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Il cuore verde del vino italiano
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L’Umbria, unica regione del Centro senza sbocco sul mare, custodisce vini di antichissima tradizione: l’Orvieto amato dai papi e il potente Sagrantino di Montefalco, oggi tra i rossi più tannici al mondo.
Etruschi e Romani
La viticoltura umbra ha radici etrusche e romane. Le grotte di tufo scavate sotto Orvieto erano usate fin dall’antichità per la vinificazione e l’affinamento, sfruttando temperatura e umidità costanti.
L’Orvieto, il vino dei papi
Nel Medioevo e nel Rinascimento l’Orvieto era celebrato come uno dei migliori bianchi d’Italia: i papi lo consideravano il vino della cristianità e il pittore Luca Signorelli, secondo la tradizione, lo pretese come parte del compenso per affrescare il Duomo. Storicamente era un bianco abboccato, talvolta da muffa nobile.
Il Sagrantino e i frati di Montefalco
Il Sagrantino ha un’origine legata ai frati francescani di Montefalco, che lo vinificavano come passito per le celebrazioni religiose (da cui il nome, dal “sacro”). Solo negli anni ’80-’90 del Novecento, grazie a produttori come Arnaldo Caprai, è stato reinterpretato in versione secca, rivelando un rosso di straordinaria struttura tannica.
L’Umbria del vino oggi
Oggi l’Umbria vive sul dualismo tra la finezza dell’Orvieto e dei bianchi da Grechetto e la potenza del Sagrantino, affiancati dal Torgiano Rosso Riserva di Lungarotti. Una piccola regione dal patrimonio enologico sorprendente.
Torgiano e la famiglia Lungarotti
Accanto a Orvieto e Montefalco, l’Umbria ha una terza grande storia: Torgiano. Qui, a partire dagli anni Sessanta, Giorgio Lungarotti trasformò un’area minore in una denominazione di prestigio, creando il Torgiano Rosso Riserva DOCG da Sangiovese e fondando un celebre Museo del Vino. È l’esempio di come la visione di un singolo produttore possa mettere sulla mappa enologica un intero territorio.
Il Grechetto, l’anima bianca dell’Umbria
Se il Sagrantino è il grande rosso, il Grechetto è l’anima bianca dell’Umbria. Vitigno autoctono dal nome che evoca origini greche, dà bianchi strutturati e di buona acidità, capaci di reggere l’invecchiamento — qualità rara fra i bianchi del Centro Italia. È protagonista dell’Orvieto e di numerosi bianchi dei Colli, e racconta una tradizione bianchista antica quanto le grotte di tufo di Orvieto.
Il Trasimeno e gli altri territori umbri
Oltre a Orvieto e Montefalco, l’Umbria del vino vive su una rete di piccoli territori di antica tradizione. Sulle rive del Lago Trasimeno, il microclima mite addolcito dalle acque favorisce una viticoltura che risale agli Etruschi, con bianchi freschi e rossi di Sangiovese e Gamay del Trasimeno. I Colli del Trasimeno, i Colli Perugini e i Colli Martani completano un mosaico di denominazioni dove il Grechetto e il Sangiovese fanno da protagonisti. A Montefalco, accanto al potente Sagrantino, si produce anche il più morbido Montefalco Rosso, a base Sangiovese, pensato per una beva più quotidiana. È un’Umbria enologica diffusa e capillare, fatta di colline interne, borghi medievali e cantine spesso a conduzione familiare, che riflette la natura più intima e raccolta di questa regione senza sbocco sul mare, dove il vino resta profondamente legato al paesaggio e alla storia dei luoghi.
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Domande Frequenti
Perché l’Orvieto è chiamato ‘il vino dei papi’?
Perché nel Medioevo e nel Rinascimento era celebrato come uno dei migliori bianchi d’Italia e amato dai pontefici. Le grotte di tufo di Orvieto erano usate per la vinificazione fin dall’antichità.
Da dove viene il Sagrantino?
Era vinificato come passito dai frati francescani di Montefalco per le celebrazioni religiose (da cui il nome legato al ‘sacro’). La versione secca moderna è nata solo negli anni ’80-’90.
Qual è il vino più potente dell’Umbria?
Il Sagrantino di Montefalco, considerato uno dei vini più tannici al mondo, capace di lunghissimo invecchiamento.



