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Ippocrate di Coo e il vino: una cosa meravigliosamente appropriata per l’uomo
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Più di duemilaquattrocento anni fa, il medico greco Ippocrate di Coo osservava il vino con lo sguardo del clinico, non del poeta. Per colui che la tradizione chiama il «padre della medicina», il vino non era né un piacere da esaltare né un vizio da condannare: era una sostanza preziosa e potente, capace di curare o di nuocere a seconda di come, quando e a chi veniva somministrata. È in questo equilibrio fra beneficio e misura che sta la sua celebre riflessione sul vino, ancora oggi sorprendentemente attuale.
📌 In sintesi: Ippocrate di Coo
Medico greco vissuto circa fra il 460 e il 370 a.C., nato sull’isola di Coo, Ippocrate è considerato il padre della medicina occidentale e il primo a separarla dalla magia e dalla religione. Nella medicina ippocratica il vino era un alimento e un rimedio centrale: si usava per le febbri, durante la convalescenza, come antisettico per le ferite e come veicolo per altri farmaci, sempre nel segno della moderazione e dell’individualità di ogni paziente.
«Il vino è una cosa meravigliosamente appropriata per l’uomo se, nella salute come nella malattia, lo si beve a proposito e con misura, secondo la costituzione individuale.»
— Ippocrate di Coo
Chi era Ippocrate di Coo
Ippocrate nacque sull’isola di Coo, nel mar Egeo, intorno al 460 a.C. e morì, secondo la tradizione, verso il 370 a.C. Apparteneva a una famiglia di medici che si dicevano discendenti di Asclepio, il dio greco della medicina, e fu egli stesso medico itinerante e maestro. Il suo merito storico non sta tanto in singole scoperte, quanto in una rivoluzione di metodo: Ippocrate contribuì a liberare la medicina dalla superstizione e dall’idea che le malattie fossero punizioni divine, fondandola invece sull’osservazione clinica, sulla raccolta dei sintomi e sulla prognosi.
Sotto il suo nome ci è giunto il Corpus Hippocraticum, una raccolta di circa settanta scritti composti fra la metà del V e la metà del IV secolo a.C. Gli studiosi concordano che non tutti siano opera diretta di Ippocrate: furono attribuiti collettivamente alla sua figura quando, nella Biblioteca di Alessandria, si volle riunire la grande medicina greca dell’epoca d’oro. A lui la tradizione lega anche il celebre giuramento che codifica l’etica del medico — il dovere verso la vita, il senso del limite e il segreto professionale — e che, in forme aggiornate, è ancora oggi alla base della deontologia medica.
Il vino secondo Ippocrate di Coo
La frase più celebre attribuita a Ippocrate condensa l’intera filosofia della medicina ippocratica: il vino è «meravigliosamente appropriato per l’uomo», ma solo se assunto «a proposito e con misura, secondo la costituzione individuale». Sono tre condizioni precise — il momento giusto, la quantità giusta e l’adattamento al singolo paziente — che rispecchiano il principio cardine di quella medicina: ogni rimedio va calibrato sull’equilibrio del corpo, perché ciò che giova a uno può nuocere a un altro.
Negli scritti del Corpus Hippocraticum, e in particolare nei trattati dedicati al regime di vita (la díaita, fatta di cibi, bevande ed esercizi), il vino occupa un posto di primo piano. Veniva prescritto per abbassare le febbri, per sostenere il corpo durante la convalescenza, come tonico e come aiuto alla digestione. La medicina greca distingueva vini diversi — più forti o più leggeri, dolci o secchi — per adattarli ai diversi disturbi. Il vino era inoltre un antisettico prezioso: le ferite venivano lavate con esso e medicate con bende imbevute, una pratica che anticipa di secoli l’uso dell’alcol per disinfettare.
Particolarmente moderno è l’uso del vino come veicolo per altri farmaci e come sostanza da diluire. Nel Corpus si raccomanda, per esempio, di allungare il vino con abbondante acqua quando lo si dà ai più deboli, così da temperarne gli effetti sul corpo: una consapevolezza raffinata del dosaggio, che fa del vino non solo un rimedio in sé, ma anche il mezzo con cui somministrare altre cure. Da questa eredità nascerà, molti secoli dopo, la tradizione dei vini medicati e speziati che attraverserà tutto il Medioevo.
Vale la pena di una precisazione, nel segno dell’onestà storica: non tutte le massime sul vino che circolano sotto il nome di Ippocrate sono realmente sue. La riflessione qui riportata è solidamente attribuita al medico di Coo e coerente con il suo pensiero; altre frasi celebri sul bere, spesso accostate al suo nome, appartengono in realtà ad autori diversi del mondo greco. Ciò che resta indiscutibile è il suo lascito: aver guardato al vino con misura e metodo, come a un dono della natura da usare con saggezza.
Domande Frequenti
❓ Domande Frequenti: Ippocrate di Coo
Chi era Ippocrate di Coo?
Ippocrate (circa 460-370 a.C.) fu un medico greco nato sull’isola di Coo, considerato il padre della medicina occidentale. Liberò la medicina dalla superstizione fondandola sull’osservazione clinica; a lui si legano il Corpus Hippocraticum, raccolta di circa settanta scritti, e il celebre giuramento sull’etica medica.
Cosa diceva Ippocrate sul vino?
Per Ippocrate il vino era «una cosa meravigliosamente appropriata per l’uomo», a patto di berlo «a proposito e con misura, secondo la costituzione individuale». Lo considerava utile nella salute come nella malattia, purché assunto al momento giusto, nella quantità giusta e adattato a ogni singola persona.
Come usava il vino la medicina ippocratica?
Negli scritti del Corpus Hippocraticum il vino rientrava nel regime di vita (la díaita) e veniva impiegato contro le febbri, durante la convalescenza, come tonico e digestivo, come antisettico per lavare le ferite e perfino come veicolo da diluire con acqua per somministrare altri rimedi.
Un padre della medicina nel segno della misura
La lezione di Ippocrate sul vino attraversa i millenni con una semplicità disarmante: non l’eccesso né l’astinenza, ma la misura calibrata su ciascuno. È lo stesso spirito che anima oggi la cultura del bere consapevole, dove conoscere il vino significa anche conoscere se stessi.
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