Orvieto DOC: il Bianco Papale dell’Umbria sul Tufo Vulcanico

C’è un vino bianco che i papi del Medioevo consideravano il migliore della cristianità, e che il pittore Luca Signorelli pretese come parte del compenso per affrescare il Duomo di Orvieto. Eppure oggi l’Orvieto è spesso sottovalutato. Se cerchi un bianco con storia, mineralità vulcanica e grande versatilità, è ora di riscoprirlo.

Cos’è l’Orvieto

L’Orvieto DOC è il bianco storico dell’Umbria (e in parte del Lazio viterbese), prodotto attorno alla spettacolare città di Orvieto, arroccata su una rupe di tufo vulcanico. Proprio il tufo è il segreto del vino: le cantine scavate nella rupe garantivano un tempo la fermentazione lenta e la celebre versione “abboccata” che fece la fama dell’Orvieto.

Uvaggio e Caratteristiche

Si produce da Grechetto e Procanico (Trebbiano Toscano) con altre uve locali. Colore giallo paglierino; naso floreale e fruttato con note di mela, pera, fiori bianchi e una nota minerale; palato fresco, sapido, equilibrato. Esiste secco (il più diffuso oggi), abboccato (la versione storica, leggermente dolce) e muffa nobile (botritizzato, dolce e raro). Gradazione 11,5-12°.

Versione Stile Abbinamento
Orvieto Secco Fresco, sapido Pesce di lago, antipasti
Orvieto Abboccato Leggermente dolce Porchetta, formaggi
Muffa Nobile Dolce botritizzato Dessert, foie gras

Storia: il Vino dei Papi e degli Artisti

Nel Medioevo Orvieto era residenza papale, e il suo vino bianco era servito alla corte pontificia. Bonifacio VIII lo prediligeva. Quando Luca Signorelli firmò il contratto per gli affreschi della Cappella di San Brizio nel Duomo (1499), pretese una parte del pagamento proprio in Orvieto abboccato. Pinturicchio e altri artisti ne erano altrettanto ghiotti. Per secoli l’Orvieto fu il bianco italiano più celebre presso le corti europee.

L’Orvieto a Tavola

Versatile come pochi: porchetta umbra, pesce del Lago di Bolsena e Trasimeno, antipasti, primi delicati. L’abboccato regge formaggi saporiti; la muffa nobile accompagna i dessert. Servire a 10-12°C.

Scheda degustazione AIS

  • Esame visivo: giallo paglierino.
  • Esame olfattivo: floreale e fruttato, con mela, pera, fiori bianchi e nota minerale.
  • Esame gustativo: fresco, sapido ed equilibrato (anche abboccato e muffa nobile).

Domande Frequenti

Orvieto è secco o dolce?
Oggi la maggior parte è secco, ma la versione storica e tradizionale è l’abboccato (leggermente dolce). Esiste anche il raro dolce da muffa nobile.

È umbro o laziale?
La zona è prevalentemente in Umbria (Orvieto, TR) ma si estende anche nel Lazio viterbese.

