Malvasia Puntinata: il Bianco Aromatico del Lazio e del Frascati

Dietro la morbidezza aromatica del Frascati e dei bianchi dei Castelli Romani c’è un vitigno nobile e troppo poco celebrato: la Malvasia Puntinata, la migliore delle malvasie laziali. È il tocco che rende questi bianchi aromatici e avvolgenti. Scopriamola.

Cos’è la Malvasia Puntinata

La Malvasia Puntinata (o Malvasia del Lazio) è un vitigno bianco aromatico autoctono del Lazio, diffuso nei Castelli Romani e nella zona di Roma. È considerata la più pregiata tra le malvasie laziali, superiore alla più produttiva Malvasia di Candia, ed è uno dei vitigni chiave del Frascati e dei bianchi dei Castelli.

Caratteristiche

Colore giallo paglierino; naso aromatico e fine di fiori bianchi, albicocca, pesca, agrumi e una nota di erbe aromatiche; palato morbido, sapido, di buona struttura. A differenza di altre malvasie più neutre, la Puntinata regala profumo e corpo, ed è capace anche di un certo invecchiamento.

L’Anima Aromatica dei Castelli Romani

Nel blend del Frascati, la Malvasia Puntinata porta aromaticità e morbidezza accanto alla freschezza del Trebbiano. I produttori migliori la valorizzano sempre più anche in purezza, riscoprendo un vitigno che racconta il terroir vulcanico dei Colli Albani.

Abbinamenti

Perfetta con la cucina romana: carbonara, cacio e pepe, abbacchio, antipasti, pesce. Servire a 10-12°C.

Domande Frequenti

Malvasia Puntinata e Malvasia di Candia: differenza?
La Puntinata (Malvasia del Lazio) è aromatica e pregiata; la Candia è più neutra e produttiva. La migliore per i bianchi laziali di qualità è la Puntinata.

Approfondisci

Approfondimenti: territorio, profilo e abbinamenti

Carso Malvasia (Friuli Venezia Giulia) Bianco da antipasti di pesce e grigliate di mare. Colli di Parma Malvasia (Emilia Romagna) Bianco da servire coi salumi regionali, coi fritti e con le minestre in brodo. Colli Piacentini Malvasia (Emilia Romagna) La versione secca di questo bianco sta con gli antipasti e le carni bianche, oltre che coi salumi. Isonzo del Friuli Malvasia lstriana (Friuli Venezia Giulia) Bianco delicato per piatti di pesce, anche saporiti. Q Malvasia di Castelnuovo Marino (Lazio) “N Bianco di poco impegno, sta con piatti non elaborati di pesce (anche baccalà), rane, lumache. Da abbinare con un Asti Spumante, un Moscato Fior d’Arancio dei Colli Euganei, una Malvasia di Castelnuovo Don Bosco, un Recioto di Gambellara oppure anche con un Marsala. Prosciutto e melone Tipico piatto unico estivo, può abbinarsi felicemente con un Collio Sauvignon, un Tocai dei Colli Orientali del Friuli o una Malvasia dei Colli di Parma (soprattutto nella versione frizzante). Da accompagnare con uno Chardonnay del Piave o una Malvasia del Carso. Isonzo del Friuli Malvasia Istriana (Friuli Venezia Giulia) Bianco delicato per piatti di pesce, anche saporiti. Malvasia di Castelnuovo Don B o s c o (Piemonte) Rosso dolce e aromatico, accompagna ottimamente la frutta in genere. QJ Isonzo del Friuli Malvasia Istriana O (Friuli Venezia Giulia) C Bianco delicato per piatti di pesce, anche saporiti. – Malvasia di Castelnuovo Don Bosco (Piemonte) Rosso dolce e aromatico, accompagna ottimamente la frutta in genere. Sta meravigliosamente insieme coi i O e o e Prosciutto e melone Tipico piatto unico estivo, può abbinarsi felicemente con un Collio Sauvignon, un Tocai dei Colli Orientali del Friuli o una Malvasia dei Colli di Parma (soprattutto nella versione frizzante). ClJ Isonzo del Friuli Malvasia Istriana O (Friuli Venezia Giulia) C Bianco delicato per piatti di pesce, anche saporiti. Vera perla è il Kloster Muri, ottenuto da una varietà d’uva Malvasia rossa locale che non ha riscontro in nessun’altra zona viticola. Questa Malvasia di Terlano è poco produttiva, e solo se coltivata in questo ambiente riesce ad esaltare le caratteristiche qualitative del vino che è color rubino scarico tendenzialmente rosato, con riflessi arancio; la gradazione alcolica è di 12-12,5 gradi; va servito fresco a 10-12°C. Malvasia di Nus viene prodotto in piccola quantità con ve del vitigno Vein de Nus, coltivato a Nus da tempo nmemorabile. Vanno ricordati inoltre: il Malvasia d’Aosta, vino bianco da dessert simile al Malvasia di Nus; VArnaz, rosso, che si produce nella località omonima; le Colline d’Aosta, rosso, prodotto nei dintorni di Aosta; il Vein de Nus, rosso, che deriva in esclusiva dal vitigno omonimo. Come uve nere sono di rilievo l’Aglianicone, l’Aleatico, il Bombino nero, il Ciliegiolo, la Malvasia nera di Basilicata, il Montepulciano e il Sangiovese. Fra le uve bianche raccomandabili si trovano l’Asprino bianco, il Bombino bianco, il Fiano, la Malvasia, la Malvasia bianca di Basilicata, il Trebbiano toscano. In questi ridenti luoghi sono diffusi la Malvasia bianca, il Moscato, il Sangiovese, il Barbera. È questa la regione che produce i vini migliori della Lucania: malvasia e moscati delicatissimi, squisiti spumanti naturali, aleatici di pregio, e questo rosso Aglianico, noto tra gfintenditori come uno dei più indicati per accompagnare piatti piccanti. La Malvasia bianca di Candia, detta anche Malvasia rossa per la particolare colorazione che assume il germoglio, è coltivata un po’ in tutti i vigneti della Basilicata, con particolare diffusione nel Potentino. La difficoltà di affermazione di questo vino, che presenta qualche somiglianza con la Malvasia prodotta nel Piacentino, sta nel fatto che la produzione di vini bianchi nella montagna lucana è sempre stata modesta e Nuovi e razionali vigneti ad Acerenza, nel Potentino. Il tipo di coltura moderno ben si addice alla Malvasia del Vulture, vino asciutto e secco, con leggero sentore mandorlaceo. < La Malvasia del Vulture è vino da antipasti e minestre. La Malvasia del Vulture amabile o in versione spumante, sempre amabile, è un vino da dessert assai considerato in Basilicata. La Malvasia del Vulture tipo tranquillo si sen e a 10-12°C. Però la scelta dei vini lucani non si limita all’Aglianico del Vulture, dei Colli Lucani e alla Malvasia del Vulture. Apre il repertorio un Aglianico della Basilicata, prodotto in tutto il territorio della regione principalmente con uve del vitigno omonimo e piccole aggiunte di altre uve provenienti da vitigni rossi o bianchi (Malvasia bianca.

