prevede Barbera tra il 55 e il 70% e Croatina, localmente detta Bonarda, tra il 30 e il 45%. Da questo incontro nasce un rosso di colore granato pieno, dal profilo olfattivo complesso e fruttato con note di violetta e di frutti rossi, che con l’invecchiamento può arricchirsi di sentori di spezia, vaniglia e cannella. In bocca il Gutturnio risulta pieno e secco, con buona persistenza aromatica: un esempio di come la Croatina sappia integrarsi in uvaggi storici donando colore e sostanza.
La presenza della Croatina non si esaurisce in queste due denominazioni. Nell’Oltrepò Pavese il vitigno concorre alle tipologie tradizionali come il Buttafuoco e il Sangue di Giuda, e nei Colli Piacentini è tra le uve impiegate in diverse tipologie del territorio. La sua capacità di apportare colore, morbidezza e struttura la rende un’uva di complemento preziosa in molti uvaggi del Nord Italia, oltre che protagonista nei vini in cui figura come componente prevalente.
Dal punto di vista degli abbinamenti, i vini a base Croatina si prestano alla tavola quotidiana e alla cucina del territorio. La Bonarda dell’Oltrepò Pavese accompagna bene carni bianche, maiale e formaggi di media stagionatura. Il Gutturnio dei Colli Piacentini, dal canto suo, è un classico compagno dei salumi piacentini come coppa e salame, oltre che di piatti a base di legumi e di preparazioni di carne in tegame. Si tratta in entrambi i casi di rossi conviviali, pensati per esaltare i sapori decisi della gastronomia padana.



