Storia del Vino in Basilicata: l’Aglianico e il Vulcano Vulture

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Storia del Vino

Il grande rosso del Sud, figlio di un vulcano

La Basilicata, regione interna e montuosa, deve la sua fama enologica a un solo, grande protagonista: l’Aglianico del Vulture, rosso potente e longevo che nasce sui suoli vulcanici del monte Vulture.

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I Greci e l’origine del nome

L’Aglianico fu portato dai coloni greci nel Sud Italia: il suo nome deriverebbe da hellenicum, “greco”. La Basilicata (l’antica Lucania) fa quindi parte di quell’Enotria dove la viticoltura affonda radici millenarie.

Il Vulture, un vulcano per il vino

Il cuore del vino lucano è il Monte Vulture, un vulcano spento i cui suoli ricchi di minerali, uniti all’altitudine e alle forti escursioni termiche, regalano all’Aglianico struttura, acidità e una longevità rara. L’Aglianico del Vulture è considerato uno dei grandi rossi del Sud, a fianco del Taurasi campano, tanto da essere soprannominato anch’esso “Barolo del Sud”.

Tra oblio e rinascita

Per gran parte del Novecento l’Aglianico del Vulture fu un vino di nicchia, conosciuto solo localmente. La rinascita recente, con l’arrivo a DOCG (2010) e l’impegno di cantine attente, ne ha rivelato il potenziale internazionale, facendone uno dei rossi italiani più apprezzati dagli intenditori.

La Basilicata del vino oggi

Oggi la Basilicata è sinonimo di Aglianico del Vulture, ma riscopre anche bianchi vulcanici come la Malvasia e il Moscato del Vulture. Una piccola regione dal grande rosso, ancora poco affollata e dal notevole potenziale.

L’Aglianico del Vulture Superiore DOCG

Il vertice del vino lucano è l’Aglianico del Vulture Superiore, che nel 2010 ha ottenuto la DOCG, massima denominazione. Prodotto sui versanti del vulcano spento, nei comuni di Barile, Rionero, Ripacandida e dintorni, è un rosso di grande potenza e longevità, capace di invecchiare per decenni. Una tradizione affascinante lega il vino alle grotte di tufo scavate nella roccia vulcanica, usate da sempre per l’affinamento grazie alla temperatura costante. L’Aglianico qui trova un terroir perfetto: i suoli minerali del Vulture, l’altitudine e le forti escursioni termiche regalano al vino struttura tannica, acidità vibrante e una complessità che gli è valsa il soprannome di “Barolo del Sud”, in rivalità amichevole con il Taurasi campano. La versione Superiore e la Riserva, con i loro lunghi affinamenti, rappresentano l’espressione più nobile e ambiziosa di un vino che è il simbolo assoluto della Basilicata enologica.

Matera e i vini di una Lucania da scoprire

La Basilicata non è solo Vulture. Negli ultimi anni è emersa la denominazione Matera DOC, legata alla città dei Sassi, oggi meta turistica mondiale dopo essere stata Capitale Europea della Cultura: qui si producono rossi a base Sangiovese e Primitivo e bianchi da Greco e Malvasia. Sul Vulture, accanto al grande Aglianico, si fanno anche bianchi vulcanici come la Malvasia e il Moscato del Vulture, spesso in versione spumante o dolce. È una Lucania enologica ancora poco conosciuta ma in pieno fermento, che sta scoprendo il valore del proprio patrimonio e del legame con un paesaggio spettacolare, fatto di vulcani, calanchi e città di pietra. Per gli appassionati in cerca di autenticità, la Basilicata rappresenta una delle ultime frontiere del vino italiano: un territorio dove la qualità cresce di anno in anno e dove i grandi rossi convivono con sorprese bianche tutte da scoprire.

Domande Frequenti

Qual è il vino più importante della Basilicata?

L’Aglianico del Vulture, rosso potente e longevo dei suoli vulcanici del Monte Vulture, considerato uno dei grandi rossi del Sud Italia, soprannominato ‘Barolo del Sud’.

Da dove viene il nome Aglianico?

Probabilmente da ‘hellenicum’, cioè ‘greco’: il vitigno fu portato dai coloni greci nel Sud Italia, di cui la Basilicata (Lucania) faceva parte come terra dell’Enotria.

Perché il Vulture è importante per il vino?

Perché è un vulcano spento i cui suoli minerali, l’altitudine e le escursioni termiche regalano all’Aglianico struttura, acidità e grande longevità.

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Chi è l'autrice

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