La cantina sociale del Metapontino produce un Barbefa duttile e vivace che rappresenta una novità per la Basilicata; il Metapontum bianco si fa invece con uve dei vitigni Malvasia bianca, Trebbiano e Moscato di Terracina. Oltre al Barbera vengono prodotti nella pianura altri vini come il Metapontum bianco, con uve dei vitigni Malvasia bianca, Trebbiano e Moscato di Terracina. Ha un colore giallo paglierino vivace, profumo leggermente aromatico dato dalla Malvasia e dalla piccola quantità di Moscato, sapore fresco e armonico. Buona accoglienza viene riservata dai consumatori anche al Rosato del Basento, che viene prodotto nel Metapontino con uve dei vitigni Negro amaro e Malvasia nera. In passato era possibile utilizzare una percentuale minima di uve a bacca bianca come il Trebbiano e la Malvasia. Cicerone (Le Tuscolane) Uva Colore Profumo Sapore Alcolicità Acidità totale Luoghi di produzione Particolarità 70 per cento Gaglioppo (localmente detta Mantonico) ; 20 per cento Mantonico bianco; per il restante 10 per cento, quasi sempre in parti eguali: Greco nero e Malvasia bianca. Pure di Scilla è una Malvasia bianca, aromatica, d’un bel colore giallo dorato, dai 13 ai 15 gradi alcolici, ottimo con il dolce e con la frutta. Si tratta del Bianco di Enotria, di uve di Greco e di Malvasia bianca, di un bel giallo paglierino, da consumarsi giovane, da pesce e da antipasto. A quest’ultimo e alla Malvasia si deve l’aroma abbastanza marcato. Il capoluogo di regione ha il proprio vino da dessert: è un prodotto che richiama alla mente la Malvasia delle Lipari e che appunto, deriva da uve di Malvasia bianca maturate sulle colline che si trovano entro il territorio comunale di Catanzaro. La denominazione più usata è quella di Malvasia di Catanzaro. Pure ridotta è la gamma in provincia di Benevento, dove vengono coltivate queste uve: Aglianico, Aleatico, Sangiovese, Montepulciano, Piedirosso, Sciascinoso, Malvasia nera, Lambnisco, Aleatico Greco, Trebbiano, Coda di Volpe, Malvasia bianca. Il vino più notevole è il Solopaca, nelle versioni bianco e rosso; il primo deriva da un uvaggio di Trebbiano toscano, Malvasia toscana e Malvasia di Candia, il secondo da Sangiovese, Aglianico, Piedirosso e Sciascinoso. Si produce con uve dei vitigni Malvasia rossa e Aglianico, sui colli che fronteggiano l’isola di Capri. I monaci che erano andati per liberare il Santo Sepolcro importarono l’uva Malvasia da piante provenienti da Cipro e la allevarono con infinite cure. Furono poi i Bizantini ad importare dalla Grecia il vitigno Malvasia: la sua uva viene infatti ancora chiamata dialettalmente Alvarega, cioè uva bianca greca. il Trebbiano, il Sangiovese, il Malvasia di Candia ed altri vitigni ancora. Si dice che il vitigno Malvasia sia antico, introdotto in Sardegna dai Bizantini che l’importarono dalla piccola città di Monembasia, sulle coste del Peloponneso; e l’ipotesi sembra confermata dal fatto che nelle antiche carte si dà all’uva il nome di «greca». Poi fu chiamata Malvasia, in omaggio alla voga che unificava sotto questo nome tutti i vini bianchi e alcolici, più o meno dolci, della penisola. «Signore pregò tra sé il poverettofa’ che malva sia!» E il Signore lascoltò: il padrone, trovatosi in bocca un liquido ignobile, lo sputò indignato gridando al suo vignaiolo: «Ma che ti viene in mente, fare un succo di malva?» e se ne andò con grande gioia del suo povero servo che volle chiamare il vino Malvasia. La Malvasia del Campidano si discosta però dalle altre, di solito indicate per chiudere il pranzo; è al contrario un vino quasi sempre asciutto, aromatico, un po’ amarognolo; si accompagna molto bene ai piatti di pesce, ai crostacei, specialmente alle squisite aragoste dei mari di Sardegna. Nei giorni più solenni in Sardegna si beve la Malvasia del Campidano. Malvasia di Bosa Uva Colore Profumo Sapore Alcolicità Acidità totale Luoghi di produzione Particolarità Il vitigno di questa aristocratica Malvasia, secondo la tradizione storica più accreditata, venne importato in Sardegna, sotto i Bizantini, da Monembasia, piccolo centro di Morea in Grecia. Poi il vitigno, localmente chiamato Alvarega, forse da Albagreca (infatti il corrispondente italiano è Bianca greca), si diffuse anche nelle attuali province di Cagliari e Oristano, dove diede vita alla Malvasia di Cagliari. Il disciplinare della Malvasia di Bosa, che regola la denominazione di origine controllata ottenuta il 21 giugno 1972, oltre al secco prevede i tipi dolce naturale, liquoroso dolce naturale e liquoroso secco o liquoroso dry, questi ultimi col tenore alcolico di 17,5 gradi e con un’acidità totale di 3,5 per mille. Con tecnica di lavorazione un po’ simile a quella dello Xeres, la Malvasia di Bosa, dopo la leggera pigiatura in assenza di bucce, viene vinificata in bianco e trattata al metabisolfito di potassio. Questo caratteristico velo non si forma affatto nella Malvasia di Cagliari, parimenti DOC ma assai diversa per qualità organolettiche dal vino bosano. Servita freddissima, a 6C, la Malvasia di Bosa non teme confronti con i migliori sherries e non di sola Sardegna: così adoperata diventa un aperitivo di gran classe, specie se il vino arriva ai 18 gradi. Sangiovese, Ciliegiolo, Montepulciano, Trebbiano toscano e Malvasia del Chianti rosso granata limpido e brillante piacente, con leggero sentore di lampone e giliacee asciutto ed equilibrato, con buona tannicità, di nerbo saldo e vinoso 12-13 gradi 5,5-6 per mille gli stessi del tipo bianco. Trebbiano toscano, come base, con aggiunte di Malvasia del Chianti, Verdicchio bianco, Verdello e Grechetto giallo paglierino, limpido e brillante .

