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Il vino di Roma, da tremila anni
Il Lazio fa vino da quando esiste Roma. I Castelli Romani sono stati per secoli la “cantina” dell’Urbe, e bianchi come il Frascati accompagnano la cucina romana da generazioni.
del Vino
Roma antica e i Castelli
Già in epoca romana le colline vulcaniche dei Colli Albani fornivano vino alla capitale. I suoli di origine vulcanica, ricchi di minerali, regalano ai bianchi laziali — Frascati, Marino, Bellone — quella sapidità che li rende perfetti compagni di tavola.
Il Frascati e le trattorie romane
Per secoli il Frascati è stato il bianco di Roma per eccellenza: il vino fresco e immediato delle osterie e delle trattorie, bevuto con la cacio e pepe o l’abbacchio. Ne esiste anche la versione dolce, il Cannellino, amata dall’aristocrazia inglese del Settecento.
Il vino dei papi e l’Est! Est!! Est!!!
Il Lazio è terra di vini legati alla storia della Chiesa. La leggenda dell’Est! Est!! Est!!! di Montefiascone racconta di un servo che, in viaggio col vescovo tedesco Defuk, segnalava le migliori osterie scrivendo “Est” (c’è vino buono): a Montefiascone ne scrisse tre. Il rosso Cesanese, l’unico grande autoctono rosso laziale, era apprezzato dai papi.
Il Lazio del vino oggi
Oggi il Lazio punta sul rilancio qualitativo: il Frascati Superiore DOCG, la riscoperta di Bellone e Cesanese, e una nuova generazione di produttori che valorizzano i suoli vulcanici. Una regione che riscopre un patrimonio enologico antico quanto Roma.
I vini vulcanici dei Castelli Romani
Il segreto dei bianchi laziali è nel vulcano. I Castelli Romani sorgono sui Colli Albani, antichi crateri spenti oggi occupati dai laghi di Albano e Nemi: i loro suoli vulcanici, ricchi di potassio e minerali, regalano ai vini quella sapidità e mineralità che li rende inconfondibili. Da Frascati a Marino, da Colli Albani a Velletri, è un mosaico di denominazioni che da duemila anni dissetano Roma. Le uve protagoniste sono le Malvasie — su tutte la pregiata Malvasia Puntinata — e i Trebbiano, affiancate da autoctoni come il Bellone, che Plinio chiamava “uva pantastica”. Per secoli questi bianchi sono stati il vino quotidiano della capitale, bevuti giovani nelle osterie. Oggi una nuova generazione di produttori punta sulla longevità e sull’identità vulcanica, dimostrando che i Castelli Romani possono dare bianchi di carattere e non solo vini di pronta beva da trattoria.
Cesanese, il grande rosso del Lazio
Se il Lazio è famoso per i bianchi, il suo grande rosso ha un nome: Cesanese. Coltivato nella Ciociaria e sui Monti Ernici, a sud-est di Roma, è l’unico vitigno rosso autoctono laziale di rilievo, e il Cesanese del Piglio è diventato nel 2008 l’unica DOCG della regione. Vino di antica tradizione — si dice fosse amato dai papi e già dagli antichi Romani — il Cesanese dà rossi morbidi e profumati, dal caratteristico finale leggermente amarognolo, prodotti anche in versione amabile e dolce secondo l’uso dei Monti Ernici. Dopo decenni di oblio, il Cesanese vive oggi una vera rinascita, valorizzato da produttori che ne hanno colto il potenziale e l’identità unica. È la prova che il Lazio non è solo terra di bianchi da osteria, ma custodisce anche un rosso nobile e antico, capace di raccontare la storia enologica della campagna romana con autenticità e carattere.
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Domande Frequenti
Qual è il vino tipico di Roma?
Il Frascati, bianco fresco dei Castelli Romani, è da secoli il vino delle trattorie della capitale, perfetto con la cucina romana. Ne esiste anche la versione dolce, il Cannellino.
Cos’è l’Est! Est!! Est!!!?
È un vino bianco di Montefiascone legato a una celebre leggenda: un servo segnalava col termine ‘Est’ le osterie con buon vino lungo il viaggio del suo vescovo; a Montefiascone ne scrisse tre.
Qual è il principale vino rosso del Lazio?
Il Cesanese, l’unico grande vitigno rosso autoctono laziale, coltivato nei Colli Romani e nei Monti Ernici e storicamente apprezzato dai papi.