Approfondisci

Approfondimenti: territorio, profilo e abbinamenti

<« / Colli del Trasimeno Rosso (Umbria) Sta con piatti di carni bianche e rosse, ma anche (fresco) con ricette saporite di pesce, soprattutto d'acqua dolce. Orvieto (Umbria e Lazio) Il tipo secco è da pranzi di pesce. Lumache alla borqognona Un classico: cla abbinare con dei bianchi come un Sauvignon o un Tocai del Collio, un Vespaiolo di Breganze, un Riesling dell'Oltrepò Pavese, un Orvieto o un Marino. Pizza alla romana Pomodoro, mozzarella, acciuga e basilico sono gli ingredienti di questa pizza, da provare con un bianco giovane: Orvieto, Alcamo, Falerno del Massico, Lugana. Eccellente con dei vini bianchi come l'Orvieto oil Marino. Puo stare con un bianco giovane madi carattere come un Soave o un Orvieto o con un rosé come il Salice Salentino Rosato. Porchetta ll tipico grande arrosto di maiale intero è originario dell'Umbria, ma gode di notevole fortuna anche nel Lazio. ln linea di massima un Dolcetto o un Nebbiolo d'Alba in Piemonte, un Tocai Rosso dei Colli Berici 0 un Valpolicella nel Veneto, un Torgiano Rosso in Umbria. Accompagnare con Riesling dell'Oltrepò Pavese o Vermentino o Orvieto o Cerasuolo del Piave o Chiaretto Classico del Garda. Accompagnare con Erbaluce di Caluso o Pinot Grigio del Veneto o Verduzzo o Orvieto o San Severo Bianco o Cerasuolo d'Abruzzo. Colli del Trasimeno Rosso (Umbria) Sta con piatti di carni bianche e rosse, ma anche (fresco} con ricette saporite di pesce, soprattutto d'acqua dolce. Lumache alla borgognona Un classico: da abbinare con dei bianchi come un Sauvignon o un Tocai del Collio, un Vespaiolo di Breganze, un Riesling dell'Oltrepò Pavese, un Orvieto o un Marino. Può stare con un bianco giovane ma di carattere come un Soave o un Orvieto o con un rosé come il Salice Salentino Rosato. Porchetta li tipico grande arrosto di maiale intero è originario dell'Umbria, ma gode di notevole fortuna anche nel Lazio. In linea di massima un Dolcetto o un Nebbiolo d'Alba in Piemonte, un Tocai Rosso dei Colli Berici o un Valpolicella nel Veneto, un Torgiano Rosso in Umbria. l - o .o •r-1 u OJ o e r-1 > i ~ – ——– —~- —– – Colli del Trasimeno Rosso (Umbria) Sta con piatti di carni bianche e rosse, ma anche (fresco) con ricette saporite di pesce, soprattutto d’acqua dolce. QJ o e Torgiano Bianco (Umbria) Bene con prosciutto, tagliolini ai funghi, risotti di pesce, pesce in salsa, verdure ripiene. Porchetta Il tipico grande arrosto di maiale intero è originario dell’Umbria, ma gode di notevole fortuna anche nel Lazio. o Orvieto (Umbria e Lazio) ..Q Il tipo secco è da pranzi di pesce. Non sz emigra P 1 _P Saporto rosso In tasca e con ilfiasco di Chianti o la pulcianella di Orvieto nella valigia di cartone. : , ‘I<• ,., ~ ": $% • "i 1 MBERTIDE 4$e PERUGIA é $@ ASSISI @4 MONTEFALCO @4 SPOLETO $@ Terra di santi e di capitani di ventura, l'Umbria manca soltanto del mare per avere tutto come ambiente e paesaggio. «Salve Umbria verde», cantò il Carducci e questo attributo è rimasto legato alla regione nella fantasia e nel linguaggio di tutti. (dalle tradizionali tre si è passati a sei nel premono per il riconoscimento), l'Orvieto ior contributo quantitativo, seguito dai Colli ini, dal Torgiano, dal Montefalco e dal ntino. In Umbria operano undici cantine sociali e tre enopoli cooperativi con una capacità produttiva di 507 mila ettolitri; nel 1977 essi hanno vinificato 391 mila quintali uve, pari al 37 per cento del totale regionale. In una relazione datata 1930 e inoltrata al ministero dell'Agricoltura si legge ancora oggi che «il vino di Orvieto è celebre per aver ornato fin da antichissimo tempo mense illustri. Dall'essere stata la città Orvieto residenza papale, derivarono frequenti relazioni con Roma per modo che verso questa città partivano spesso i barili del celebre vino destinati a uomini eminenti». Tutti gli altri vini DOC dell'Umbria nascono e prosperano, a differenza dell'Orvieto, nella provincia di Perugia.

