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Walter Scott e il vino: «Dio mise sulla terra la vigna e il diavolo vi mise l’uomo»
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Padre del romanzo storico e tra gli autori più letti d’Europa nell’Ottocento, Sir Walter Scott osservava il mondo con l’occhio dell’antiquario e del narratore. Non stupisce che gli sia attribuito un aforisma fulminante sul vino, in cui la vite diventa dono divino e l’uomo, accanto a essa, la nota stonata: una battuta ironica che riassume l’eterna ambivalenza del bere, tra gioia conviviale ed eccesso. Nei suoi grandi romanzi storici, del resto, i banchetti traboccano di coppe e di brindisi, e il vino è parte viva dell’affresco d’epoca.
📌 In sintesi: Walter Scott
Romanziere, poeta e storico scozzese (1771-1832), Walter Scott è considerato l’inventore e il maggiore interprete del romanzo storico, con capolavori come Waverley e Ivanhoe. Nelle sue pagine il vino accompagna feste e banchetti come elemento di colore storico, e a lui si lega un celebre aforisma sull’ambiguità del bere.
«Dio mise sulla terra la vigna e il diavolo vi mise l’uomo.»
— Sir Walter Scott
Chi era Walter Scott
Sir Walter Scott nacque a Edimburgo il 15 agosto 1771 e morì ad Abbotsford il 21 settembre 1832. Avvocato di formazione, fu poeta, romanziere e storico, e divenne una delle figure più celebri della letteratura europea del suo tempo. Esordì con grande successo come poeta narrativo grazie a opere come Marmion (1808) e La donna del lago (1810), prima di dedicarsi alla narrativa in prosa.
Con Waverley, pubblicato anonimo nel 1814, diede vita al moderno romanzo storico: una formula che intreccia vicende inventate e sfondo storico documentato, e che avrebbe influenzato innumerevoli autori in Europa e in America. Seguirono i romanzi noti collettivamente come «Waverley Novels», tra cui spicca Ivanhoe (1819), ambientato nell’Inghilterra del XII secolo e rimasto il suo titolo più popolare. Quando morì, nel 1832, era considerato il romanziere più famoso del mondo.
Il vino secondo Walter Scott
L’aforisma che apre questa pagina circola soprattutto nella sua forma francese — «Dieu mit sur la terre la vigne, et le Diable y mit l’homme» — ed è tramandato dalle raccolte di citazioni come una delle massime sul vino attribuite allo scrittore scozzese. Il senso è arguto e amaro insieme: la vite è un dono benefico della natura, ma è l’uomo, con la sua misura incerta, a poterne fare cattivo uso. È la stessa tensione che attraversa secoli di cultura del bere, tra l’elogio del vino come fonte di gioia e la condanna dell’eccesso.
Più che teorico del vino, Scott ne fu narratore. I suoi romanzi storici sono popolati di banchetti in cui il bere serve a restituire il colore di un’epoca. In Ivanhoe, nelle scene di festa, si menziona per esempio il pregiato vino di Chio (Chian wine), il vino greco dell’isola di Chio già celebre nell’antichità: un dettaglio che Scott usa per evocare il lusso e l’esotismo della tavola medievale. In un romanzo di ambientazione successiva, The Fortunes of Nigel (1822), ambientato nella Londra di re Giacomo I, ricorre invece il «sack», nome con cui all’epoca si indicavano i vini liquorosi di tipo Sherry e Canary, allora molto amati in Inghilterra.
Per chi ama il vino, le pagine di Scott valgono dunque come una piccola finestra sulla storia del gusto: attraverso i suoi banchetti immaginari intravediamo quali vini facessero sognare i lettori dell’Ottocento e quali nomi — da Chio allo Sherry — portassero con sé un’idea di prestigio e convivialità. Non occorrono ricostruzioni leggendarie: bastano il testo dei suoi romanzi e l’aforisma che gli è attribuito a raccontare il suo sguardo, insieme ironico e affettuoso, sul mondo del vino.
Domande Frequenti
❓ Domande Frequenti: Walter Scott
Chi era Walter Scott?
Sir Walter Scott (1771-1832) fu un romanziere, poeta e storico scozzese, considerato l’inventore e il maggiore interprete del romanzo storico. Tra le sue opere più celebri figurano Waverley (1814) e Ivanhoe (1819). Alla sua morte era il romanziere più famoso del mondo.
Cosa diceva Walter Scott sul vino?
A Scott è attribuito l’aforisma «Dio mise sulla terra la vigna e il diavolo vi mise l’uomo» (in francese «Dieu mit sur la terre la vigne, et le Diable y mit l’homme»). È una battuta ironica sull’ambivalenza del vino: dono prezioso della natura, ma soggetto al cattivo uso che ne può fare l’uomo.
Quali vini compaiono nei romanzi di Walter Scott?
Nei suoi romanzi storici Scott cita il vino come elemento di colore d’epoca. In Ivanhoe, ambientato nel Medioevo inglese, si menziona il pregiato vino di Chio (Chian wine); in The Fortunes of Nigel, ambientato nella Londra di Giacomo I, ricorre il «sack», cioè i vini liquorosi di tipo Sherry e Canary diffusi all’epoca.
Un narratore alla tavola della storia
Con un aforisma e con i banchetti dei suoi romanzi, Walter Scott ci ricorda che il vino è da sempre parte della scena umana: dono e tentazione, festa e misura. Leggere le sue pagine significa anche sedersi, per un istante, a tavole lontane nel tempo.
Per continuare il viaggio tra scrittori e vino, scopri anche gli aforismi del poeta romantico John Keats, approfondisci il vino nel Medioevo — l’epoca di Ivanhoe — oppure parti dalle basi con che cos’è il vino.