in prevalenza Sangiovese, con aggiunta di Ciliegiolo, Gamay, Malvasia del Chianti e Trebbiano rosso granato , con lieve sentore di viola asciutto, armonico, di buon corpo e piacevolmente passante 11-12 gradi 6-7 per mille gli stessi del tipo bianco. Di pari passo con la trasformazione e razionalizzazione della coltura delle uve – tra cui predominano la Malvasia del Chianti, il Trebbiano toscano e il Sangiovese hanno proceduto anche le strutture e le attrezzature per la . Vi si trova il Verdello, ottenuto con uve di Verdicchio al 60 per cento e aggiunte di Malvasia bianca. Il bianco nasce da uve di Trebbiano con aggiunte di Malvasia e Verdello. Nasce da uve Grechetto con un pizzico di Malvasia toscana, alle quali vengono aggiunte altre piccole produzioni locali. Il bianco è prodotto con Trebbiano e Malvasia toscana. La Malvasia laziale vien detta anche puntinata perché la buccia dell’acino è cosparsa di punteggiature e macchie grige e marroni. ogni anno si tiene a Maestosi grappoli di Malvasia del Lazio, un’uva che entra nella produzione del Bianco Capena. Di questa bruttura paesaggistica i colonnesi si consolano con un buon quartarolo, termine popolare per indicare il quarto di litro, ma che, anticamente, aveva una capacità Vigneti di Malvasia e di Trebbiano nella zona di Montecompatrl Colonna, sulle dolci ondulazioni dei Castelli Romani. Non sono stati trascurati alcuni vitigni complementari, come il Ciliegiolo e la Malvasia. Il Maccarese bianco, prodotto con Malvasia di Candia, Trebbiano toscano e altre varietà minori, è considerato un vino fine da tutto pasto. Vino indubbiamente insolito, curioso e sorprendente è il Frascati rosso, che deriva da uve di Cesanese, con aggiunta di piccole quantità di uve bianche Trebbiano e Malvasia del Lazio. vitigni ritenuti validi per l’ambiente abruzzese e quindi amorosamente allevati sono: Ciliegiolo, Montepulciano, Pinot e Sangiovese (ad uva nera); e Biancame, Bombino bianco, Malvasia del Chianti. Le uve nere più diffuse sono il Montepulciano, il Ciliegiolo, il Sangiovese; tra quelle bianche si trovano invece Trebbiano, Bombino bianco e Malvasia. In sostanza: la quasi esclusiva esistenza del vitigno di Montepulciano va integrata da una più massiccia presenza di Aglianico, di Trebbiano e di Malvasia; e per i vini bianchi bisogna puntare su vitigni precoci, a frutto aromatico. Le stesse caratteristiche hanno i vini bianchi e rossi derivati dalle uve dei singoli vitigni presenti nei vigneti della regione, cioè Aglianico, Barbera, Bombino bianco, Malvasia (del Chianti); Montepulciano, Sangiovese, Trebbiano (toscano). -~ ·-,: ,, 2′,s,:’ – • , » \ Colore Profumo Sapore Alcolicità Acidità totale Luoghi di produzione Uva Colore Profumo Sapore Alcolicità Acidità totale Luoghi di produzione tipo bianco Trebbiano toscano (chiamato anche impropriamente Grieco), Malvasia toscana e Malvasia di Candia. Come uve nere sono di rilievo l’Aglianicone, l’Aleatico, il Bombino nero, il Ciliegiolo, la Malvasia nera di Basilicata, il Montepulciano e il Sangiovese. E questa la regione che produce i vini migliori della Lucania: malvasia e moscati delicatissimi, squisiti spumanti naturali, aleatici di pregio, e questo rosso Aglianico, noto tra gl’intenditori come uno dei più indicati per accompagnare piatti piccanti. 11 tipo di coltura moderno ben si addice alla Malvasia del Vulture, vino asciutto e secco, con leggero sentore mandorlaceo. La Malvasia del Vulture tipo tranquillo si serve a 10-12C. La Malvasia nera di Brindisi di Lecce, il Sangiovese. Dalle uve Negro amaro e Malvasia nera leccese si produce il Rosa del Golfo, un rosato di notevole carattere, ottenuto con il sistema di vinificazione detto a lacrima. Essa produce da molti anni l’assai noto Torre Quarto bianco, ottenuto da un uvaggio che prevede l’utilizzo del Trebbiano e della Malvasia, quasi alla pari, e con la presenza del Greco e del Bombino. L’uvaggio, invece, è composto di Bianco d’Alessano e Greco di Tufo, con aggiunta di una piccola parte di Malvasia. Il primo si avvale dell’uvaggio fondamentale dei bianchi della valle d’ltria (Verdeca e Bianco d’Alessano) ed il secondo di un sapiente dosaggio tra uve Trebbiano ed uve Malvasia. Al Negro amaro, in base a recenti indovinate esperienze enotecniche, si uniscono quantità più o meno consistenti di Malvasia nera di Lecce, con il risultato di ottenere spesso autentici gioielli enoici. Degno di particolare attenzione è il Portulano, che si produce ad Alezio, con uve Negro amaro e Malvasia nera leccese. Di uvaggio di Negro amaro sono quindi costituiti con aggiunta di porzioni più o meno rilevanti di Malvasiaquasi tutti i rossi della zona: dal Rosso di Mesagne, al Nero di Brindisi, dal Rosso del Salento a quello di Leuca. Cicerone (Le Tuscolane) 70 per cento Gaglioppo (localmente detta Mantonico); 20 per cento Mantonico bianco; per il restante 10 per cento, quasi sempre in parti eguali: Greco nero e Malvasia bianca.

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