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Dal vino sfuso ai grandi rossi del Sud
La Puglia è da sempre una delle regioni più vitate d’Italia. Per secoli “cantina d’Italia” di vino sfuso, ha vissuto negli ultimi decenni una rivoluzione qualitativa che ha portato i suoi grandi rossi — Primitivo, Negroamaro, Nero di Troia — alla ribalta mondiale.
del Vino
I Greci e la Magna Grecia
I coloni greci portarono la vite in Puglia già nell’antichità, facendone parte di quell’Enotria (terra del vino) che era il Sud Italia. Manduria, Taranto e il Salento erano centri vinicoli fiorenti molto prima dei Romani.
La “cantina d’Italia”
Per gran parte dell’Ottocento e del Novecento la Puglia fu il grande serbatoio di vino del Paese: i suoi rossi potenti, caldi e ricchi di colore venivano usati come vino da taglio per rinforzare i vini più pallidi del Nord Italia e della Francia, soprattutto dopo i danni della fillossera. Un ruolo enorme ma anonimo.
La rivoluzione qualitativa
La svolta è recente: a partire dagli anni ’90 e Duemila, produttori illuminati hanno smesso di vendere sfuso e hanno imbottigliato in proprio, puntando sulla qualità. Il Primitivo di Manduria — gemello dello Zinfandel californiano — e il Salice Salentino da Negroamaro sono diventati ambasciatori del Sud nel mondo, mentre il Nero di Troia e il Castel del Monte di Federico II rappresentano l’anima più nobile del nord della regione.
La Puglia del vino oggi
Oggi la Puglia coniuga grandi volumi e crescente qualità, con rossi caldi e avvolgenti molto amati e una nuova attenzione a freschezza, rosati e bianchi autoctoni come Verdeca e Bombino. Da “cantina d’Italia” a regione di vini di carattere.
Il Salento, terra del Negroamaro
Il tacco d’Italia, il Salento, è il cuore rosso della Puglia. Qui regna il Negroamaro, spesso affiancato dalla Malvasia Nera, che dà vita a denominazioni come Salice Salentino, Brindisi, Copertino e Squinzano. La terra rossa ricca di ferro e il clima caldo mitigato da due mari regalano rossi caldi, morbidi e avvolgenti. Ma il Salento è anche, da sempre, patria di grandi rosati: il Five Roses, prodotto già negli anni Quaranta del Novecento, è considerato uno dei primi rosati imbottigliati d’Italia. Il rosato salentino, fresco e sapido, è oggi una delle eccellenze meno scontate della regione, perfetto con la cucina di mare. È un territorio dove la viticoltura è cultura quotidiana: ulivi secolari e vigne ad alberello disegnano un paesaggio che racconta secoli di storia contadina, e dove il vino accompagna ogni momento della vita, dalle feste ai pasti di tutti i giorni.
Castel del Monte e il Nord della Puglia
Risalendo verso nord, la Puglia cambia volto. Sull’altopiano delle Murge, ai piedi del misterioso castello ottagonale di Federico II, nasce il Nero di Troia, vitigno austero e tannico che dà i rossi più strutturati e longevi della regione. La denominazione Castel del Monte è arrivata fino alla DOCG, con tre tipologie d’eccellenza, tra cui il sorprendente rosato di Bombino Nero. Più a nord ancora, la Daunia e il Tavoliere completano un quadro che smentisce l’idea di una Puglia solo calda e massiva: qui i suoli calcarei e le escursioni termiche danno vini di struttura e finezza. Dal Salento del Negroamaro alle Murge del Nero di Troia, passando per il Primitivo di Manduria, la Puglia rivela una varietà di terroir e di stili che ne fanno una delle regioni più complete e dinamiche del Sud Italia.
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Domande Frequenti
Perché la Puglia era chiamata ‘cantina d’Italia’?
Perché per oltre un secolo produsse enormi quantità di vino rosso potente, usato soprattutto come vino da taglio per rinforzare i vini più leggeri del Nord Italia e della Francia.
Qual è il vino pugliese più famoso nel mondo?
Il Primitivo di Manduria, gemello dello Zinfandel californiano, insieme al Negroamaro del Salice Salentino: sono diventati i simboli della rivoluzione qualitativa pugliese.
Quando è iniziata la rinascita qualitativa della Puglia?
Soprattutto dagli anni ’90 e Duemila, quando i produttori smisero di vendere vino sfuso e iniziarono a imbottigliare puntando sulla qualità.


