Benjamin Franklin e il vino

Benjamin Franklin e il vino: la celebre frase «prova che Dio ci ama» tra storia e leggenda

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Benjamin Franklin è uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, scienziato, inventore e diplomatico tra i più ammirati del Settecento. A lui viene attribuita una delle frasi più citate al mondo a proposito del vino: «il vino è la prova costante che Dio ci ama ed ama vederci felici». È una citazione che compare su magliette, etichette e insegne di enoteche da decenni. Ma è davvero sua? La risposta, come vedremo, è affascinante: Franklin scrisse qualcosa di molto simile, in una vera lettera del 1779, eppure la formula che tutti conosciamo è una rielaborazione successiva, non le sue parole esatte. Vale la pena raccontare come stanno le cose, con onestà.

📌 In sintesi: Benjamin Franklin

Benjamin Franklin (Boston, 1706 – Filadelfia, 1790) fu scienziato, inventore (parafulmine, lenti bifocali), editore e padre fondatore degli Stati Uniti, firmatario della Dichiarazione d’Indipendenza. Amante del vino, da ambasciatore a Parigi scrisse all’abate Morellet, nel 1779, una spiritosa “riflessione” sul vino come dono divino. La celebre frase «il vino è la prova che Dio ci ama» nasce proprio da quel testo, ma nella forma popolare è una parafrasi, non una citazione letterale.

«Ecco la pioggia che scende dal cielo sui nostri vigneti, e che si incorpora nell’uva per essere mutata in vino: prova costante che Dio ci ama e che ama vederci felici.»
— Benjamin Franklin, lettera all’abate Morellet, 1779 (traduzione del passo originale)

«Voilà l’eau qui tombe des cieux sur nos vignobles […] preuve constante que Dieu nous aime, et qu’il aime à nous voir heureux.»
— Benjamin Franklin, testo francese originale della lettera a Morellet

Chi era Benjamin Franklin

Benjamin Franklin nacque a Boston nel 1706 e morì a Filadelfia nel 1790. Da giovane lavorò come tipografo ed editore, costruendosi una fortuna con la stampa e con il celebre almanacco Poor Richard’s Almanack. La sua curiosità lo portò a diventare uno degli scienziati più importanti del suo tempo: dimostrò la natura elettrica del fulmine e inventò il parafulmine, oltre alle lenti bifocali e a una stufa più efficiente rimasta nota come “stufa Franklin”.

Fu però soprattutto un uomo politico e un diplomatico. Tra i padri fondatori degli Stati Uniti, contribuì alla stesura e fu tra i firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza del 1776. Negli anni della guerra d’indipendenza visse a lungo in Francia come rappresentante delle giovani colonie americane: la sua opera diplomatica a Parigi fu decisiva per ottenere l’alleanza francese. Proprio in quel periodo, frequentando i salotti e le tavole parigine, Franklin coltivò il gusto per il buon vino e per la conversazione brillante, di cui la lettera a Morellet è una testimonianza preziosa.

Il vino secondo Benjamin Franklin

La storia della frase è documentata. Durante il soggiorno parigino, Franklin era amico dell’abate André Morellet, che era solito comporre canzoni conviviali in suo onore. Per ricambiare, attorno al luglio 1779 Franklin gli inviò una lettera scherzosa, annunciando di volerlo “edificare con qualche riflessione cristiana, morale e filosofica” sullo stesso tema, cioè il bere. In quelle pagine, con tono ironico, descrive come la pioggia che cade sui vigneti si trasformi in vino e ne ricava la conclusione che è diventata proverbiale: una “prova costante che Dio ci ama e ama vederci felici”. L’originale è in francese ed è oggi consultabile tra le carte di Franklin nell’archivio dei Founders Online degli Stati Uniti.

Ed ecco il punto delicato, che è giusto chiarire. La versione celeberrima «il vino è la prova costante che Dio ci ama ed ama vederci felici» è una parafrasi, una sintesi efficace del passo originale, non una citazione verbatim documentata. Franklin non scrisse esattamente quella frase: scrisse il più ampio ragionamento sulla pioggia che diventa vino, da cui quella sintesi è stata ricavata in seguito. Esiste poi una versione ancora più diffusa e del tutto apocrifa, quella sulla birra (“la birra è la prova che Dio ci ama”): non compare in nessuno scritto di Franklin ed è nata solo negli anni Novanta del Novecento, per semplice sostituzione di una parola. Franklin, peraltro, era ben più amante del vino che della birra.

Resta il fatto che il sentimento espresso dalla frase è autenticamente suo: Franklin vedeva nel vino un dono naturale e un piacere civile, da gustare con misura e in buona compagnia. Lo conferma anche il tono affettuoso con cui, nelle sue lettere, parlava del bere come occasione di amicizia e di buonumore. La citazione, insomma, è “vera” nello spirito anche dove non lo è alla lettera: ed è proprio questa la ragione per cui ha attraversato i secoli.

Domande Frequenti

❓ Domande Frequenti: Benjamin Franklin

Chi era Benjamin Franklin?

Fu uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, vissuto dal 1706 al 1790. Scienziato e inventore (suo il parafulmine), editore e diplomatico, fu tra i firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza e visse a lungo in Francia come ambasciatore delle colonie americane.

Franklin ha davvero detto che il vino è la prova che Dio ci ama?

In parte sì. In una lettera del 1779 all’abate Morellet scrisse che la pioggia che si trasforma in vino è «prova costante che Dio ci ama e ama vederci felici». La frase breve e popolare che gira oggi è però una parafrasi di quel passo, non una sua citazione letterale. La variante sulla birra, invece, è del tutto apocrifa.

Da dove viene la citazione sul vino?

Da una lettera spiritosa che Franklin inviò all’amico abate André Morellet attorno al luglio 1779, durante il suo soggiorno parigino. Il testo originale è in francese ed è conservato tra le carte di Franklin nell’archivio dei Founders Online degli Stati Uniti.

Una frase che amiamo, raccontata con onestà

La vicenda della citazione di Franklin insegna qualcosa di prezioso sulla cultura del vino: spesso le frasi più belle hanno una storia più ricca e sfumata di quanto immaginiamo. Conoscerla non toglie nulla al loro fascino, anzi lo rende più autentico. Il vino, per Franklin come per noi, resta un dono da condividere con gratitudine e allegria.

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