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Rossese di Dolceacqua: il Rosso Ligure che Napoleone Amò
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La Liguria è terra di mare e di vini bianchi, ma il suo rosso più nobile custodisce una storia che pochi conoscono. Nel 1796 Napoleone Bonaparte, ospite della marchesa Doria a Dolceacqua, se ne innamorò al punto da chiedere che gliene fossero inviate botti a Parigi. Il Rossese di Dolceacqua è il rosso autoctono dell’estremo Ponente ligure: elegante, profumato e di una finezza che lo rende inconfondibile fra i vini d’Italia.
📌 In sintesi: Rossese di Dolceacqua
È il principale vino rosso DOC della Liguria, prodotto con uva Rossese in netta preponderanza nell’estremo Ponente, tra Ventimiglia e Imperia, con centro nel comune di Dolceacqua. Coltivato sulle ripide fasce terrazzate a muretti a secco, dà un rosso rubino di tonalità chiara, profumato di ribes e rosa appassita, asciutto e morbido con una caratteristica vena amarognola. Vino di finezza più che di potenza, va servito a 16-18°C ed è il celebre rosso che conquistò Napoleone.
Storia e origini: il rosso dei Doria
Il vitigno Rossese è coltivato in Liguria da tempi remoti — secondo la tradizione locale fin dall’epoca dei Greci — e a Dolceacqua ha trovato la sua patria d’elezione. Il borgo medievale, raccolto lungo il torrente Nervia, è sormontato dalle vestigia di un castello quattrocentesco che fu proprietà dei Doria di Dolceacqua, acerrimi nemici dei Grimaldi di Monaco. È un vino di nobili tradizioni, apprezzato già nel Cinquecento: un anonimo estense racconta che Rossese e Cinque Terre comparivano sulle più belle mense della Roma papale, e Sante Lancerio, bottigliere di papa Paolo III Farnese, ricorda che il reverendo Ambrogio Doria ne faceva giungere al pontefice “dello amabile et perfetto” in piccoli botticelli.
La svolta nella leggenda del Rossese arrivò nel 1796, quando Napoleone Bonaparte, di passaggio durante la campagna d’Italia e ospite della marchesa Doria, rimase conquistato da questo rosso. Volle che diverse botti gli fossero inviate a Parigi e ne portò altre con sé al seguito, gustandolo a più riprese perché — diceva — gli dava riposo e distensione. Curiosa anche l’origine del nome: Rossese (o Razzese) deriverebbe dal colore del vino, ma c’è chi lo collega al latino racemosus, “ricco di grappoli”. Al fascino di questo vino non sfuggì nemmeno il poeta ligure Camillo Sbarbaro, che gli dedicò versi memorabili.
Il vitigno e le sue caratteristiche
Il Rossese di Dolceacqua DOC (chiamato anche semplicemente Dolceacqua) si produce con uva Rossese in grande preponderanza — almeno il 95% — eventualmente unita a Vermentino e ad altre varietà locali. Il grappolo del Rossese è alato, di grandezza media, tronco-conico e piuttosto serrato, con acini color rosso violaceo scuro e poco pruinosi. Nel bicchiere il vino si presenta di un bel rosso rubino vivo, anche di tonalità chiara, che vira al granato con l’invecchiamento; il naso è intenso, ampio e piacevolmente vinoso, con sentori di ribes e rosa appassita; il palato è sottile, asciutto, morbido e sapido, chiuso da una caratteristica e gradevole vena amarognola. La gradazione si aggira sui 13 gradi (versione Superiore) ed è un rosso che dà il meglio entro pochi anni, anche se diverse partite traggono vantaggio da un modesto invecchiamento di due o tre anni. È, in sostanza, un rosso di finezza e non di potenza.
I terrazzamenti e i cru di Dolceacqua
La viticoltura dell’estremo Ponente è una viticoltura eroica. Le vigne crescono nell’entroterra di Imperia, nei comuni di Dolceacqua, Camporosso e Soldano, a un passo dal confine francese, aggrappate alle fasce — i caratteristici terrazzamenti liguri sostenuti da muretti a secco — su pendii ripidi e suoli sciolti, ben drenati. Esposte al sole ma rinfrescate dalle correnti che scendono dalle Alpi Marittime, queste fasce regalano un rosso fine ed elegante, lontano dalla potenza dei rossi del Sud. Su questo mosaico di pietra il Rossese ha sviluppato una notevole vocazione territoriale: le moderne menzioni geografiche aggiuntive (i “cru”) riconoscono vigneti storici come Arcagna, Pini, Posaù, Luvaira e Curli, ciascuno con microclima ed esposizione propri. È un livello di dettaglio che avvicina il Rossese al concetto borgognone del singolo vigneto, e che i produttori artigianali valorizzano sempre di più.
Il Rossese a tavola
Proprio per la sua finezza, il Rossese di Dolceacqua è un rosso versatile e adatto ai piatti di “minor impegno”. È perfetto con le carni bianche arrosto, il coniglio alla ligure, la faraona e i formaggi mediamente stagionati, e accompagna con naturalezza la cucina profumata dell’entroterra. Il poeta Francesco Pastonchi lo riteneva ideale persino con le pizze liguri, “venate di acciughe salate, incoronate di olive e spicchi d’aglio”. La temperatura di servizio consigliata è di 16-18°C: meglio un calice ampio, che liberi i suoi profumi di rosa e frutti rossi, e non un ambiente troppo caldo, che ne mortificherebbe l’eleganza.
❓ Domande Frequenti: Rossese di Dolceacqua
Perché Napoleone amava il Rossese di Dolceacqua?
Nel 1796, durante la campagna d’Italia, Napoleone soggiornò a Dolceacqua come ospite della marchesa Doria e rimase conquistato dal Rossese. Volle che gliene fossero inviate diverse botti a Parigi e ne portò altre con sé, perché — secondo le cronache — diceva che gli dava riposo e distensione.
Con quale uva si produce e che sapore ha?
Si produce con uva Rossese in netta preponderanza (almeno il 95%), talvolta con un saldo di Vermentino e varietà locali. È un rosso rubino di tonalità chiara, profumato di ribes e rosa appassita, asciutto e morbido al palato, con una caratteristica vena amarognola. Un vino elegante e profumato più che potente.
Cosa sono i “cru” del Rossese di Dolceacqua?
Sono le menzioni geografiche aggiuntive: singoli vigneti storici, delimitati con precisione, ciascuno con microclima ed esposizione propri. Tra i più noti ci sono Arcagna, Pini, Posaù, Luvaira e Curli. Valorizzano il legame del vino con la specifica fascia terrazzata da cui nasce, un po’ come accade per i cru di Borgogna.
Un rosso da scoprire
Il Rossese di Dolceacqua è il vino che non cerca la forza ma la finezza, e che proprio per questo continua a sedurre chi ama l’autenticità. Per approfondire la Liguria del vino:
- Tutte le denominazioni nella guida ai vini della Liguria
- Il bianco aromatico del Ponente: Pigato
- Il passito delle Cinque Terre: Sciacchetrà
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