Intorno allo storico paesino di Montefalco, che per la sua magnifica posizione panoramica dominante le pianure del Topino e del Clitunno è chiamato «ringhiera dell’Umbria», nascono i vigneti dei due DOC appena nati: il Sagrantino e il Montefalco. Trebbiano toscano, come base, con aggiunte di Malvasia del Chianti, Verdicchio bianco, Verdello e Grechetto giallo paglierino, limpido e brillante . I corsi e ricorsi storici sulla verde Umbria non traggono motivo solo dai suoi santi, dalle sue acque e dai suoi splendidi richiami artistici, ma anche dagli ottimi vini. Questa zona è tuttora considerata dagli esperti fra le migliori dell’Umbria come vocazione vitivinicola: sia per la idonea composizione dei terreni, sia per l’esposizione. L’Umbria, per fortuna, è ancora prodiga di materie prime perfette per la buona tavola. L’alta valle Tiberina, ai confini tra l’Umbria e la Toscana, custodisce con gelosa cura le proprie tradizioni e produce una interessante gamma di vini meritevoli di più ampia diffusione. Da segnalare il Trebbiano toscano, il Verdello, il Verdicchio e il Grechetto. A ricordo del barbarico grido, la città e il suo vino si chiamarono Orvieto. Non bisogna mai credere molto alle leggende; se è vero che ai Longobardi piaceva molto l’Orvieto, come afferma Andrea Bacci nella sua Storia dei Vini, è però improbabile che dei barbari appena calati dal nord si esprimessero in latino corrente; inoltre il nome della città deriva da urbs vetus, città antica. Del resto in tutta quella parte dell’Umbria che dopo la fase comunale e signorile passò sotto il dominio pontificio, la legislazione relativa al commercio dei vini fu minutamente regolata da una serie di disposizioni. Gli articoli comunali sono abbastanza simili a quelli riportati per altre regioni: si proibiva la vendita del vino il venerdì Antiche specie di uve da tavola e da vino, con more di rovo in un codice miniato del duca Alfonso d’Umbria (1630). molto simile al perir francese, potrebbe essere di derivazione celtica: lafogliecta, quarta parte del petito, corrispondeva litri 0,56, più o meno la stessa quantità che a Roma e in ..1- – processione del Corpus Domini con l’uscita dell’Arazzo dal portale al centro del Duomo di Orvieto. Fa naturalmente eccezione l’Orvieto, il vino che piaceva tanto al Pinturicchio da fargliene esigere la fornitura, senza limitazione, nel contratto per i dipinti da eseguirsi nel Duomo, è ancor oggi uno dei più apprezzati d’Italia. Fra i bianchi italiam l’Orvieto è, sotto il profilo degli abbinamenti, uno dei più completi e versatili, per la sua adattabilità a molti antipasti, minestre, piatti di pesce, molluschi e crostacei. I tipi di Orvieto amabile, o decisamente abboccato sono in declino e vengono per lo più serviti ai turisti che visitano i monumenti della città e sostano nelle osterie per una bicchierata. Nuovi impianti nel circondario dell’Orvieto classico, cioè la zona ristretta più antica, dove le uve offrono una resa zuccherina maggiore. L’Orvieto, prodotto prevalentemente nel tipo secco, è uno fra i bianchi più versatili e può accompagnare anche piatti di carni bianche. I vini giornalieri sono l’indispensabile complemento di una cucina salubre e variata, con requisiti soavi anche se prosaici, come è appunto la cucina dell’Umbria. .«, a « s:r Il Rubesco rappresenta sicuramente l’aristocrazia vinosa dell’Umbria e se ne trova traccia in un prezioso trattato agrario del Quattrocento scritto in volgare umbro. Ha scritto Cyril Ray, nella sua guida Wines ofIaly, una delle definizioni più calzanti che siano mai state fatte a proposito dell’Umbria, non soltanto sotto l’aspetto vinicolo. Occasione notevole per conoscere da vicino Montefalco, a 48 chilometri da Perugia, un balcone proteso sull’Umbria da circa 500 metri di altezza sul livello del mare. Al patrono d’Italia sono legati diversi racconti che hanno come protagonisti il vino e la vite, intimamente legati alla tradizione dell’Umbria. momento della festa in costume del Corpus Domini, a Orvieto, una fastosa celebrazione che non manca di attirare i turisti e che permette la degustazione dei vini locali. Il bianco si avvale di un uvaggio a base di Riesling, Tokay, Trebbiano e Grechetto. Ha un suo bouquet di Il Castello di Altr vmi caratteristici dell’Umbria Intorno alle sei DOC e al loro sovrano incontrastato, J”Orvieto. J”Umbria offre una miriade di vini caratteristici di produzione limitata. Fra questi, due hanno un sicuro avvenire: il Colli Perugini bianco, rosato e rosso e il Colli Martani nelle versioni Sangiovese, Trebbiano e Grechetto.

