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A oltre 1.000 metri di quota, dove nessun’altra vite sopravvive, cresce un vitigno bianco eroico che dà il vino più alto d’Europa: il Prié Blanc, l’anima del Blanc de Morgex et de la Salle. Una rarità alpina che sfida ogni regola della viticoltura. Scopriamola.
Cos’è il Prié Blanc
Il Prié Blanc è un vitigno bianco autoctono della Valle d’Aosta, coltivato ai piedi del Monte Bianco, nei comuni di Morgex e La Salle, fino a 1.000-1.200 metri di altitudine. È la base del Blanc de Morgex et de la Salle, il vino bianco da vigneti più alti d’Europa. Eccezionalmente, cresce a piede franco (non innestato), perché la fillossera non sopravvive a quelle quote.
Caratteristiche
Colore giallo paglierino tenue con riflessi verdolini; naso delicato di agrumi, erbe alpine, fiori di montagna e una spiccata nota minerale; palato fresco, scattante, con un’acidità vibrante e una leggerezza alcolica (10-11°). È un bianco verticale e teso, che cattura l’aria pura delle Alpi. Ottima anche la versione spumante metodo classico.
Viticoltura Eroica ai Piedi del Monte Bianco
Le viti di Prié Blanc crescono basse, su pergole tradizionali a pochi centimetri dal suolo, per sfruttare il calore della terra e proteggersi dal gelo. È una delle viticolture più estreme del pianeta, un patrimonio di biodiversità e di tenacia umana custodito dai vignaioli di Morgex.
Abbinamenti
Perfetto con antipasti leggeri, pesce, formaggi freschi di montagna, fonduta. La versione spumante come aperitivo. Servire a 8-10°C.
Domande Frequenti
È davvero il vino più alto d’Europa?
Sì, i vigneti di Prié Blanc a Morgex sono tra i più alti del continente, fino a 1.200 metri di quota.
Approfondisci
- Vini della Valle d’Aosta
- Blanc de Morgex
- Premetta — il parente rosso
Approfondimenti: territorio, profilo e abbinamenti
Per i vini bianchi, i vitigni più diffusi sono lo Chardonnay e il Sauvignon Blanc, per quelli rossi il Cabernet Sauvignon, il Merlot e lo Shiraz. Per gli altri, in particolare i piccoli viticoltori che trasformano in modo artigianale le proprie uve, potrebbe essere interessante mettere a fuoco alcuni aspetti della pratica di trasformazione utili ad un miglioramento del risultato finale. Priewe) Pratiche di cantina per una vinificazione di qualità 23 adotteranno metodi, come il “delestage”, che aumentano l’estratto del vino. 3 – Proprietà ed uso di derivati dei lieviti come coadiuvanti della vinificazione Pratiche di cantina per una vinificazione di qualità 37 I limiti massimi per l’utilizzazione delle sostanze di cui all’allegato IV del regolamento (CE) n. Lo si adotta in particolare per cercare la bottiglia giusta nel caso di piatti aromatici o speziati: un vino caratterizzato da forti sensazioni aromatiche, fruttate e floreali potrà esaltare le proprie peculiarità con un piatto che disponga di caratteristiche analoghe. Valle d`Aosta Blanc de Morgex et de La Salle (Valle d`Aosta) Un bianco secco adatto ad antipasti poco impegnativi (soprattutto a base di verdure), allo sformato dì patate e alle trote alla griglia. Fontina ll celebre formaggio valdostano si abbina in maniera perfetta coi vini della regione: i rossi Chambave, Gamay e Petite Rouge oppure, tra i bianchi, il Blanc de Morgex et dela Salle. Fontina 11 celebre formaggio valdostano si abbina in maniera