Indice
- 1 Il Piemonte e il vitigno dei re
- 1.1 Le origini e il Medioevo
- 1.2 L’Ottocento: nasce il Barolo moderno
- 1.3 Barbera, il vino del popolo
- 1.4 Il Novecento e il riconoscimento mondiale
- 1.5 Barbaresco e il Nebbiolo del Nord
- 1.6 Asti, il Moscato e le bollicine
- 1.7 Il Roero, il Gavi e i bianchi piemontesi
- 1.8 Grignolino, Freisa e i rossi dimenticati
- 1.9 Approfondisci
- 1.10 Domande Frequenti
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Il Piemonte e il vitigno dei re
La storia del vino piemontese è la storia di un vitigno nobile, il Nebbiolo, e di come — tra Ottocento e Novecento — sia diventato il “re dei vini e vino dei re”. Le Langhe sono oggi Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
del Vino
Le origini e il Medioevo
Il Nebbiolo è documentato in Piemonte già dal XIII-XIV secolo col nome di “nibiol”, legato alla nebbia (la pruina degli acini o le nebbie autunnali della vendemmia). Per secoli però i rossi delle Langhe furono vini dolci e instabili.
L’Ottocento: nasce il Barolo moderno
La svolta arrivò a metà Ottocento: la Marchesa Giulia Falletti di Barolo e il conte Camillo Cavour, con l’aiuto dell’enologo francese Louis Oudart, trasformarono il Nebbiolo in un grande rosso secco, strutturato e longevo. Apprezzato da Casa Savoia, il Barolo divenne “il re dei vini, il vino dei re”.
Barbera, il vino del popolo
Accanto al nobile Nebbiolo, la Barbera è sempre stata il vino quotidiano dei piemontesi: generosa, di spiccata acidità, diffusissima. Il Moscato d’Asti completava il quadro come dolce aromatico.
Il Novecento e il riconoscimento mondiale
Nel Novecento Barolo e Barbaresco hanno conquistato lo status di grandi vini da invecchiamento. Il dibattito fra tradizionalisti e modernisti (botti grandi vs barrique) ha animato gli anni ’80-’90, e oggi le Langhe sono ai vertici dell’enologia mondiale.
Barbaresco e il Nebbiolo del Nord
Il Barolo non è solo. Il Barbaresco — reso celebre alla fine dell’Ottocento da Domizio Cavazza, fondatore della prima cantina sociale — è l’altro grande volto del Nebbiolo langarolo, più elegante e di pronta evoluzione. Più a nord, nell’Alto Piemonte, lo stesso vitigno (qui chiamato Spanna) dà Gattinara e Ghemme, mentre a Carema sale fino ai terrazzamenti alpini. È la prova della straordinaria versatilità del Nebbiolo, capace di cambiare volto di collina in collina.
Asti, il Moscato e le bollicine
Accanto ai grandi rossi, il Piemonte ha una storia dolce e frizzante: il Moscato d’Asti e l’Asti Spumante, prodotti attorno a Canelli fin dall’Ottocento, hanno reso famoso nel mondo il vino aromatico piemontese; più recente è l’Alta Langa, il metodo classico delle colline. Dal “vino dei re” alle bollicine da dessert, il Piemonte racchiude in poche colline una delle gamme enologiche più complete d’Italia, oggi tutelata dal riconoscimento UNESCO dei paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato (2014).
Il Roero, il Gavi e i bianchi piemontesi
Il Piemonte del vino non è solo rosso. Sulle colline del Roero, di fronte alle Langhe, l’Arneis — quasi scomparso negli anni Settanta e poi recuperato — è oggi un bianco tanto apprezzato da essere soprannominato “il Barolo bianco”. Nel sud-est, il Gavi da uve Cortese è il bianco piemontese più esportato, storicamente legato alla cucina di mare ligure. Più a nord, l’Erbaluce di Caluso nel Canavese vanta una tradizione antichissima, anche nelle versioni spumante e passito. Sono vini spesso oscurati dalla fama dei grandi rossi, ma che raccontano un Piemonte enologico più vario e sorprendente di quanto si immagini.
Grignolino, Freisa e i rossi dimenticati
Oltre a Nebbiolo e Barbera, il Piemonte conserva una ricca tradizione di rossi minori e identitari. Il Grignolino, chiaro e di spiccata personalità, era il vino preferito di molte famiglie nobili astigiane; la Freisa, parente del Nebbiolo, dà vini fruttati spesso vivaci; il Ruchè di Castagnole Monferrato e la rara Malvasia di Casorzo completano un mosaico di vitigni autoctoni. Sono vini di nicchia, salvati dall’oblio da vignaioli appassionati, che raccontano un Piemonte enologico più intimo e domestico accanto ai grandi rossi da invecchiamento.
Domande Frequenti
Da quando si coltiva il Nebbiolo in Piemonte?
Il Nebbiolo è documentato già nel XIII-XIV secolo col nome di ‘nibiol’. È uno dei vitigni più antichi e nobili del Piemonte.
Perché il Barolo è chiamato ‘il re dei vini’?
Per la sua struttura, eleganza e longevità, e perché nell’Ottocento fu apprezzato da Casa Savoia. Il Barolo moderno nacque grazie alla Marchesa di Barolo, a Cavour e all’enologo Oudart.
Qual è il vino quotidiano del Piemonte?
La Barbera: generosa e dalla spiccata acidità, è storicamente il vino del popolo piemontese, accanto al più nobile Nebbiolo.


