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La Liguria è terra di bianchi e di mare — ma il suo rosso più nobile ha una storia che pochi conoscono: Napoleone Bonaparte se ne innamorò nel 1796 e ne fece portare botti a Parigi. Il Rossese di Dolceacqua è il rosso autoctono dell’estremo Ponente ligure, elegante e profumato come pochi.
Cos’è il Rossese di Dolceacqua
Il Rossese di Dolceacqua DOC (anche Dolceacqua DOC) nasce nell’entroterra imperiese al confine con la Francia, nei comuni di Dolceacqua, Camporosso e Soldano. Il vitigno è presente fin dai tempi dei Greci. Il castello dei Doria di Dolceacqua domina questi vigneti terrazzati.
Caratteristiche
Si produce con almeno il 95% di uva Rossese. Colore rosso rubino con tenui venature granato; naso intenso e ampio con aromi di ribes e rosa appassita; palato sottile, asciutto e morbido con una caratteristica vena amarognola. Gradazione 12-13° (il Superiore), da bere a 2-4 anni. È un rosso di finezza, non di potenza.
Il Rossese a Tavola
Perfetto con carni bianche arrosto, coniglio alla ligure, faraona, formaggi mediamente stagionati e la cucina dell’entroterra ligure. Servire a 16-18°C.
Domande Frequenti
Perché Napoleone lo amava?
Durante la campagna d’Italia (1796) soggiornò a Dolceacqua e si innamorò del Rossese, facendone portare botti a Parigi come piacere personale.
Si invecchia?
I migliori Rossese da singola vigna (cru come Pini, Posaù, Arcagna) possono evolvere bene 5-8 anni, sviluppando complessità sorprendente.
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Storia: il Rosso dei Doria
A Dolceacqua, borgo medievale dominato dal Castello dei Doria, il Rossese ha trovato la sua patria d’elezione. I marchesi Doria — acerrimi rivali dei Grimaldi di Monaco — ne curavano la produzione già nel Medioevo. La svolta arrivò nel 1796, quando Napoleone Bonaparte, di passaggio durante la campagna d’Italia, ne rimase conquistato al punto da farne portare botti a Parigi. Da allora il Rossese è il rosso-simbolo dell’estremo Ponente ligure.
I Cru di Dolceacqua
Il disciplinare riconosce numerose menzioni geografiche aggiuntive (cru): vigneti storici come Pini, Posaù, Arcagna, Luvaira, Curli, ciascuno con un microclima e un’esposizione particolari. È un livello di dettaglio territoriale che avvicina il Rossese ai grandi vini di Borgogna, e che i produttori artigianali valorizzano sempre di più.
Come servirlo? A 16-18°C. È un rosso di finezza che non ama il caldo eccessivo: meglio un calice ampio per liberarne i profumi di rosa e frutti rossi.