perfetta coi vini della regione: i rossi Chambave, Gamay e Petite Rouge oppure, tra i bianchi, il Blanc de Morgex et de la Salle. Fontina Il celebre formaggio valdostano si abbina in maniera perfetta coi vini della regione: i rossi Chambave, Gamay e Petite Rouge oppure, tra i bianchi, il Blanc de Morgex et de la Salle. di tannini con un formaggio fre~ sco o unblanco leggero dalla spiccata acidità con un ormaggi ~.9.naJ.9~ sìOistruggerebbero l’un l’altro. Valle d’Aosta Blanc de Morgex et de La Sai le (Valle d’Aosta) Un bianco secco adatto ad antipasti poco impegnativi (soprattutto a base di verdure), allo sformato di patate e alle trote alla griglia. Valle d’Aosta Blanc de Morgex et de La Salle (Valle d’Aosta) Un bianco secco adatto ad antipasti poco impegnativi (soprattutto a base di verdure), allo sformato di patate e alle trote alla griglia. Il miglior fertilizzante per la vigna è l’ombra del proprietario (Anonimo). Ti rivolgi a Paolo, proprietario di un ristorante che cerca di ottimizzare la sua cantina. I giovani aspiranti alla carica di «guardiano» dovevano presentarsi il 10 agosto ai proprietari di vigne, vestiti nel costume tradizionale. Anche la piccola azienda, il piccolo proprietario, custodisce gelosamente questo prezioso vino, venduto solo in bottiglia con etichette stupende e originali. quando i conventi bavaresi e svevi possedevano numerose proprietà nella conca di Bolzano e ielle valli atesine. Alcune di tali proprietà erano situate proprio sulla collina ii Santa Maddalena e le uve Schiava davano pr labilmente a quei tempi un vino non dissimile da quello attuale. Che la coltura di questo vitigno sia antica lo dimostra anche il fatto che ancora nel 1500 in Alto Adige in una proprietà del convento di Tegernsee, veniva consigliata come varietà da preferire per i nuovi impianti. La DUSA ha le coltivazioni di canna e produce il proprio zucchero, dal quale le melasse di propriet�. Oggi la propriet� della DUSA � di quattro soci, ma il creatore e presidente di Ron Diplomatico � Jos� Rafael Ballesteros. In questo modello, l’accesso alle informazioni è segmentato per aree tematiche che permettono di isolare le proprietà chimico-fisiche dalle note degustative. Questa struttura permette di creare un “Atlante del Vino” dove ogni provincia (108 in Italia) e oltre 6500 comuni sono mappati con le proprie eccellenze. 5 Il tulipano è per la forma e il colore convenzionalmente accostato al calice di vino, qui da esso desiderato come medicina o rimedio alle proprie “rosse” piaghe. Si allude con varie immagini alla generosità del sovrano e a quanto il poeta si attende in compenso delle proprie lodi. Altrimenti si può leggere, ma il senso in fondo è il medesimo: sia l’amante sincero sia l’insincero presentano all’amato le proprie amorose prof ferte e non è dato sapere cosa egli preferirà. È un’edizione importante perché, anche se piena di errori vari e priva di vere e proprie auvres posthumes, raccoglie per la prima volta in volume numerosi scritti sparsi in riviste: I. Come i buoni re, esso regna grazie ai suoi servigi, e canta le proprie imprese attraverso le gole dei propri sudditi. Un celebre musicista, il quale ignorava le pro36 prietà dell’hashish e forse non ne aveva mai sentito parlare, arriva in mezzo a una congrega di persone dove quasi tutti lo avevano preso.
