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Una regione tra Appennini e Adriatico
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Le Marche, strette tra i monti e il mare, custodiscono un grande bianco da invecchiamento — il Verdicchio — e una sorprendente varietà di vitigni autoctoni, dal profumatissimo Lacrima al riscoperto Pecorino.
Dai Piceni ai Romani
La viticoltura marchigiana ha radici antiche, presso il popolo dei Piceni e poi con i Romani, che apprezzavano i vini di queste colline affacciate sull’Adriatico. La brezza marina e i suoli calcarei sono da sempre la firma del territorio.
Il Verdicchio e la bottiglia ad anfora
Il Verdicchio dei Castelli di Jesi è il vino simbolo della regione. Negli anni Cinquanta divenne celebre anche per la caratteristica bottiglia a forma di anfora, ispirata alle anfore etrusche, un’operazione di marketing che ne fece un’icona. Ma il vero valore del Verdicchio è la sua capacità di invecchiare, rara tra i bianchi italiani.
Rossi e vitigni riscoperti
Accanto al Verdicchio, le Marche vantano il Rosso Conero e il Rosso Piceno a base Montepulciano e Sangiovese, il rarissimo Lacrima di Morro d’Alba dai profumi di rosa e viola, e il Pecorino, vitigno bianco quasi estinto e oggi tra i più apprezzati dell’Appennino.
Le Marche del vino oggi
Oggi le Marche sono una regione in ascesa, capace di unire la tradizione del Verdicchio longevo alla riscoperta di vitigni autoctoni di nicchia, in un territorio ancora poco affollato e dal grande potenziale.
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Domande Frequenti
Qual è il vino più importante delle Marche?
Il Verdicchio dei Castelli di Jesi, grande bianco capace di invecchiare per anni, affiancato dal Verdicchio di Matelica e dai rossi Rosso Conero e Rosso Piceno.
Perché il Verdicchio aveva la bottiglia ad anfora?
Negli anni ’50 fu lanciata una bottiglia a forma di anfora, ispirata a quelle etrusche: una trovata di marketing che rese il Verdicchio un’icona riconoscibile nel mondo.
Cos’è il Pecorino delle Marche?
È un vitigno bianco autoctono dell’Appennino, quasi estinto e riscoperto negli ultimi decenni, oggi molto apprezzato per struttura e intensità aromatica.



