Sistema di coltivazione a cordone speronato della vite

Il sistema di coltivazione a cordone speronato della vite è una tecnica di coltivazione della vite molto comune in viticoltura. Si tratta di un sistema di allevamento in cui il tronco della vite viene portato ad una altezza di circa 80-100 cm dal suolo, e da esso partono due o tre bracci principali, detti cordoncini. I cordoncini vengono poi potati a un certo numero di gemme, da cui nasceranno poi i germogli che daranno origine ai grappoli di uva. Il numero di gemme che viene lasciato dipende dalle caratteristiche della vite e dalle condizioni ambientali del vigneto. Il sistema di coltivazione a cordone speronato permette di ottenere un alto grado di produttività e di facilitare le operazioni di gestione del vigneto, come la potatura e la raccolta. Inoltre, questo sistema di coltivazione favorisce una migliore esposizione della vegetazione alla luce solare e alla circolazione dell’aria, riducendo il rischio di malattie fungine. Tuttavia, il sistema di coltivazione a cordone speronato richiede una certa attenzione nella gestione delle concimazioni e dell’irrigazione, in modo da garantire una buona distribuzione dei nutrienti e dell’acqua ai rami e ai grappoli di uva.

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Abbiamo 7 modi curiosi per aprire la bottiglia di vino senza cavatappi.Quasi ovunque vi troviate , sarete in grado di trovare un qualsiasi tipo di vite. Una vite normale e pinze o un martello funzionerà ugualmente. Servite la carne tagliata a fettine accompagnandola col denso intingolo di cottura, che potete anche portare in tavola in una salsiera affinché ogni commensale possa servirsene a piacimento. Subito dopo versate lentamente il latte, regolate di sale e servite nei piatti individuali, aromatizzando la zuppa fumante con una spruzzatina di cannella in polvere. Si passa a un rosato o a un rosso leggero se le uova sono servite con la pancetta, oppure se l’omelette è col prosciutto. Verdure Spesso le verdure sono servite come semplice contorno dei vari piatti. Regge gli asparagi e può accompagnare anche pollame nobile, roast-beef e vitello tonnato. Ottimo col coniglio al forno, col pollo allo spiedo, con la paillard di vitello, ma anche con l’hamburger. Bene col vitello tonnato e coi petti di pollo alla griglia. Bene con carni di maiale e stinco di vitello. Roero (Piemonte) Se è giovane, questo rosso si abbina agli agnolotti, ai tagliolini col sugo di lepre, alle lasagne al forno, agli arrosti di vitello. Salice Salentino Rosato (Puglia) Un rosato da primi gustosi col pomodoro, ma anche coniglio al forno, paillard di vitello o preparazioni saporite di pesce (ad esempio l’anguil~ la in umido). Squinzano Rosso (Puglia) _ _ _ Con le pastasciutte (soprattutto quelle tipiche pugliesi) e gli arrosti di vitello e maiale. La struttura di questo bianco lo fa stare anche col vitello alla piastra. Il bollito piemontese e il più ricco e vuole vari tagli di bovino adulto e di vitello, lingua, gallina, cotechino: si abbina con la Barbera d’Alba, con la Barbera d’Asti o col Gattinara. RHT iimii / Cima ripiena 53 €”’ = M 6;, ww* ›’ :WE 2“ì «-ei XM ›S a l i c e Salentino R o s a t o (Puglia) Un rosato da primi gustosi col pomodoro, ma anche coniglio al forno, paillard di vitello o preparazioni saporite di pesce (ad esempio l’anguilla in umido). S q uinz a no Rosso (Puglia) Con le pastasciutte (soprattutto quelle tipiche pugliesi) e gli arrosti di vitello e maiale. Il bollito piemontese è il più ricco e vuole vari tagli di bovino adulto e di vitello, lingua, gallina, cotechino: si abbina con la Barbera d’Alba, con la Barbera d’Asti o col Gattinara. Si fanno rosolare carne di vitello, frattaglie, cervella, poi si tritano e si uniscono a uova, funghi, aglio, parmigiano e profumi vari, utilizzando quest’impasto per farcire un pezzo di petto di vitello aperto a tasca, da lessare a fuoco basso. Fiorentina La tipica, splendida bisteccona toscana, meglio se di vitellone di razza Chianina, vuole un rosso locale importante: Brunello di Montalcino in primis, ma anche Chianti riserva, Bolgheri Rosso, Carmignano riserva. Saltimbocca alla romana Uno dei piatti della cucina romana più riprodotti