Lacryma Christi del Vesuvio: il Vino che Nasce dalla Lava

Pochi vini hanno un nome così evocativo: Lacryma Christi, “lacrime di Cristo”. E pochi nascono in un luogo così estremo: i vigneti aggrappati alla lava nera del Vesuvio, il vulcano più famoso del mondo. Se cerchi un vino con un’anima e una leggenda, eccolo.

Cos’è il Lacryma Christi

Il Lacryma Christi del Vesuvio DOC nasce sulle pendici del Vesuvio, in provincia di Napoli, su suoli vulcanici neri ricchi di minerali. Le viti, spesso a piede franco (la fillossera fatica ad attecchire nella sabbia lavica), crescono in uno dei terroir più drammatici e affascinanti d’Italia, dentro il Parco Nazionale del Vesuvio.

Uvaggi e Caratteristiche

Esiste in versione bianca (da Coda di Volpe, Falanghina, Caprettone) e rossa/rosata (da Piedirosso e Aglianico). Il bianco è giallo paglierino, fresco, minerale, con note di frutta bianca e una sapidità vulcanica; il rosso è rubino, fruttato (amarena, fragola), di media struttura. Entrambi secchi. Gradazione 12-12,5°. La firma è sempre la mineralità lavica.

La Leggenda delle Lacrime di Cristo

La tradizione narra che Lucifero, cadendo dal Paradiso, strappò un lembo di cielo che divenne il Golfo di Napoli. Cristo, vedendo tanta bellezza profanata dal peccato, pianse: e dove caddero le sue lacrime sul Vesuvio, nacquero viti prodigiose. Un’altra versione lega il nome ai monaci che, vedendo la fertilità di queste terre vulcaniche, vi videro un dono divino. Il vino è celebrato fin dal Seicento nelle cronache napoletane.

Il terroir vulcanico del Vesuvio

Il Lacryma Christi nasce sulle pendici del Vesuvio, su suoli vulcanici neri ricchi di minerali e potassio, spesso con vigne a piede franco: la sabbia lavica, infatti, protegge naturalmente le radici dalla fillossera. La versione bianca si ottiene da Coda di Volpe, Falanghina e Caprettone; quella rossa e rosata da Piedirosso e Aglianico. Qualunque sia la tipologia, la firma resta la stessa: una mineralità lavica inconfondibile, frutto del suolo unico in cui affondano le radici.

La leggenda delle lacrime e la vinificazione

Il nome evoca la leggenda delle lacrime versate da Cristo sul golfo di Napoli, da cui sarebbero nate le viti del Vesuvio. Il bianco, vinificato in acciaio, è fresco, sapido e minerale, con note di frutta a polpa bianca; il rosso è di media struttura, fruttato di amarena e fragola, con tannino contenuto. Si servono rispettivamente a 10-12°C e a 16°C. In tavola il bianco accompagna pesce, fritture e mozzarella di bufala; il rosso si sposa con i primi al ragù napoletano, le carni bianche e i formaggi semistagionati.

Le tre anime: bianco, rosso e rosato

Il Lacryma Christi del Vesuvio non è un solo vino, ma una piccola famiglia. Il bianco, il più diffuso, da Coda di Volpe e Caprettone, è fresco, minerale e sapido: ideale per aperitivi e piatti di mare. Il rosso, da Piedirosso e Aglianico, è di media struttura, fruttato e di tannino gentile, perfetto sui primi della tradizione napoletana. Il rosato, più raro, unisce la freschezza del bianco al frutto del rosso. A tenerli insieme è sempre il Vesuvio: il vulcano che, con i suoi suoli neri e minerali, imprime a ogni tipologia quella sapidità lavica che nessun altro terroir sa donare. Un vino da bere giovane, per coglierne tutta l’energia vulcanica.

Il Lacryma Christi a Tavola

Il bianco è perfetto con pizza napoletana, frittura di paranza, pesce all’acqua pazza, mozzarella di bufala; il rosso con ragù napoletano, maccheroni, carni bianche. Servire il bianco a 10°C, il rosso a 16°C.

Scheda degustazione AIS

  • Esame visivo: giallo paglierino nel bianco, rosso rubino nel rosso.
  • Esame olfattivo: frutta a polpa bianca nel bianco; amarena e fragola nel rosso, sempre con nota minerale vulcanica.
  • Esame gustativo: fresco e minerale, di media struttura e firma sapida lavica.

Domande Frequenti

Il Lacryma Christi è dolce?
No, nonostante il nome romantico è prodotto secco, sia bianco che rosso. È un equivoco comune.

Perché le viti sono a piede franco?
La sabbia vulcanica del Vesuvio ostacola la fillossera, permettendo la sopravvivenza di viti non innestate, una rarità preziosa.

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Chi è l'autrice

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