Una vera e propria finezza è il Grechetto di Todi, sempre in provincia di Perugia. Nasce da uve Grechetto con un pizzico di Malvasia toscana, alle quali vengono aggiunte altre piccole produzioni locali. Tutta questa zona è ricca di vitigni, come il Grechetto, vera finezza enologica. Aveva una grande passione per l’Italia e scendeva ogni anno in Umbria dall’amica castellana (una storia umbra che rammenta vagamente i trascorsi del Re galantuomo con la Bela Rosin, in Piemonte). un patrimonio di vini, impropriamente definiti minori, che non può non attrarre ed incuriosire, specie lo si lega ad altri richiami della verde e fortemente artistica Umbria, meta fra le più attraenti per qualsiasi visitatore. II Lazio non è solo una delle regioni più vaste della Penisola, ma poiché confina a nord con la Toscana e l’Umbria. delicato asciutto, e invitante, più o meno secco a seconda della preponderanza di certe uve 11,5-12,5 gradi 4,5-5,5 per mille Acquapendente, in provincia di Viterbo, ai confini del Lazio con l’Umbria e con la Toscana è un vino da bere giovane. che Velletri abbia datto i natali a Cesare Ottaviano Augusto, che trasse baldanza e vigore dal Grechetto e dalla suadente sua vena ammandorlata che, dicono, stimola irresistibilmente l’appetito. Nel Viterbese, ad Acquapendente, al centro di quel triangolo che s’incunea fra Umbria e Toscana, si trovano il Bianco del Paglia e il Quintaluna. Il Castrense rosso si ottiene da uve di Grechetto rosso e Sangiovese, con altre piccole aggiunte. 0141 – 721273 – privato Rufina (Toscana) Museo sulla viticoltura della Ru- ?na nella Villa di Poggio Reale (in allestimento) Torgiano (Umbria) Museo del vino corso Vittorio Emanuele 33, tel. docg: Montefalco nelle tipologie Secco e Passite doc: Monte falco nelle tipologie Bianco e Ros-« Grcchctto dei Colli Xlarr.in: Castel Viscardo Magnifica la posizione panoramica dominante la vallata del fiume Paglia, a breve distanza dalla ru;,c di Orvieto. 8552119 ” R inghiera dell’Umbria” è la denominazione turistica di questa città, collocata in posizione altimetrica privilegiata rispetto alle pianure e ai colli della regione. Pozzo di San Patrizio è un’es:,ressione proverbiale, ma si rifa ad una effettiva costruzione, visi.abilc in Orvieto, scavato sotto la città per garantirle l’approvvigionamento idrico in caso di assedio; su progetto di Sangallo, fu .erminato nel 1537, consta di due scale contrapposte di : gradini. doc: Orvieto Enoteca: ex-convento di San Giovanni quartiere medioevale ( in allestimento i —111[ Tor;giano ~-I – I l borgo fortificato nasce tra la media valle del Tevere e la Valle Umbra. doc: Orvieto Enoteca: in allestimento ~ Frascati }- E ‘ la più celebre delle città dei Castelli Romani, poiché si affaccia con ampie terrazze panoramiche sulla pianura verso Roma e offre .in’estesa visione della capitale. 0141 – 721273 – privato Rufina (Toscana) Musco sulla viticoltura della Rufina nella Villa di Poggio Reale (in allestimento) Torgiano (Umbria) Museo del vino corso Vittorio Emanuele 33, te!. 075-9880200 – privato Musei della civiltà contadina Castagnole delle Lanze (Piemonte) .\luseo della civiltà contadina della Bassa Langa e dell’Alto .\ lonfrrrato \1J Piave 2 (aperto la domenica) Città di Castello ( Umbria) Centro delle tradizioni popolari e della civiltà contadina L~.1n1·elle tel. Umbria Posta nel cuore d’Italia, l’Umbria presenta una cerchia relativamente ristretta di nomi, ma un’altissima qualità di prodotto. Ricordiamo tra i bianchi il celeberrimo Orvieto, “oro liquido” amato da papi e artisti, di gradazione complessiva di 12° prodotto nel Comune omonimo in provincia di Terni. Nella Fattoria Colsanto, in Umbria, é in fase di restauro un casale del 1700 cui verra affiancata una nuova cantina, mentre nel Borgo Salcetino, a Radda in Chianti, uno splendido casale toscano del 1600 completamente restaurato può già accogliere ospiti. Ne esistono due versioni principali: la classica viene prodotta con le uve bianche pit comuni nella zona quali il Trebbiano, il Grechetto e la Malvasia Bianca, e l’altra, detta Vin Santo Occhio di Pernice, che deriva invece dall’appassimento di uve rosse, fra le quali il Sangiovese ha parte da protagonista. icuramente non saranno stanchi di produrre Tocai e Pinot Gris in Friuli, ma i Livon hanno da tempo deciso di rivolgere le loro attenzioni anche a regioni non meno importanti come Toscana e Umbria. lip famiglia Cecchi produce milioni di bottiglie differenziando le attività nei quattro ambiti di Villa Cerna in Chianti Classico, Castello di Montauto a San Gimignano, Val delle Rose in Maremma e Tenuta di Montefalco in Umbria. _ BIANCO DELLA ConTessa 2002 – Malvasia 50%, Trebbiano 50% (a VIN SANTO 1994 – Malvasia 50%, Grechetto 50% LC IL SANSOVINO 2002 – Prugnolo 100% g TOSCANA 874 ’azienda sono impiantate per la maggior parte a Sangiovese, ma anche a Canaiolo, Grechetto, Trebbiano e Malvasia; nuovi impianti, da qualche anno, hanno cominciato a produrre uve internazionali come il Cabernet Sauvignon. Zona soggetta a coltivazione estensive gid nel ‘600, ospita oggi gli oltre 60 ettari vitati di proprietà della famiglia Ziantoni, coltivati a varietà come Sangiovese, Merlot, Cabernet, Chardonnay e Grechetto.

Solo la zona di Orvieto, pit per antica tradizione che per considerazione del suo valore, aveva una certa riconoscibilita tra i consumatori.

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