fuori dai confini regionali: fettine di vitello arrotolate con prosciutto e salvia, chiuse con uno stecchino e cotte in poco burro con una spruzzatina di vino. Scottiglia Un ricco stufato di carne aretino e maremmano: ne entrano a far parte pollo, coniglio, vitello, maiale e persino la cacciagione. Triglie alla livornese Le tipiche triglie fritte servite con una salsa di pomodoro chiedono la compagnia di un bianco secco, giovane ma di carattere. r-1 •r-1 Salice Salentino Rosato (Puglia) Un rosato da primi gustosi col pomodoro, ma anche coniglio al forno, paillard di vitello o preparazioni saporite di pesce (ad esempio l’anguilla in umido). Squinzano Rosso (Puglia) Con le pastasciutte (soprattutto quelle tipiche pugliesi) e gli arrosti di vitello e maiale. Si fanno rosolare ~ j \o i e: !,r1 i:> ir-1 l,r1 o e > GJ o .o u carne di vitello, frattaglie, cervella, poi si tritano e si uniscono a uova, funghi, aglio, parmigiano e profumi vari, utilizzando quest’impasto per farcire un pezzo di petto di vitello aperto a tasca, da lessare a fuoco basso. QJ o ..o Costoletta alla milanese Un monumento gastronomico: una fetta di carré di vitello con l’osso impanata e fritta. Q.I Fiorentina La tipica, splendida bisteccona toscana, meglio se di vitellone di razza Chianina, vuole un rosso locale importante: Brunello di Montalcino in primis, ma anche Chianti riserva, Bolgheri Rosso, Carmignano riserva. o e Ossobuco alla milanese L’ossobuco viene dalla parte inferiore della zampa del vitello. i I – Triglie alla livornese Le tipiche triglie fritte servite con una salsa di pomodoro chiedono la compagnia di un bianco secco, giovane ma di carattere. Lrs ort-Pr am aqqf or e Cabernet Frane (Veneto) Da accostare ai tradizionali uccelli scappati, ai bolliti misti e allo stinco di vitello. Si fanno rosolare carne di vitello, frattaglie, cervella, poi si tritano e si uniscono a uova, funghi, aglio, parmigiano e profumi vari, utilizzando quest’impasto per farcire un pezzo di petto di vitello aperto a tasca, da lessare a fuoco basso. O e Ossobuco alla milanese •rl L’ossobuco viene dalla parte inferiore della zampa del vitello. Anima mia, io ti innaffiai con ogni sole e notte e silenzio e anelito: – e così tu crescesti per me come una vite. Anima mia, ora sei traboccante di ricchezza e greve, una vite dalle gonfie mammelle e dai grappoli densi, bruni come l’oro: – – densa e compressa di felicità, in attesa per la tua sovrabbondanza, e vergognosa perfino del tuo aspettare. (Federico Fellini) Non sempre il vino nuovo ci fa dimenticare quello che la vite ci ha donato l’anno prima. (William Shakespeare) Altro il vino non è se non la luce del sole mescolata con l’umido della vite. I Vitelloni ALBERTO Il vino mi ama e mi seduce solo fino al punto in cui il suo e il mio spirito si intrattengono in amichevole conversazione. I vini altoatesini, già particolarmente apprezzati dai Romani, incominciarono ad aumentare la loro notorietà quando da parte di alcuni potenti episcopati della Baviera e della Svevia furono acquistati a Corces e a Caines dei terreni coltivati a vite. La vite, posta solo in collina, è diffusa soprattutto nei dintorni di Bolzano, Terlano, Andriano, Oltradige e nell Bassa Atesina per estendersi verso Merano e alle colline circostanti, fino a raggiungere la Valle Venosta. La vite in Alto Adige occupa solo la collina; in fondovalle, infatti, si è inserita la frutticoltura. La superficie a vigneto non supera i settemila ettari, con molte aziende di piccole dimensioni e con scarsa possibilità di variare l’ordinamento colturale. È per questo che alla vite si cerca di dedicare una particolare cura, ben consolidata da una lunga tradizione, per avere vini di assoluta qualità, di profumo delicato, armonici. Fra le varietà di vite la più coltivata è la Schiava che è presente con oltre il 65 per cento di tutto il vasto assortimento delle uve a frutto rosso. Sulle colline che circondano Bolzano, dove le Schiava talvolta vengono per tradizione mescolate con qualche vite di Lagrein o anche di Pinot nero, si ottiene il Santa Maddalena. Allo scopo poi di qualificare ulteriormente le numerose varietà di vite coltivate in Alto Adige è stata anche costituita la DOC «Alto Adige».

