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Charles Baudelaire e il vino: «bere del vino è bere del genio»
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Nessun poeta ha cantato l’ebbrezza con la lucidità di Charles Baudelaire. Per l’autore de I fiori del male, il vino non è un semplice piacere dei sensi, ma uno strumento di elevazione spirituale, capace di «moltiplicare l’individualità» e di restituire all’uomo, almeno per un istante, un frammento d’infinito. La sua celebre dichiarazione — «bere del vino è bere del genio» — riassume una poetica intera: quella di chi vedeva nel calice non un’evasione, ma una via verso la grandezza dell’anima.
📌 In sintesi: Charles Baudelaire
Poeta e critico francese (1821-1867), Baudelaire è autore de I fiori del male (1857), opera fondatrice della poesia moderna. Al vino dedicò un’intera sezione della sua raccolta e il saggio Del vino e dell’hashish: per lui la bevanda esalta la volontà e la creatività dell’artista, in una duplicità di luci e ombre simile a quella dell’uomo stesso.
«Bere del vino è bere del genio.»
— Charles Baudelaire
«Il vino è simile all’uomo: non si saprà mai fino a che punto lo si può stimare o disprezzare, amare e odiare, né di quante azioni sublimi o atti delittuosi è capace.»
— Charles Baudelaire, Del vino e dell’hashish
Chi era Charles Baudelaire
Charles Baudelaire nacque a Parigi il 9 aprile 1821 e vi morì il 31 agosto 1867. Poeta, saggista, traduttore e critico d’arte, è considerato uno dei padri della poesia moderna e una figura cardine del simbolismo europeo. La sua opera maggiore, I fiori del male (Les Fleurs du mal), pubblicata nel 1857, fece scandalo al punto da costargli un processo per oltraggio alla morale: alcune liriche furono condannate e rimosse, e solo molto più tardi la raccolta sarebbe stata riconosciuta come una pietra miliare della letteratura occidentale.
Spirito inquieto e dandy ribelle, Baudelaire esplorò nei suoi versi la bellezza, il male, la noia esistenziale — lo spleen — e i «paradisi artificiali» dell’ebbrezza. Fu anche un raffinato critico d’arte e il principale traduttore francese di Edgar Allan Poe. Tra le sue opere si ricordano, oltre a I fiori del male, i poemi in prosa de Lo spleen di Parigi (Le Spleen de Paris, pubblicato postumo nel 1869) e il saggio I paradisi artificiali (1860), dedicato agli effetti di vino, hashish e oppio sull’immaginazione.
Il vino secondo Charles Baudelaire
Il rapporto di Baudelaire con il vino trova la sua espressione più compiuta nel saggio Del vino e dell’hashish, apparso nel 1851 e poi confluito ne I paradisi artificiali. Qui il poeta confronta le due sostanze come «mezzi di moltiplicazione dell’individualità» e prende nettamente posizione a favore del vino: mentre l’hashish, secondo lui, annulla la volontà e isola l’uomo, il vino la esalta, accende la speranza e spinge verso l’alto. È in questo orizzonte che va letta la frase «bere del vino è bere del genio»: l’ebbrezza non è fuga, ma intensificazione delle facoltà creative dell’artista.
Lo stesso saggio contiene una delle immagini più memorabili: il vino «simile all’uomo», ambivalente e imprevedibile, capace tanto di «azioni sublimi» quanto di «atti delittuosi». È una visione che rifiuta la condanna moralistica dell’alcol e ne riconosce invece la complessità: il vino riflette chi lo beve, ne amplifica le virtù e i difetti, e per questo non può essere giudicato una volta per tutte. Una lettura sorprendentemente moderna, che fa del vino uno specchio dell’anima umana.
Il tema attraversa anche la poesia. Ne I fiori del male, Baudelaire dedica all’ebbrezza un’intera sezione intitolata «Il vino» (Le Vin), composta da cinque liriche: tra queste «L’anima del vino» (L’âme du vin), in cui è il vino stesso a «cantare nelle bottiglie» rivolgendosi all’uomo come a un fratello, e «Il vino degli amanti» (Le Vin des amants), slancio lirico verso l’evasione e il sogno. Più tardi, nei poemi in prosa de Lo spleen di Parigi, l’esortazione «Inebriatevi» (Enivrez-vous) avrebbe condensato in poche righe tutta la sua filosofia: ubriacarsi «di vino, di poesia o di virtù» per non sentire «l’orribile fardello del Tempo».
Domande Frequenti
❓ Domande Frequenti: Charles Baudelaire
Chi era Charles Baudelaire?
Charles Baudelaire (1821-1867) fu un poeta, saggista e critico francese, tra i fondatori della poesia moderna. La sua opera più celebre è I fiori del male (1857). Dedicò al vino una sezione delle sue poesie e il saggio Del vino e dell’hashish.
Cosa diceva Baudelaire sul vino?
Per Baudelaire il vino esalta la volontà e la creatività: «bere del vino è bere del genio», scriveva. Lo considerava «simile all’uomo», ambivalente e capace di azioni sublimi o delittuose, e lo preferiva all’hashish perché accende la speranza invece di annullarla.
Da quale opera sono tratte le frasi sul vino?
Entrambe le citazioni provengono dal saggio Del vino e dell’hashish (1851), poi incluso ne I paradisi artificiali (1860). Il tema del vino ritorna anche nella sezione «Il vino» de I fiori del male e nel poema in prosa «Inebriatevi» de Lo spleen di Parigi.
Un poeta nel segno dell’ebbrezza
Con le sue parole, Baudelaire ha trasformato un gesto quotidiano in un atto di elevazione: bere diventa un modo per moltiplicare se stessi, sfidare il tempo e sfiorare il genio. La sua eredità ci ricorda che dietro ogni calice può nascondersi non solo un piacere, ma un’intera visione del mondo.
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