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Emily Brontë e il vino: «come il vino attraverso l’acqua»
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Tra le pagine di Cime tempestose, l’unico romanzo di Emily Brontë, si nasconde una delle immagini più suggestive in cui il vino diventi metafora dell’anima. Non si tratta di un elogio del bere né di una massima da gastronomo: è il vino chiamato a dire qualcosa di più profondo, la capacità dei sogni di penetrare e trasformare la mente di chi li fa. In poche parole, la scrittrice inglese affida a una similitudine enologica il compito di descrivere come certe esperienze ci attraversino e ci cambino per sempre.
📌 In sintesi: Emily Brontë
Scrittrice e poetessa inglese (1818-1848), una delle tre sorelle Brontë, autrice di un solo romanzo, Cime tempestose (1847), oggi considerato un capolavoro della letteratura inglese. Pubblicò sotto lo pseudonimo maschile di Ellis Bell. Nella sua opera il vino non è un tema centrale: la celebre immagine «come il vino attraverso l’acqua» è una similitudine, non una riflessione sull’enologia. Vale la pena ricordare che la frase è pronunciata da un personaggio del romanzo, Catherine Earnshaw, e non rappresenta una dichiarazione personale dell’autrice.
«Ho fatto sogni, nella mia vita, che mi sono rimasti dentro per sempre e hanno cambiato le mie idee: mi sono passati attraverso, e dentro, come il vino attraverso l’acqua, e hanno mutato il colore della mia mente.»
— Emily Brontë, Cime tempestose (parole di Catherine Earnshaw)
Chi era Emily Brontë
Emily Jane Brontë nacque il 30 luglio 1818 a Thornton, nello Yorkshire, e morì il 19 dicembre 1848 a Haworth, lo stesso villaggio circondato di brughiere in cui trascorse quasi tutta la vita. Era la quinta di sei figli del reverendo Patrick Brontë; rimasta orfana di madre a soli tre anni, crebbe insieme ai fratelli nella canonica paterna, in un isolamento che alimentò una straordinaria vita immaginativa. Insieme alle sorelle Charlotte e Anne — anch’esse scrittrici — e al fratello Branwell, da bambina inventava mondi fantastici e saghe scritte in minuscoli quaderni.
Schiva e riservata fino al silenzio, Emily lasciò pochissime tracce biografiche dirette. Nel 1846 le tre sorelle diedero alle stampe una raccolta di versi, Poems by Currer, Ellis and Acton Bell, firmandosi con pseudonimi maschili per non vedere il proprio lavoro giudicato in base al genere: Emily era Ellis Bell. L’anno seguente, nel 1847, uscì il suo unico romanzo, Cime tempestose (Wuthering Heights), un’opera di passione e ferocia ambientata fra le lande dello Yorkshire. Accolto inizialmente con freddezza e perfino scandalo, il libro è oggi riconosciuto come uno dei vertici della narrativa inglese. Emily morì di tubercolosi appena trentenne, pochi mesi dopo il fratello, senza conoscere la fama che l’avrebbe consacrata.
Il vino secondo Emily Brontë
La frase che lega il nome di Emily Brontë al vino appartiene al capitolo IX di Cime tempestose e non è una sua confessione, ma una battuta di Catherine Earnshaw, la protagonista, mentre tenta di spiegare un sogno che l’ha segnata. È un dettaglio che merita prudenza: spesso questa immagine viene citata come se fosse un aforisma dell’autrice sul vino, mentre in realtà è una similitudine letteraria messa in bocca a un personaggio. Il vino qui non è bevanda né piacere della tavola, ma termine di paragone: serve a rendere visibile come un sogno possa diffondersi nella coscienza «come il vino attraverso l’acqua», colorandola in modo irreversibile.
La forza dell’immagine sta proprio in questa scelta. Versare vino nell’acqua significa modificarne il colore in maniera definitiva, goccia dopo goccia, finché l’originaria trasparenza non esiste più: una metafora perfetta per descrivere come certe esperienze interiori — i sogni, le passioni — si mescolino alla mente fino a cambiarne la natura. In un romanzo dominato dalle forze elementari della brughiera, dal vento e dalla tempesta, Emily Brontë sceglie un gesto domestico e antichissimo, quello di diluire il vino, per dare corpo a un’idea astratta. È la sensibilità di una poetessa, prima ancora che di una romanziera, capace di trasformare un’immagine concreta in simbolo della trasformazione dell’anima.
Va detto con chiarezza: nulla nelle fonti biografiche indica in Emily Brontë una particolare passione per il vino, né la sua opera ne fa un tema ricorrente. La citazione resta preziosa non come testimonianza di un amore enologico, ma come esempio di quanto profondamente il vino sia radicato nell’immaginario della letteratura, al punto da prestarsi a descrivere ciò che di più intimo e inafferrabile c’è nell’esperienza umana.
Domande Frequenti
❓ Domande Frequenti: Emily Brontë
Chi era Emily Brontë?
Emily Brontë (1818-1848) è stata una scrittrice e poetessa inglese, una delle tre celebri sorelle Brontë insieme a Charlotte e Anne. È autrice di un unico romanzo, Cime tempestose (1847), oggi considerato un capolavoro della letteratura inglese, che pubblicò sotto lo pseudonimo maschile di Ellis Bell. Morì di tubercolosi a soli trent’anni.
Cosa diceva Emily Brontë sul vino?
La frase più nota associata al suo nome paragona i sogni che attraversano e trasformano la mente al «vino attraverso l’acqua». Non è però una riflessione personale sull’enologia: è una similitudine letteraria, e va presa con prudenza come immagine poetica più che come pensiero dell’autrice sul vino.
Da quale opera è tratta la frase sul vino?
La citazione proviene da Cime tempestose (capitolo IX). Non è pronunciata dall’autrice, ma dalla protagonista Catherine Earnshaw, che la usa per descrivere un sogno capace di mutare per sempre il «colore» della sua mente.
Un’immagine che resta nel calice della memoria
La similitudine di Emily Brontë ci ricorda quanto il vino, anche fuori dalla tavola, sia da secoli una metafora privilegiata della trasformazione e della memoria. Per proseguire il viaggio tra poesia e cultura del vino, scopri anche gli aforismi di John Keats, poeta romantico contemporaneo delle sorelle Brontë, oppure approfondisci che cos’è davvero il vino.




