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Ovidio e il vino: «appresta i cuori e alla passione li fa più pronti»
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Publio Ovidio Nasone è uno dei più grandi poeti dell’antica Roma, l’autore delle Metamorfosi e di quel manuale di seduzione in versi che è l’Ars amatoria. Proprio in quest’opera, dedicata all’arte di amare, Ovidio ci ha lasciato uno dei ritratti più vivaci del rapporto fra il vino, l’amore e la convivialità: il vino che scioglie le inibizioni, allontana i pensieri e «prepara i cuori» alla passione. Più che un elogio dell’ebbrezza, è l’osservazione acuta di un poeta che conosceva bene i banchetti romani e il modo in cui un calice, al momento giusto, sa avvicinare le persone.
📌 In sintesi: Publio Ovidio Nasone
Ovidio (Sulmona, 43 a.C. – Tomi, 17/18 d.C.) fu un poeta latino dell’età di Augusto, autore degli Amores, dell’Ars amatoria, delle Metamorfosi e dei Fasti. Del vino parla soprattutto nell’Ars amatoria, dove lo descrive come alleato dell’amore: bevuto al banchetto, scioglie le inibizioni, dissolve gli affanni e «prepara i cuori» alla passione. È il vino della convivialità e del corteggiamento, non della pura sbornia.
«Appresta il vino i cuori e alla passione li fa più pronti: sfumano i pensieri; nel molto vino ogni penar si stempra.»
— Publio Ovidio Nasone, Ars amatoria, libro I
Sono fra i versi sul vino più citati di tutta la latinità. Nell’originale latino suonano «Vina parant animos faciuntque caloribus aptos: cura fugit multo diluiturque mero»: il vino dispone l’animo e lo rende pronto agli ardori dell’amore, mentre l’inquietudine fugge e si scioglie nel bere abbondante. Subito dopo, Ovidio aggiunge che è allora che «nasce il riso», che persino il timido si fa audace e che «se ne vanno dolori, affanni e rughe dalla fronte». Un quadro di leggerezza conviviale che attraversa due millenni quasi intatto.
Chi era Publio Ovidio Nasone
Publio Ovidio Nasone nacque a Sulmona, nell’odierno Abruzzo, nel 43 a.C., da una famiglia agiata di rango equestre. Ancora ragazzo si trasferì a Roma per studiare retorica ed eloquenza, come si addiceva a chi era destinato alla carriera pubblica; ben presto, però, abbandonò il foro per la poesia, che sentiva come la sua vera vocazione. Visse nel pieno dell’età di Augusto, la grande stagione letteraria che annovera anche Virgilio e Orazio, e divenne rapidamente uno degli autori più amati e alla moda della Roma del suo tempo.
La sua produzione attraversa più generi. Esordì con le elegie amorose degli Amores e con i poemetti didascalici sull’amore, tra cui la celeberrima Ars amatoria — «L’arte di amare» — un ironico manuale di corteggiamento in versi. Il suo capolavoro sono le Metamorfosi, poema in quindici libri che raccoglie oltre duecento miti di trasformazione, dal caos delle origini fino all’apoteosi di Cesare: un’opera che ha nutrito per secoli l’arte e la letteratura europee. Avviò inoltre i Fasti, dedicati al calendario e alle feste romane, rimasti incompiuti.
Nell’8 d.C., al culmine del successo, un editto di Augusto lo colpì all’improvviso, relegandolo a Tomi, città sul Mar Nero (l’odierna Costanza, in Romania), ai confini orientali dell’impero. Le cause precise dell’esilio restano discusse: lo stesso Ovidio le riassunse enigmaticamente in «un carme e un errore». Lontano da Roma, scrisse le accorate elegie dei Tristia e delle Epistulae ex Ponto, implorando invano il perdono. Non fece mai ritorno: morì a Tomi intorno al 17-18 d.C.
Il vino secondo Ovidio
Il rapporto di Ovidio con il vino va letto nel contesto dell’Ars amatoria: non un trattato di enologia, ma una guida brillante e maliziosa alla seduzione. In questa cornice il vino è uno strumento sociale, l’alleato di chi vuole conquistare. Al banchetto — luogo per eccellenza dell’incontro nella Roma antica — il vino abbassa le difese, accende la conversazione e «prepara i cuori». Ovidio osserva con disincanto che proprio tra i fumi del vino sboccia l’audacia: il timido trova coraggio, gli affanni si dissolvono, e le occasioni d’amore si moltiplicano.
È bene sottolineare, però, che il poeta non predica l’eccesso. Nello stesso passo dell’Ars amatoria Ovidio mette in guardia: il vino può ingannare, far apparire bella anche una donna mediocre e annebbiare il giudizio di chi beve troppo, sicché conviene non fidarsi delle luci notturne e dell’ebbrezza per valutare le persone. Il vino è insomma una forza ambivalente, da maneggiare con malizia e misura: prezioso quando accompagna la convivialità, ingannevole quando prende il sopravvento. Questa lucidità ironica è tipica del modo di Ovidio di guardare alle passioni umane.
Vale la pena segnalare un equivoco diffuso. La sentenza «fra’ vini è più sostanzioso quello raccolto in un suolo benigno che in un terreno leggero…», a volte attribuita a Ovidio in rete, non appartiene in realtà alle sue opere: è una riflessione sul rapporto tra vino, suolo e clima del medico romano Aulo Cornelio Celso, contenuta nel De medicina. Il vero contributo di Ovidio al «vino in versi» è un altro: il ritratto del vino come compagno dell’amore e della festa, consegnato all’Ars amatoria e diventato uno dei luoghi più memorabili della poesia latina sul tema.
Domande Frequenti
❓ Domande Frequenti: Publio Ovidio Nasone
Chi era Publio Ovidio Nasone?
Ovidio (Sulmona, 43 a.C. – Tomi, 17/18 d.C.) fu uno dei massimi poeti latini dell’età di Augusto, autore degli Amores, dell’Ars amatoria, delle Metamorfosi e dei Fasti. Nell’8 d.C. fu esiliato per ordine di Augusto a Tomi, sul Mar Nero, dove morì senza più tornare a Roma.
Cosa diceva Ovidio sul vino?
Nell’Ars amatoria Ovidio descrive il vino come alleato dell’amore: bevuto al banchetto, scioglie le inibizioni, dissolve gli affanni e «prepara i cuori» alla passione, facendo nascere il riso e l’audacia. Avverte però che il vino inganna chi ne beve troppo, perciò va goduto con misura.
Da quale opera è tratta la frase di Ovidio sul vino?
I versi più celebri sul vino — «appresta il vino i cuori e alla passione li fa più pronti» — provengono dal libro I dell’Ars amatoria (in latino «Vina parant animos faciuntque caloribus aptos»). Va ricordato che la frase sul «suolo benigno» talvolta attribuita a Ovidio è invece del medico Aulo Cornelio Celso, nel De medicina.
Un brindisi all’arte di amare
Il vino di Ovidio è quello dei banchetti e del corteggiamento: una forza lieta che avvicina i cuori, da assaporare con la stessa misura e la stessa ironia con cui il poeta osservava le passioni del suo tempo. Duemila anni dopo, alzare un calice in buona compagnia conserva intatta quella stessa magia.
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