Negrara

Approfondimenti sul Negrara: territorio, profilo e abbinamenti

La Negrara è un vitigno a bacca rossa del Veronese, tradizionalmente legato alla Valpolicella e alla zona di Bardolino, in Veneto. Si tratta di una varietà minore, impiegata storicamente come uva complementare negli uvaggi tradizionali della zona accanto ai vitigni principali, e per questo poco documentata come vino in purezza. Il nome richiama quello del paese di Negrar, uno dei comuni più noti della Valpolicella. Va segnalato che con il nome Negrara si indicano in realtà diversi biotipi distinti: il più citato nei disciplinari è la Negrara trentina, presente sia nell’areale veronese e gardesano sia in ambito trentino.

Il ruolo della Negrara si comprende meglio guardando agli uvaggi in cui compare. Nei vini della Valpolicella e nel Bardolino il vitigno di base è la Corvina veronese, spesso affiancata dal Corvinone, mentre la Rondinella partecipa come componente principale fra le uve complementari; la Negrara rientra invece tra le varietà ammesse in quota ridotta, insieme a uve come Molinara, Rossignola, Sangiovese e Barbera. Nel Valpolicella, ad esempio, la Corvina veronese è prevista tra il 40 e il 70% e la Rondinella tra il 30 e il 60%, mentre alla Negrara, sola o insieme ad altre uve minori, è riservato un limite massimo dell’ordine del 10%. Nel Bardolino, accanto a Corvina, Rondinella e Molinara, la Negrara trentina è ammessa tra le aggiunte facoltative entro quote contenute. È quindi un’uva di completamento, presente anche negli uvaggi di vini più importanti della stessa area come l’Amarone e il Recioto della Valpolicella, sempre in percentuali ridotte.

Dal punto di vista varietale, la Negrara è descritta come vitigno rustico e di buona produttività, qualità che ne hanno favorito l’uso come uva da uvaggio. Sul piano del prodotto dà colore e struttura medio-leggeri, motivo per cui non viene quasi mai vinificata da sola ma in sinergia con i vitigni che forniscono corpo e spina dorsale al vino, in primo luogo la Corvina. La sua presenza si ritrova anche nei rossi e nei rosati della zona del Garda e in alcuni uvaggi trentini, dove rientra fra le uve rosse ammesse insieme a varietà come Schiava, Lambrusco, Merlot, Pinot nero, Lagrein e Teroldego. Trattandosi di una varietà minore, la documentazione specifica su ampelografia, resa e profilo sensoriale in purezza è limitata: per questo è corretto inquadrarla soprattutto per il contributo che porta agli uvaggi tradizionali del Veronese, più che come vitigno protagonista a sé stante.

Sul piano degli abbinamenti, la Negrara va considerata nel contesto del vino che contribuisce a comporre. Nei rossi giovani e di pronta beva come il Valpolicella e il Bardolino, ai quali apporta colore e leggerezza, fa parte di vini freschi e versatili, adatti a tutto il pasto, a carni bianche e rosse non troppo elaborate, salumi e primi piatti. Quando entra, in piccola quota, negli uvaggi da appassimento come l’Amarone e il Recioto della Valpolicella, accompagna invece i piatti più importanti della tradizione, dalle carni rosse ai brasati, dalla selvaggina ai formaggi stagionati, nel caso dell’Amarone, e la pasticceria secca e i dolci nel caso del Recioto. Resta in ogni caso una comprimaria discreta, parte del patrimonio di vitigni minori che concorrono a definire i vini storici della zona veronese.

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