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La piccola regione che riscopre la sua identità
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Il Molise, una delle regioni più piccole e meno conosciute d’Italia, ha riscoperto negli ultimi decenni la sua identità enologica grazie a un vitigno autoctono ritrovato: la Tintilia.
Radici antiche tra Sanniti e Romani
La viticoltura molisana ha radici antiche, presso i Sanniti e poi i Romani. Per secoli, però, il vino molisano è rimasto una produzione locale e poco conosciuta, all’ombra delle regioni vicine più celebri come Abruzzo, Puglia e Campania.
La Tintilia, il vitigno ritrovato
Il simbolo della rinascita è la Tintilia, vitigno autoctono dal nome di origine spagnola (da tinto, rosso) quasi scomparso nel Novecento perché poco produttivo. Recuperato e valorizzato a partire dagli anni Duemila, dà oggi rossi di carattere — intensi, speziati, con buona acidità grazie alle altitudini d’alta quota — diventando la bandiera enologica della regione.
Il Biferno e gli altri vini
Accanto alla Tintilia, il Biferno — blend di Montepulciano e Aglianico — è la denominazione storica più rappresentativa, affiancata dalla Falanghina del Molise e dai vini di Campodipietra. Un patrimonio piccolo ma autentico.
Il Molise del vino oggi
Oggi il Molise è una regione emergente e ancora tutta da scoprire: poche cantine, ma una crescente attenzione alla qualità e all’identità, con la Tintilia a guidare la rinascita di un territorio enologico genuino e fuori dai riflettori.
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Domande Frequenti
Qual è il vitigno simbolo del Molise?
La Tintilia, vitigno autoctono a bacca rossa quasi scomparso nel Novecento e recuperato dagli anni Duemila: oggi è la bandiera enologica della regione.
Da dove viene il nome Tintilia?
Probabilmente dallo spagnolo ‘tinto’ (rosso), retaggio della dominazione spagnola nel Sud Italia. Il vitigno dà rossi intensi e speziati.
Cos’è il Biferno?
È la denominazione storica più rappresentativa del Molise, un rosso che unisce Montepulciano e Aglianico, prodotto anche in versione bianca e rosata.



