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Lillie de Hegermann-Lindencrone e il vino: quel «petit bleu» del castello in cui si tuffavano i bambini malati
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Cantante lirica americana di nascita e memorialista per vocazione, Lillie de Hegermann-Lindencrone (1844-1928) ci ha lasciato uno dei ritratti più vivi e ironici della vita di corte nell’Europa dell’Ottocento. Tra le pagine dei suoi diari epistolari si nasconde una pagina sorprendente sul vino: non un elogio della bevanda, ma il racconto stupito di un’usanza paesana legata alla tenuta di campagna che il marito aveva acquistato vicino a Parigi. Una testimonianza preziosa proprio perché racconta il vino dal basso, dal lato meno nobile della cantina.
📌 In sintesi: Lillie de Hegermann-Lindencrone
Soprano americana (nata Lillie Greenough nel 1844, morta nel 1928), divenne moglie di diplomatici e frequentò le corti del Secondo Impero e dei reali d’Europa. Nei suoi celebri memoriali epistolari il vino compare non come oggetto di degustazione, ma come dettaglio di costume: in particolare il vinello aspro della tenuta di Petit Val, vicino a Parigi, e la curiosa usanza contadina che vi era legata.
«Quando questo vino aspro è nel periodo d’oro dell’effervescenza, ogni bambino malato del villaggio, dietro indicazione del medico, può essere portato ai torchi e immerso. Se è etichettato come “très malade”, viene immerso due volte. Non vi pare un’usanza spaventosa?»
— Lillie de Hegermann-Lindencrone, In the Courts of Memory (lettera del giugno 1862)
La frase, riportata in una lettera del giugno 1862, descrive la tenuta di Petit Val, a una ventina di chilometri da Parigi, acquistata dal primo marito dell’autrice. Il vino in questione non era affatto pregiato: lo si chiamava in paese «le petit bleu», un vinello acidulo che l’autrice stessa giudicava terribile. Proprio per questo il racconto è così rivelatore del rapporto fra vino, comunità rurale e superstizioni dell’epoca.
Chi era Lillie de Hegermann-Lindencrone
Nata Lillie Greenough a Cambridge, nel Massachusetts, nel 1844, rivelò fin da giovanissima una voce notevole. A soli quindici anni la madre la portò a Londra a studiare canto con il celebre maestro Manuel García, lo stesso che aveva formato grandi voci dell’Ottocento. Divenuta soprano apprezzata, sposò Charles Moulton, figlio di un noto banchiere americano residente a Parigi: come Madame Moulton fu ospite gradita alla corte di Napoleone III durante il Secondo Impero.
Rimasta vedova, sposò il diplomatico danese Johan Henrik de Hegermann-Lindencrone, che fu ministro di Danimarca negli Stati Uniti e poi a Stoccolma, Roma e Parigi. La sua vita la portò così a contatto con numerose case regnanti europee. Da questa lunga frequentazione di corti e salotti nacquero i suoi due libri più noti, costruiti come raccolte di lettere: In the Courts of Memory (pubblicato nel 1912 e dedicato agli anni del Secondo Impero) e The Sunny Side of Diplomatic Life (1914). Sono ricordati per l’arguzia, il dettaglio mondano e l’occhio attento al costume più che alla politica.
Il vino secondo Lillie de Hegermann-Lindencrone
L’aforisma non è una riflessione sul gusto del vino, ma il resoconto incredulo di un’usanza locale. Acquistando la tenuta di Petit Val, il marito dell’autrice si era trovato vincolato agli obblighi tradizionali che gravavano sulla proprietà: doveva consegnare al curato, al medico, al postino e agli altri abitanti del villaggio determinate quantità di patate, grano, ortaggi e botti di quel vino casalingo. Era un retaggio quasi feudale, in cui il proprietario terriero “manteneva” la comunità anche con la produzione della propria cantina.
In questo contesto si inserisce l’usanza descritta nella citazione: quando il vino nuovo entrava nella fase tumultuosa della fermentazione — quel «periodo d’oro dell’effervescenza» —, i bambini malati del villaggio venivano portati ai torchi e immersi nel mosto in fermento, su indicazione del medico, nella convinzione che avesse virtù curative. Chi era giudicato gravemente malato («très malade») veniva immerso due volte. L’autrice commenta la pratica con dichiarata ironia, definendola «spaventosa» e aggiungendo, sul vino stesso, che chi lo aveva assaggiato una volta non lo faceva mai più.
Al di là dell’aneddoto, la pagina è un piccolo documento di storia della cultura del vino: ci ricorda che, accanto ai grandi crus e ai banchetti di corte che pure l’autrice frequentava, esisteva un vino quotidiano, rustico e talvolta sgradevole, intrecciato alla vita del villaggio, alla medicina popolare e a riti di comunità ormai dimenticati. Il fascino della testimonianza sta proprio in questo sguardo affettuoso e divertito di una grande dama sul vino più umile.
❓ Domande Frequenti: Lillie de Hegermann-Lindencrone
Chi era Lillie de Hegermann-Lindencrone?
Era una cantante lirica americana (nata Lillie Greenough a Cambridge, Massachusetts, 1844-1928), poi moglie di diplomatici. Frequentò la corte di Napoleone III e numerose case regnanti europee, e divenne celebre come memorialista con i libri In the Courts of Memory e The Sunny Side of Diplomatic Life.
Cosa diceva sul vino?
Non ne parlava come intenditrice, ma raccontava un’usanza paesana legata alla tenuta di Petit Val: durante la fermentazione del vino di casa, i bambini malati del villaggio venivano immersi nel mosto ai torchi, su indicazione del medico. Definiva la pratica «spaventosa» e considerava terribile quel vinello.
Da quale opera è tratta la frase?
Dal memoriale In the Courts of Memory, in una lettera datata giugno 1862, in cui l’autrice descrive la tenuta di Petit Val (a circa venti chilometri da Parigi) e gli obblighi tradizionali ad essa legati, compreso il vino chiamato in loco «le petit bleu».
Un sorso di storia
La pagina di Lillie de Hegermann-Lindencrone ci ricorda che il vino non è solo etichetta e degustazione, ma anche memoria, comunità e curiosa antropologia. ← Esplora gli aforismi e la cultura del vino
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