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Il Siracide e il vino: «Allegria del cuore e gioia dell’anima è il vino bevuto a tempo e a misura»
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Pochi testi antichi parlano del vino con la sapienza equilibrata del Siracide, il libro biblico noto anche come Ecclesiastico. Non si tratta di un autore in senso moderno, ma di un’opera sapienziale dell’Antico Testamento, scritta intorno al II secolo a.C. da un maestro di Gerusalemme. Tra i suoi proverbi, il vino occupa un posto di rilievo: dono di Dio capace di rallegrare il cuore, ma anche tentazione che può «traviare anche i saggi». È proprio questo doppio sguardo — il vino come gioia e come prova della misura dell’uomo — a rendere le sue massime tanto memorabili quanto attuali.
📌 In sintesi: il Siracide
Il Siracide (detto anche Ecclesiastico o Libro del Siracide) è un libro sapienziale dell’Antico Testamento, scritto verso il II secolo a.C. Fa parte dei libri deuterocanonici, riconosciuti come canonici dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa, ma non presenti nella Bibbia ebraica. Raccoglie proverbi, consigli e insegnamenti di vita, e dedica al vino pagine celebri: lo presenta come un dono creato «per la gioia degli uomini», purché bevuto «a tempo e a misura», ammonendo al tempo stesso contro l’eccesso e l’ubriachezza.
«Vino e donne traviano anche i saggi.»
— Il Siracide (Sir 19,2)
«Il vino è come la vita per gli uomini, purché tu lo beva con misura. […] Fin dall’inizio è stato creato per la gioia degli uomini. Allegria del cuore e gioia dell’anima è il vino bevuto a tempo e a misura.»
— Il Siracide (Sir 31,27-28)
Che cos’è il Siracide
Il Siracide deve il suo nome all’autore, indicato nel testo stesso come Gesù, figlio di Sirach (in ebraico Ben Sira), uno scriba e maestro di sapienza vissuto a Gerusalemme. Compose l’opera in ebraico intorno al 180 a.C.; alcuni decenni più tardi, verso il 132 a.C., il nipote dell’autore la tradusse in greco in Egitto, premettendovi un prologo in cui racconta proprio le ragioni e le difficoltà della traduzione. È uno dei pochi libri biblici di cui conosciamo per nome l’autore e la circostanza della composizione.
L’altro nome con cui il libro è conosciuto, Ecclesiastico («libro della Chiesa»), risale alla tradizione cristiana latina e indica l’ampio uso che se ne faceva nell’istruzione dei catecumeni e nella vita comunitaria. Il Siracide appartiene al gruppo dei libri sapienziali — insieme a Proverbi, Qoelet, Giobbe e Sapienza — e si presenta come una lunga raccolta di insegnamenti pratici: regole di convivenza, riflessioni sull’amicizia, sul lavoro, sulla famiglia, sul timore di Dio e sul retto uso dei beni della vita, vino compreso.
Il vino secondo il Siracide
Il brano più celebre è il cosiddetto «elogio del vino» del capitolo 31. Qui il Siracide afferma con limpidezza che il vino è un dono di Dio: «Il vino è come la vita per gli uomini, purché tu lo beva con misura» (Sir 31,27). E ancora: «Fin dall’inizio è stato creato per la gioia degli uomini. Allegria del cuore e gioia dell’anima è il vino bevuto a tempo e a misura» (Sir 31,27-28). Lungi dal condannarlo, il testo lo associa alla convivialità, alla festa e al benessere dell’animo, riconoscendone apertamente il valore.
A questa lode, però, fa subito da contrappeso un severo invito alla moderazione. Pochi versetti prima il libro avverte: «Non fare lo spavaldo con il vino, perché il vino ha mandato molti in rovina» (Sir 31,25); e poco dopo: «Amarezza dell’anima è il vino bevuto in quantità, con eccitazione e per sfida» (Sir 31,29). La citazione più tagliente, «Vino e donne traviano anche i saggi» (Sir 19,2), appartiene a un altro capitolo e riassume in una sola frase la diffidenza sapienziale verso ciò che può far perdere il controllo di sé anche all’uomo prudente. Il filo conduttore è dunque la misura: il vino è buono in sé, ma diventa rovina nell’eccesso.
Questo sguardo riflette la cultura del Vicino Oriente antico, dove il vino aveva un ruolo centrale nella religione e nella vita quotidiana. Nell’Antico Testamento è citato in numerosi passi come parte delle offerte e delle cerimonie religiose, oltre che come elemento di feste e banchetti. Per chi ama seguire il filo della bevanda lungo i secoli, è interessante ripercorrere il vino nella storia: il Siracide è una delle testimonianze più antiche e raffinate di un equilibrio — fra piacere e responsabilità — che la cultura del vino cerca ancora oggi.
Domande Frequenti
❓ Domande Frequenti: il Siracide
Che cos’è il Siracide?
È un libro sapienziale dell’Antico Testamento, noto anche come Ecclesiastico. Fu scritto in ebraico verso il 180 a.C. da Gesù figlio di Sirach (Ben Sira), maestro di Gerusalemme, e tradotto in greco dal nipote dell’autore qualche decennio dopo. Appartiene ai libri deuterocanonici, riconosciuti dalla Chiesa cattolica e ortodossa ma assenti nella Bibbia ebraica.
Cosa dice il Siracide sul vino?
Lo descrive come un dono di Dio creato «per la gioia degli uomini»: «Allegria del cuore e gioia dell’anima è il vino bevuto a tempo e a misura» (Sir 31,28). Allo stesso tempo invita alla moderazione, ammonendo che il vino «ha mandato molti in rovina» (Sir 31,25) e che «vino e donne traviano anche i saggi» (Sir 19,2). Il messaggio centrale è la misura.
Da quale passo è tratta la frase sul vino?
L’«elogio del vino» si trova nel capitolo 31 (Sir 31,25-31), con i celebri versetti 27 e 28 sul vino bevuto «a tempo e a misura». La frase «Vino e donne traviano anche i saggi» appartiene invece al capitolo 19 (Sir 19,2). Sono passi distinti dello stesso libro, accomunati dal tema della temperanza.
Brinda con la sapienza del Siracide
A oltre due millenni di distanza, il Siracide consegna un messaggio sorprendentemente moderno: il vino è gioia e dono, da vivere con misura. Un brindisi consapevole è, in fondo, anche un atto di saggezza.
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