L’hashish, infatti, proviene dall’Oriente; le proprietà eccitanti della canapa erano già ben note nell’antico Egitto, e il suo uso è molto diffuso, sotto diverse denominazioni, in India, in Algeria e nell’Arabia Felice. E dotata di proprietà inebrianti assolutamente straordinarie tali da attirare da qualche anno, in Francia, l’attenzione degli scienziati e della gente del bel mondo. E più o meno pregiato a seconda della provenienza: quello del Bengala è quello maggiormente apprezzato dagli intenditori; invece quelli provenienti dall’Egitto, da Costantinopoli, dalla Persia e dall’ Algeria, hanno le stesse proprietà, ma in grado minore. Ma nonostante tutti i loro sforzi, la sua combinazione chimica è ancora poco nota; ma generalmente le sue proprietà vengono attribuite a una materia resinosa che vi è contenuta in misura consistente, all’incirca nella proporzione del dieci per cento. Ho sentito dire che recentemente, mediante la distillazione si era riusciti a estrarre dall’hashish un olio essenziale che sembra possedere proprietà molto più attive di tutti i preparati finora conosciuti; ma non è stato ancora abbastanza studiato perché io possa parlare con cognizione di causa dei suoi risultati. Un celebre musicista, il quale ignorava le proprietà dell’hashish e che forse non ne aveva mai sentito parlare, capita nel bel mezzo di una compagnia di persone molte delle quali l’avevano preso. Per ri74 spondere a un disonesto sottinteso, a quella parte della domanda che non osa manifestarsi, rinvierò il lettore a Plinio il quale ha parlato da qualche parte, delle proprietà della canapa in termini tali da togliere sull’argomento, molte illusioni. Non vi sarebbe nulla di più naturale, poiché ogni uomo è la rappresentazione della storia, che veder nascere un’eresia oscena, una religione mostruosa nella mente che si è vilmente abbandonata alla mercé di una droga infernale, e che sorride di fronte alla dilapidazione delle proprie facoltà. Le ingenue creature, con il loro candore, la loro naturale distinzione, i loro pudichi rossori quando dettano le proprie istruzioni, fanno pensare alle grazie limpide e delicate dei Kkeepsakes. Un libro di metafisica tedesca è abbandonato sul tavolo e testimonia delle perenni ambizioni intellettuali del proprietario. 118 noscenza di simili istituzioni, non possono impedirsi di rabbrividire davanti alla mistica sublimità delle caste, che hanno ciascuna seguito un proprio itinerario e hanno rifiutato di mescolare le proprie acque da tempo immemorabile. Si trovava anche a Betlemme, la notte in cui la spada di Erode spazzò tutti gli innocenti fuori dalle proprie case… La madre diviene pertanto il suo idolo, di cui si ritiene unico proprietario, fino a quando, all’età di cinque anni, lei non si risposa. Tra i vitigni raccomandati e autorizzati, va segnalato il forte e tenace Blanc de Morgex, che si coltiva a Morgex e a La Salle, oltre Aosta, sui 1000 metri d’altitudine. È per questo che gli aostani sono orgogliosi di produrre quel vino Blanc de Morgex, ben conosciuto dagli appassionati, e che viene considerato il vino più alto d’Europa. àˆ opportuno tener presente che non tutti i vini possono essere sottoposti ad invecchiamento e, soprattutto, che non sono molti i vini a conoscere attraverso l’ invecchiamento una elevazione delle proprie qualità organolettiche oltre che gustative. La diraspatura consente di evitare che tannini, resine, pectine, cellulosa, sostanze contenute nel raspo, vadano ad inficiare le proprietà organolettiche del vino. In entrambi i casi, riteniamo sia utile disporre di conoscenze adeguate che consentano di acquisire una maggiore consapevolezza delle proprietà organolettiche di questa bevanda. Proprietà che vanno riconosciute ed apprezzate in fase di degustazione, ma che si prestano anche all’ analisi e alla ricerca medica. Vivere nel modo giusto significa godere delle proprie facoltà, sforzarsi di trovare simpatici i propri simili e se è possibile amarli, e anche