Ognuno di questi vini ha una sua storia, perché viene ottenuto da un vigneto particolare, da viti vecchie soprattutto, e con una raccolta dell’uva accurata, fatta selezionando solo quella più matura e sana, con il picciolo ben lignificato e dai peduncoli color rosso vino. Intorno al lago di Caldaro la vite sviluppa il suo armonioso disegno geometrico, offrendo un saggio di coltura agricola di eccezionale finezza e bellezza. Da quell’istante non potevano più abbandonare il posto di lavoro: non per andare in chiesa perché era loro proibito assistere alle funzioni religiose; non per mangiare perché il padrone del vigneto si preoccupava di mandare i pasti necessari. La produzione è limitata ai piccoli appezzamenti a vigneto che una volta si estendevano anche fin dentro il perimetro urbano della città di Bolzano e che ora le abitazioni e le strade vengono a ridurre sempre più. La forma di allevamento della vite è la tradizionale pergola che, pur essendo molto costosa, consente di potei esporre meglio alla luce e ai raggi del sole tutti i grappoli. In Alto Adige può capitare di degustarlo in piccoli ròmer (romani), classici bicchieri da vino bianco della Renania e della Mosella, che si ritiene siano stati introdotti in quelle zone assieme alla vite ancora dagli antichi Romani. Pur essendo ai limiti di latitudine per la coltura della vite, l’artistica cittadina produce vini bianchi d’eccezione. E ovvio che questo vitigno, nato per diffondersi sui pendìi della Renania e della Mosella, dove l’uomo coltiva la vite in condizioni molto difficili e dove l’uva deve fiorire e maturare in un periodo molto breve per sfuggire al freddo, abbia trovato solo nelle zone più elevate della valle d’Isarco l’ambiente ideale. .ssaggio in cantina dei Confratelli della vite e del vino. Naturalmente il pagano Bacco fu destituito dal suo trono di protettore della vite e venerato in sua vece Sant’Urbano, raffigurato in quadri e stendardi sotto un pergolato carico d’uve, con la tiara e una bella barba fluente. Vi si coltivano molti vigneti: il vino è ndispensabile per la celebrazione della messa e la vite è erettamente legata al culto divino. La Schiava, nelle varietà grossa, gentile e grigia, è l’uva caratteristica del vigneto sud-tirolese, che si arrampica sulle balze in cerca di sole. Qui la vite trova un terreno che le si confà a meraviglia e i bellissimi vigneti a pergolato che si succedono a nordovest di Bolzano danno uve bianche tra le più pregiate della regione. La lunetta conserva l’antica decorazione con la coppia unita dal tralcio di vite. C’era allora l’usanza (e sopravvive qua e là ancor oggi) di piantare una vite appoggiata al muro della casa nel giornc del matrimonio di due sposi o per la nascita del loro primo figlio. Questa vite casalinga, chiamata della Stube dal locale più accogliente della casa, cresceva con la famiglia, testimone quasi delle sue gioie e dei suoi dolori. A Bolzano gli sposi entravano in Duomo attraverso la «porta del vino», ora murata, ma che conserva in una lunetta un’antica decorazione: un tralcio di vite unisce gl: sposi, l’uomo con la vanga e il falcetto per lavorare la vigna, la donna che regge una piccola botte. ter estensione del significato, il locale dove si ammostava I vino: ma il verbo torquere vuol dire anche girare, ppunto perché nel torchio di vecchio stampo si gira una Tossa vite per esercitare la pressione necessaria. Il vigneto spesso circonda l’abitazione on annessa una piccola cantina, la cui architettura ispecchia i canoni di un’antica tradizione. Percorrendo la valle dell’Isarco si incontrano vigneti che hanno abbandonato la tradizionale forma di allevamento a pergola e si aggrappano al terreno molto ripido e spesso terrazzato, in bassi filari. La trasparenza è totale: vengono indicati il comune di produzione (Reggio Emilia), la tipologia di terreno (franco, argilloso-sabbioso), il sistema di allevamento (Guyot/Spalliera di 15 anni) e le rese per ettaro (12 tonnellate). Logistica e Servizio: Temperatura di servizio ideale, potenziale di invecchiamento, tipologia di chiusura (sughero naturale, biopolimero, tappo a vite) e suggerimenti di abbinamento. Si osservi il paragone con i maghi e con Sàmeri, il nome cora­ nico (xx, 85-98) del mago ebreo protagonista dello scontro con Mosè nell’episodio del vitello d’oro: la colta citazione rinforza qui enfaticamente il topos delle virtù magiche dello sguardo dell’amato. 131 l: omaggio nostro riporta alla “figlia della vite” e dille: su fuori, giacché parole e ambizione di noi restituito ti hanno la tua libertà! 3 Ossia il vino (<>, dokhtar-e rJz) che è invitato a uscire dal fiasco o dalla botte, reso libero grazie alle invocazioni insistenti dei bevi­ tori che lo reclamano per celebrare le “bacchiche nozze”. 4-6 Il discorso è sempre volto alla «figlia della vite>>, ambita sposa del poeta-bevitore che fa scongiuri (cfr. P IIJ (Kh 135) Su 156 Amici udite: la figlia della vite s’è pentita della sua clausura e là presso il censore si recò, compiendo le sue dissolutezze! 1 La <> (dokhtar-e rax) è il vino racchiuso nel velo degli acini d’uva. 7 85 ss.) in cui un miracolo di Mosè (la <>, ossia mondata dalla lebbra) è posta a confronto con la “magia satanica” del mago S3.meri, personaggio collegato nel Corano con l’episodio dell’adorazione del vitello d’oro. Nel mezzo della notte, se la luce del sole v’occorresse ancora dal roseo volto della figlia della vite il velo lontano lanciate! 5 La <> (dokhtar-e rdz) – altro topos abusato dai lirici per­ siani – è il vino che “brilla” come sole dentro il calice.

Chiunque abbia avuto un rimorso da placare, un ricordo da evocare, un dolore da annegare, o abbia fatto castelli in aria, tutti hanno finito per invocarti, 0 dio misterioso celato nelle fibre della vite.

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Chi è l'autrice

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