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Nino Negri: l’arte della viticoltura eroica in Valtellina
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Sui terrazzamenti scoscesi della Valtellina, dove ogni filare è stato strappato alla montagna a forza di muretti a secco, Nino Negri è la cantina che più di ogni altra ha portato il Nebbiolo d’alta quota alla ribalta. Qui il grande vitigno piemontese cambia nome e carattere: si chiama Chiavennasca e dà rossi tesi, minerali, capaci di sfidare il tempo. È una storia di passi alpini, slitte sulla neve e cantine scavate sotto castelli e conventi.
📌 In sintesi: Nino Negri
Cantina storica della Valtellina (Chiuro, in provincia di Sondrio), fondata nel 1897 e oggi parte del Gruppo Italiano Vini. È una delle realtà di riferimento per il Nebbiolo di montagna, qui chiamato Chiavennasca: produce i Valtellina Superiore di sottozona — Sassella, Grumello, Inferno, Valgella — e lo Sforzato di Valtellina, il celebre passito secco da uve appassite. Vini eleganti, minerali e di grande longevità.
Storia e origini
La casa vinicola nasce nel 1897 a Chiuro, nel cuore della Valtellina, dall’omonimo fondatore. All’inizio l’attività era soprattutto commerciale: si vendeva il vino valtellinese nella vicina Svizzera, nel Canton Grigioni, trasportandolo in piccole botti su carri trainati da cavalli e, d’inverno, su slitte che da Chiavenna o da Tirano valicavano i passi del Maloja e del Bernina. Quei lunghi tragitti nel gelo non erano un semplice trasferimento: il freddo intenso favoriva la chiarificazione del vino, e l’affinamento nelle cantine dell’alta Engadina — dove neppure d’estate le temperature salgono molto — ne garantiva quella straordinaria tenuta all’invecchiamento che è ancora oggi la forza dei rossi di Valtellina. In Svizzera il vino era tanto amato da avere un nome tutto suo: Veltliner.
La svolta arrivò con Carlo Negri, figlio del fondatore, diplomatosi in enologia a Conegliano nel 1920: fu lui a spostare l’azienda dal commercio di vino sfuso alla valorizzazione in bottiglia, a impiantare nuovi vigneti — tra cui il celebre cru di Fracia — e a rilanciare una tradizione che stava andando perduta, quella dello Sfursat, il vino da uve appassite pigiate verso gennaio. Curiosità affascinante: la cantina originale, sede storica della ditta, sorge sulle fondamenta di un castello del 1432 fatto costruire da Filippo Maria Visconti, mentre una delle cantine esterne si trova sotto un antico convento trecentesco. Dal 1970 trasformata in società per azioni, oggi Nino Negri appartiene al Gruppo Italiano Vini e, sotto la direzione enologica di Casimiro Maule, è rimasta una delle aziende leader del territorio.
Territorio, stile e filosofia
I vigneti si arrampicano sui versanti che corrono lungo la sponda dell’Adda, in quella che a ragione viene definita viticoltura eroica: pendii ripidissimi sorretti da terrazzamenti e muretti a secco, lavorati interamente a mano perché nessuna macchina può salirvi. La Valtellina è una delle rarissime zone in cui il Nebbiolo riesce a esprimersi pienamente fuori dalle Langhe. Su questi suoli sabbiosi d’alta quota la Chiavennasca regala vini dal profilo diverso da quello langarolo: più snelli, tesi e minerali, con tannini fini e una sapidità che racconta la roccia e l’altitudine. Lo stile della cantina unisce il rispetto della tradizione — evidente nelle cantine sotterranee scavate nella proprietà — all’uso mirato del legno, dalle grandi botti alle barrique.
I vini di punta
La gamma di Nino Negri attraversa le grandi denominazioni della Valtellina, dalle sottozone storiche del Valtellina Superiore fino al passito secco simbolo della casa.
I vini di punta
- Sfursat 5 Stelle — l’icona della cantina: Sforzato di Valtellina DOCG da sole uve Nebbiolo lasciate appassire fino a fine gennaio, con lunga macerazione e affinamento in barrique. Colore granato fitto, profumi che spaziano dal frutto maturo alle spezie, con note di nocciola, viola, cuoio e tabacco, e tannini di setosa morbidezza.
- Vigneto Fracia — il cru storico voluto da Carlo Negri, Valtellina Superiore di grande finezza ed espressione del territorio.
- Valtellina Superiore di sottozona — le interpretazioni delle aree più vocate: Sassella, Grumello e Inferno, rossi di montagna eleganti e longevi.
- Ca’ Brione — un bianco da uve in prevalenza internazionali con un tocco di Nebbiolo, a completare una proposta dominata dai grandi rossi alpini.
Cosa aspettarsi nel bicchiere e a tavola
I rossi di Nino Negri si presentano con un colore rosso rubino dai riflessi granato, un naso intenso, ampio e fruttato e un sorso asciutto, di bella morbidezza, percorso da note speziate e di legno. Sono vini che chiedono piatti importanti: brasato e stracotti, selvaggina e cacciagione, i celebri pizzoccheri della Valtellina e i formaggi d’alpeggio come il Bitto stagionato. La temperatura di servizio ideale si aggira sui 18 °C, in un calice ampio. Per chi ama il Nebbiolo ma cerca l’eleganza alpina invece della potenza langarola, questi vini sono una scoperta che conquista: capaci di invecchiare a lungo, rappresentano il modo migliore per avvicinarsi al grande vino di montagna italiano. Scopri il Nebbiolo e tutti i vini della Lombardia.
Domande Frequenti su Nino Negri
❓ Domande Frequenti: Nino Negri
Dove si trova la cantina Nino Negri?
La cantina ha sede a Chiuro, in provincia di Sondrio, nel cuore della Valtellina, in Lombardia. I suoi vigneti si trovano sui ripidi terrazzamenti che corrono lungo la sponda dell’Adda, in una delle zone più rappresentative della viticoltura eroica italiana.
Che cos’è lo Sfursat (o Sforzato) di Nino Negri?
È un vino rosso secco ottenuto da uve Nebbiolo (Chiavennasca) fatte appassire fino a fine gennaio prima della pigiatura. L’appassimento concentra zuccheri e aromi: ne nasce un rosso potente ed elegante, dal colore granato e dai profumi complessi di frutta matura, spezie e tabacco. Lo Sfursat 5 Stelle è l’etichetta più celebre della cantina.
Perché in Valtellina il Nebbiolo si chiama Chiavennasca?
Chiavennasca è il nome locale con cui in Valtellina si indica il Nebbiolo, il vitigno protagonista dei Valtellina Superiore e dello Sforzato. Coltivato su terrazzamenti d’alta quota e suoli sabbiosi, dà vini più snelli, tesi e minerali rispetto a quelli delle Langhe.
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