accettare la morte sia come cosa in sé necessaria sia come sollievo benedetto per quelli ai quali altrimenti uno sarebbe di peso. Le variazioni della tecnica, del clima, del vitigno, del suolo e della cultura fanno sì che per il bevitore ordinario sia la più imprevedibile delle bevande e per il conoscitore quella che informa nel modo più complicato, che corrisponde alle proprie origini come una partita di scacchi all’apertura. Seppi che nel Wiltshire c’era un piccolo allevamento di pecore la cui proprietaria voleva vendere. Con tutte le sue armonie e gli aromi fruttati di un vero Borgogna bianco, un Mercurey Blanc prima crescita vi assicurerà un accompagnamento perfetto alle difficoltà della metafisica per un prezzo abbordabile. Come mettere le mani sulle gratificazioni proprie della classe terriera o di quella intellettuale tenendoci stretti i nostri soldi, guadagnati con tanta fatica, e conservando un atteggiamento di decorosa autosufficienza? La colonia della Virginia approvò già nel 1619 una legge che imponeva a ogni maschio di piantare e coltivare dieci vigne; il primo vitigno utilizzato fu il Norton, indigeno, coltivato anche da Jefferson a Monticello e piantato in seguito in molte proprietà virginiane dai discepoli del dio. C’è un senso in cui il viso è una proprietà della tela che va al di là delle macchie di colore, tant’è vero che uno può osservare queste e non vedere il viso, e viceversa. Ma c’è anche un senso in cui il viso non è una proprietà in più della tela, al di là delle linee e delle macchie, perché appena ci sono queste c’è anche quello. Forse, la coscienza è una proprietà sopravveniente in questo senso: non qualcosa di più rispetto alla vita e al comportamento nei quali l’osserviamo, ma nemmeno riducibile a essi. Ma sarei tentato di andare ancora più in là e definire la coscienza come una proprietà emergente, cioè con poteri causali che vanno oltre quelli posseduti ai processi vitali che in un qualche senso la compongono.
La fatale bevanda della pacificazione offerta da Isotta a Tri- Bevo dunque sono Guida filosofica al vino 248/127 stano ci ricorda una notevole proprietà del vino, o almeno di quel vino che sappiamo assaporare. Lo troviamo in quelle profonde domande che ci indirizzano all’abisso metafisico: “Perché c’è qualcosa?”, “Essere è una proprietà?”, “Come possiamo pensare ciò che non è?”, “Come possono avere delle proprietà i non enti?”. Una delle molte intuizioni contenute in questo argomento, e tutta la sottile (anche se a volte tediosa) metafisica delle scuole medievali che ne è derivata, è l’implicazione che il mondo degli esseri contingenti cui noi apparteniamo sia governato da leggi proprie, quelle del generare e del trapassare. Dovunque guardiamo – fuori, agli oggetti, o dentro, ai nostri pensieri e desideri – incontriamo solo proprietà, stati transitori e sensazioni vacillanti: il velo di Maya e non l’essere che esso ci nasconde. Irwin mette a nudo gli errori, le omissioni e le vere e proprie bugie del libro di Said, e oggi è ovvio, ammesso che non lo fosse già prima, che la principale ragione della sua popolarità nelle nostre università è che ha fornito delle munizioni contro l’Occidente. Ecco un modo di realizzarla: prima circondatevi di amici e poi servite qualcosa di intrinsecamente interessante – un vino che abbia radici in un terroir, che arrivi fino a voi da un luogo favorito, inviti alla discussione e all’esplorazione, distolga l’attenzione dalle proprie sensazioni e la conceda invece al mondo. In effetti, la mia migliore esperienza con l’Etica è stata accompagnata da una bottiglia di Sauvignon Blanc della Beringer californiana, una di quelle ditte che cominciarono per prime a produrre vino in California e sono diventate famose per la loro abilità artigianale, sia prima sia dopo il proibizionismo. Partendo dal ragionevolissimo principio “prima gli ebrei” dedicò le proprie energie alla grande Mishneb Torah, raccogliendo e commentando tutte le disposizioni legali contenute nelle scritture sacre e nella tradizione, o da esse implicate. ferrimene, zitelle e maritali, gruosse e piccerielle, nobile e snobite, ricche e poverielle»’, informava che s’era aperta una cantina al civico numero della tal via, dava il nome del proprietario, magnificava le eccelse virtù del vino messo in vendita per un modico prezzo. Dunque, si racconta che Lucifero, dopo aver divelto un pezzo di Paradiso, lo trasportò sulla Terra per creare, come regno di sua proprietà, l’impareggiabile golfo di Napoli. Ci si può fidare perché il produttore e proprietario dei vigneti in argomento è il Reichsgraf Von Kasselstatt, con sede a Treviri. A fianco della cantina centrale di Treviri (Trier) questa antica proprietà nobiliare include un intero vigneto chiamato Jossphshof Graach e un notevole numero di ettari nei migliori Lagen (vigneti) di Piesport, nonché altre proprietà a Case! Chi pensa solo dunque al genio scontroso non dovrebbe dimenticare l’ambiente in cui Beethoven visse: dal principio del secolo fino al 1815, risuonava di gesta L ‘· • 2F nit eroiche mescolate a mondane manifestazioni di galanteria, di festee di danze, proprie della vita militare e politica dell’epoca. Di fronte a Eitelsbach, sulla sponda opposta della Ruwer, si trovano i luoghi di produzione della famiglia Schubert, proprietaria delle vigne che danno il celebre Maximin-Grunhauser. I proprietari sono personaggi del Gotha, baroni e principi. Vi si trova un fondo di 62 acri che fu dissodato dai cistercensi, ma che ora è di proprietà dello stato. La prima cooperativa fu fondata ai tempi della guerra boera ed è la lega dei proprietari più ricchi che erano chiamati inglesi dai padroni più poveri esclusi dal club. È degna di memoria enologica per la vigna di Schloss Vollrads (in tedesco Schloss significa castello, ed è il corrispondente del clos francese) di proprietà di una famiglia nobile, i Matuschka-Greiffenclau. Raggruppa le vigne più decorative della Germania, disposte sull’arco di una grandiosa e simmetrica cavea cintata dagli Schlòsser delle proprietà. Il Domii.ne-Rentamt è tuttora di proprietà della famiglia Metternich. Langenbach è la proprietà dove sorgono i vigneti e Nierstein è troppo nota per sottolinearne ancora una volta i pregi vinicoli. Nel Baden, regione gelosa delle proprie usanze e dei propri prodotti, è rimasta l’abitudine di destinare ai consumi locali pressoché tutto il vino delle cantine regionali, destinandone solo una minima parte ali’esportazione. Quest’ultimo nome designa una proprietà di una certa importanza che ‘ può anche non essere un «castello» nello stretto sie:nificato del termine. Tutto preso dalla ricerca dell’imitazione coscienziosa, non La statua al vignaiolo nella piazza di Vertus, in Champagne, lungo la Còte des Blancs, si ispira ai modelli del Rinascimento fiorentino. Non esiste prova, continua questo studioso della Borgogna, che la vite non sia originaria alla stesso tempo delle contrade temperate dell’Europa e dell’Asia Centrale, avendo ogni singola regione prodotto le varietà proprie adatte al clima dove si trovavano. Il saggio imperatore ha legato il suo nome a un vino celebre, il Corton-Charlemagne, considerato attualmente grand cru en vin blanc. Nell’870, dunque, considerata cantina e granaio dell’Impero fondato da Carlomagno, viene incorporata da Luigi il Germano; e proprio le doti enologiche alsaziane sembra siano state determinanti nel passaggio di proprietà. Pinot noir: i vini rossi o rosati prodotti con vitigno Pinot sono generalmente al di fuori della normale classificazione; altri vitigni come Pinot Meunier, Knipperlé, Gamay blanc possono anche essere utilizzati per produrre buoni vini. Accademia del Como fu fondata da Giovanni di Manderschedt-Blanckenheim, arcivescovo di Strasburgo e forte bevitore: nel suo club, che aveva come sede la fortezza di Hoh-Barr, era ammesso soltanto chi riusciva a vuotare d’un fato un corno pieno di Riquewihr, pari a cinque litri di vino.



